Idee e proposte in un convegno a Roma per evitare il caos delle tasse

Quando, quanto e a chi pagare e per avere cosa in cambio? Forse non esiste una domanda più difficile in un Paese come l’Italia. Eppure, se a due settimane dal voto del 4 marzo ci si pone ancora lo stesso quesito, allora qualcosa non funziona proprio. Non a caso, questa mattina a Palazzo Ferrajoli, a Roma, è andato in scena il dibattito Certezza fiscale e ragolatoria, un calendario per la crescita in Italia, promosso dalla fondazione Magna Carta, presieduta da Gaetano Quagliariello (nella foto). Tra i presenti, il viceministro all’Economia, Luigi Casero e il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri.

I GUAI DEL FISCO

Il senso dell’incontro lo ha dato lo stesso padrone di casa Quagliariello, il quale sul fisco ha proposto tre obiettivi, tutti e tre irrinunciabili. Punto primo, una vera pianificazione fiscale, del tipo, quando si paga e chi deve pagare. Secondo, una semplificazione fiscale su larga scala, poche tasse ma sicure perché più sono i balzelli, più è difficile adempiere alle scadenze e, alla fine, difficile incassare per lo Stato. Terzo, basta con le tasse spot, i cosiddetti rimedi facili. Sigarette e giochi, che tramite l’aumento delle accise fruttano allo Stato risorse sicure e immediate. Oppure no.

IL BLUFF DELLE SIGARETTE

Uno studio diffuso nel corso dell’incontro cita infatti l’esempio della tassazione sui tabacchi. Da sempre considerati al pari di un bancomat per lo Stato. Eppure, sulle sigarette, il legislatore pare aver sballato i conti. A inizio 2017 infatti il tesoro aveva programmato di incassare circa 11 miliardi di euro, per poi inasprire ancora il prelievo per un totale di 85 milioni. Ma qualcosa è andato storto, e in occasione dell’ultima manovra di bilancio, il Senato ha certificato un calo del gettito di 1 miliardo. Per il 2018 invece lo Stato si aspetta un gettito di 10,7 miliardi, cifra comunque al di sotto delle stime. Ma allora perché aumentare le imposte su un mercato che non rende quanto si spera, anche perché tra restrizioni e limiti è calato nell’ultimo anno del 3,8%, evitando forme di schizofrenia fiscale?

STATI GENERALI DEL FISCO

Una proposta per cominciare a mettere ordine arriva dallo stesso paper della fondazione. Come ha spiegato Marco Spallone, docente Luiss e coordinatore del Casmef, il centro per gli studi monetari dell’Università, “è arrivato il momento di sederci tutti intorno a un tavolo per discutere di una vera pianificazione fiscale. Imprese, lavoratori, Pubblica amministrazione. Decidere dove e quando si paga, per rendere la spesa fiscale preventivabile e non modificabile nel corso d’opera”.

MODELLO TEDESCO

Un approccio che secondo Spallone dovrebbe riguardare anche il tabacco, emblema di sistemi fiscali sballati. “Sarebbe auspicabile creare un meccanismo che possa assicurare agli operatori una prevedibilità sull’ammontare delle accise al fine di condividere un orizzonte di certezza di almeno 5 anni, senza il quale è impossibile avviare ogni attività. Le imprese del settore dei tabacchi sprecano tantissime risorse per cercare di fronteggiare l’incertezza che viene dagli interventi discrezionali, mentre le istituzioni sono sottoposte molto spesso a pressione per prendere provvedimenti che poi si rivelano sbagliati, proprio a causa della spinta dell’urgenza”. D’altronde, in Germania “è stato raggiunto il traguardo di un calendario fiscale, che dà certezza alle entrate e a chi paga”.

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