Non più brigatisti, ma anarchici, no Tap e neofascisti. Ecco chi sono i nuovi estremisti in Italia monitorati dai Servizi

Il sovversivismo, rosso, nero o bianco che sia, è ancora realtà in Italia. Lo rivela la relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, l’undicesima dalla riforma del Comparto nel 2007, presentata questo martedì a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal direttore del Dis Alessandro Pansa, (nella foto). Il trend nel 2017, sostengono i Servizi, sembra quello di un ritorno della radicalizzazione politica, con la nascita di decine di nuove sigle eversive, anarchiche, neo-brigatiste ma anche di gruppi estremisti di destra. Gli episodi di violenza armata sono circoscritti, per lo più si tratta di eventi dimostrativi che non hanno fatto vittime: pacchi esplosivi, auto incendiate, attentati alle sedi di aziende. Da una parte all’altra della galassia estremista, il fenomeno migratorio mostra di avere il richiamo più forte, evidentemente per motivi opposti, all’azione contro le istituzioni e i privati. Segue, fra i gruppi della sinistra anarchica e insurrezionalista così come gli antagonisti, una profonda avversione, tradottasi a più riprese in dimostrazioni di violenza, contro investimenti come la linea Tav e soprattutto il gasdotto Tap.

L’UNIVERSO ANARCHICO

L’anno passato segna un significativo ritorno della sigla Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale (Fai-Fri), attiva da più di vent’anni, la stessa che si macchiò dell’attentato genovese del 2012 all’Ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. L’evento più preoccupante, scrivono i Servizi, è l’esplosione, rivendicata dal gruppo con la sigla “Cellula Santiago Maldonado”, di “un ordigno rudimentale avvenuta il 7 dicembre davanti alla Stazione CC Roma-San Giovanni”. L’attività del fronte anarchico è stata diretta contro gli enti, privati e istituzionali, ritenuti responsabili di una indegna gestione del fenomeno migratorio. Sul lato dell’accoglienza, a farne le spese è stata soprattutto Poste Italiane, proprietaria di Mistral Air, compagnia aerea impegnata nei rimpatri. Diversi attentati incendiari, riferiscono gli 007, si sono verificati quest’anno: è il caso di un ufficio postale a Modena il 3 aprile, alle poste di via Marmorata a Roma il 12 maggio, a Milano e Genova il 3 e 26 ottobre. Nel mirino è finita anche Eni, “colpevole” di operare in Libia: gli anarchici hanno apposto la loro firma su diversi incendi di veicoli di car sharing Enjoy e del sabotaggio di un distributore a Cremona.

LA CONVERGENZA NO TAV-NO TAP

Se il fenomeno brigatista sembra ormai confinato a una pervicace opera di propaganda volta a tramandare i “fasti” della stagione lottarmatista, condito qua e là da rimandi all’internazionalismo proletario, con una particolare avversione verso Israele ma anche la Autorità Nazionale Palestinese, preoccupa ben di più gli addetti ai lavori il fenomeno dei circuiti antagonisti. Attivo soprattutto su questioni sociali, è il caso del “Movimento per l’abitare”, il fronte antagonista “ha continuato a contraddistinguersi per una certa fluidità e per l’assenza di un percorso politico e strategico comune”. Su un’unica trincea, quella della lotta ambientalista, l’universo antagonista sembra aver trovato una forma di convivenza nella sua frammentarietà. Così si spiega la partecipazione di gruppi no-Tav alle proteste per la militarizzazione del cantiere del gasdotto Tap in Puglia. La relazione degli 007 parla di “un crescente attivismo” su questo fronte, diviso fra una componente “più movimentista”, impegnata contro l’espianto degli ulivi, e una più istituzionale, confluita nel comitato leccese di Melendugno.

L’ESTREMISMO DI DESTRA

Immigrazione, ong, Ius soli, islamofobia, assieme al sempreverde “nostalgismo fascista”, sono la benzina per le decine di nuovi gruppi di estrema destra nati nell’ultimo anno. Un fronte quantomai frammentato, diviso da personalismi e competizioni interne, che però “ha dimostrato un dinamismo crescente”, con un forte appeal sui più giovani. “Soprattutto l’iniziativa legislativa Ius soli” spiegano i Servizi, “è stata oggetto di un’accesa campagna di protesta”. A differenza del radicalismo di sinistra, all’estrema destra manca un coordinamento internazionale più strutturato. Un unico caso nel 2017: la campagna Defend Europe, un insieme di azioni di disturbo alle navi delle Ong impegnate nel Mediterraneo, qualcuna conclusasi in modo grottesco (si ricorderà l’avaria della nave C-Star, che rifiutò il supporto offerto dall’Ong Sea-Eye). Una magra consolazione per l’Italia è l’assenza di un movimento Skinhead organizzato, presente invece in molti altri Paesi europei all’insegna dell’odio contro l’Islam. Non c’è però da abbassare la guardia: secondo i Servizi, il movimentismo di estrema destra presenta “dinamiche il cui potenziale impatto sulla coesione sociale non deve essere sottovalutato”.

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