Enel, Generali, Intesa e Poste hanno animato un dibattito sui benefici dell'integrazione europea riguardo i singoli settori dell'economia, dal risparmio, all'energia, al credito

L’Italia, l’Europa e le imprese. Da un sistema industriale nazionale a uno comunitario, il passaggio non è dei più semplici, specialmente per un Paese imperniato sulla piccola e media impresa. Un dibattito andato in scena questa mattina all’Accademia dei Lincei, nel corso di un lungo convegno dal titolo Le grandi imprese italiane e l’Europa, cui hanno preso parte tra gli altri i vertici di banche (Intesa), assicurazioni (Generali), oltre che di Poste ed Enel oltre che del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Obiettivo, nell’era dei reflussi protezionisti e del post-Brexit, misurare con realismo i benefici dell’integrazione europea sui singoli settori dell’economia, dal risparmio, all’energia, al credito.

L’EUROPA E LE ASSICURAZIONI

Le prime indicazioni sulla necessità di non abbandonare il sogno integratore europeo, sono arrivate da Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali. Per il quale politiche europee più integrate “potrebbero portare molti benefici al mercato assicurativo”. Nello specifico, il mercato unico dei capitali “richiederebbe l’omogeneizzazione delle regole contabili, di governance e delle politiche fiscali e credo sia uno dei progetti da seguire con maggior intensità perchè assicurerebbe piu fonti di finanziamento e stimolerebbe la creazione di imprenditorialità giovanile”. Ma l’Europa ha anche i suoi peccati, soprattutto quando riscrive le regole di un settore (per le assicurazioni c’è Solvency II) dandone per scontato l’adeguamento delle imprese. “Passiamo metà del nostro tempo a leggere papiri giganteschi di regole e regolette che rendono a dir poco difficoltoso il nostro lavoro”.

L’EUROPA E LE BANCHE

Altro capitolo, non meno delicato del primo, il credito. Qui sono intervenute due distinte voci. Padoan e il presidente di Intesa, Gian Maria Gros-Pietro. Il primo ha posto l’accento sui meccanismi europei per le crisi bancarie, come il fiscal backstop (il blocco fiscale per i costi di salvataggio) “un meccanismo indispensabile per dare solidità all’economia europea e della zona Euro ma anche alla gestione di eventuali possibili crisi del sistema bancario che prima o poi arriveranno, come ci insegna la storia”. Diverso l’approccio di Intesa, che ha paventato operazioni di consolidamento del sistema bancario, a livello europeo, con possibili incursioni in Italia di banche estere, pronte “a fare acquisizioni”. Operazioni dalle quali rimarrà sicuramente fuori Intesa, vista la sua consistente quota di mercato che la mette tra le prime banche in Ue.

L’EUROPA E IL RISPARMIO

Anche Poste Italiane ha detto la sua sui benefici dell’integrazione, industriale o politica che sia. Per l’occasione era presente il presidente Bianca Maria Farina, che nel suo intervento ha sottolineato come “‘alleanza con Cassa (Depositi e Prestiti, ndr) è stata rinnovata di recente. E dimostra come in un contesto ancora caratterizzato da un clima di incertezze sul futuro dell’economia Poste ha indirizzato i clienti verso un risparmio gestito: ha promosso una cultura del risparmio nei confronti di una platea ampia e in precedenza estranea a questa gestione”.

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