Le economie di dati potrebbero rivelarsi persino più potenti delle economie di scala se si trova il modo di attribuire il giusto valore al buon cibo, alle brave persone e alle imprese corrette. L'analisi di Matthew Lange, Food and Health informatician presso l'Università della California

L’agricoltura e la produzione/trattamento del cibo provocano insieme il più grande impatto umano sull’ambiente, per via del consumo d’acqua, emissione di CO2, inquinamento e consumo di energia. Allo stesso tempo, la metà dei decessi nei Paesi industrializzati è associata al consumo alimentare.

Ottenere dei diritti sul cibo non potrebbe essere più importante e opportuno. Immaginiamo per un attimo come sarebbe il mondo del cibo “perfetto”: ogni cosa che mangiamo è sana, deliziosa, salutare, e ragionevolmente conveniente. Gli ingredienti e i processi che utilizziamo per produrre il cibo provengono da pratiche di coltura, di raccolta e di fabbricazione che fanno bene all’ambiente. Le persone che lavorano nella filiera alimentare vengono trattate con rispetto e hanno uno stipendio dignitoso. La maggior parte delle persone concorderebbe nell’affermare che sono tutti obiettivi auspicabili, ma come si possono ottenere?

Nella nuova èra dell’informazione, sempre più persone chiedono di sapere da dove provenga il loro cibo, come vengono prodotti i loro vestiti e come possono, con le loro spese, rendere il mondo un posto migliore. Parallelamente a questa crescente consapevolezza riguardo il ruolo del cibo nelle dinamiche salutistiche e ambientali, assistiamo a importanti cambiamenti sul fronte tecnologico.

Primo aspetto da sottolineare è l’ubiquità dei rilevatori: oggi abbiamo sensori sempre più piccoli e sempre più diffusi. Possiamo ottenere dati su qualsiasi fattore in tempo reale: come la qualità del suolo; la composizione chimica delle acque; la crescita di piante e animali. In poche parole, abbiamo più dati di quelli che riusciamo ad analizzare. Grazie al web semantico, avviene ad esempio, anche in campo agroalimentare, la trasformazione e catalogazione dei dati che l’utente immette. L’applicazione della Blockchain e dei registri contabili distribuiti consente la crescita di tecnologie capaci di immagazzinare i dati su sistemi centralizzati. Tutte le transazioni sono memorizzate in registri non modificabili. Oltre alle semplici transazioni tra le parti, vengono organizzati anche dati provenienti dai sensori, catalogati dal web semantico e poi memorizzati nella blockchain come una registrazione dello sviluppo di quel prodotto.

Allo stesso modo, sono molte le compagnie che hanno già realizzato un cloud instance (archivi dati) e lo hanno reso disponibile online dietro pagamento. Grazie all’accumulo di enormi volumi di dati, i sistemi di intelligenza artificiale e di elaborazione automatica possono individuare le tendenze, fare previsioni e suggerire alle aziende interventi da mettere in atto. Il milieu sociale sotto il quale queste diverse tecnologie stanno cominciando ad affermarsi, lascia presagire speranze e opportunità, ma anche vulnerabilità per il nostro sistema alimentare. Infatti, al Centro Ic-Foods dell’Università della California, ci auguriamo che sia possibile utilizzare le tecnologie emergenti per rendere compatibili le esigenze del business con una umanità più in salute.

Dal momento che i consumatori hanno iniziato a pretendere maggiore trasparenza e tracciabilità nel sistema alimentare, sarà vincente soltanto chi, tra i produttori e tra coloro che lavorano i prodotti alimentari, sarà capace di dimostrare inequivocabilmente metodi e ingredienti, guadagnandosi la fiducia di consumatori e stakeholder. Inoltre, questi enormi volumi di dati possono essere analizzati per fornire informazioni per recommender system agli utenti. Man mano che questo Internet of food emerge, ci aspettiamo diversi sviluppi potenziali. Gli smart system e i recommender system si baseranno su un numero crescente di dati, resi disponibili attraverso nuove interfacce e riusciranno a offrire indicazioni su quando piantare, irrigare o raccogliere; e magari suggeriranno anche le sostituzioni di ingredienti a seconda delle condizioni di salute, le caratteristiche di sapore desiderate o gli ingredienti mancanti.

Tuttavia, è necessario fare un’attenta riflessione sull’Internet nella food security. Quando si usano nell’offerta alimentare le tecnologie dell’informazione, inevitabilmente si introducono anche le vulnerabilità ad esse collegate. Come è possibile difendersi da coloro che tenteranno di hackerare l’offerta alimentare? Ogni giorno osserviamo l’aumento dell’Internet of things anche nel settore alimentare, attraverso sistemi capaci di apprendere dai dati in tempo reale, capaci di guidare trattori, fare giardinaggio e valutare il contenuto del proprio frigorifero e automaticamente ordinare gli ingredienti online. Le economie di dati potrebbero rivelarsi persino più potenti delle economie di scala se si trova il modo di attribuire il giusto valore al buon cibo, alle brave persone e alle imprese corrette

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