Tutte le minacce informatiche che attendono gli Stati Uniti nel 2018 nel documento strategico presentato dal direttore della National Intelligence americana Dan Coats

L’attivismo informatico di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord rappresenterà, nel corso del prossimo anno, la maggiore minaccia cyber per la sicurezza degli Stati Uniti d’America.

IL RAPPORTO

Il pericolo, non del tutto nuovo ma ora definitivamente delineato, emerge con chiarezza nelle circa trenta pagine del nuovo ‘Worldwide Threat Assessment of the US Intelligence Community’, documento di analisi strategica presentato dinanzi al Comitato Intelligence del Senato da Dan Coats, direttore della National Intelligence.

LO SCENARIO

Con diversi miliardi miliardi di dispositivi digitali poco sicuri collegati alla Rete e con il proliferare di attori statali (e non), sempre meglio equipaggiati per muoversi e colpire nel mondo digitale, lo spazio cibernetico è ormai un nuovo e altrettanto cruciale campo di battaglia geopolitica ed economica, due ambiti peraltro strettamente correlati. Gli ultimi anni, rileva il report, sono stati in questo senso esemplari: nel 2016 e nel 2017 sono stati presi di mira sistemi informatici delicatissimi in Ucraina e Arabia Saudita e si sono diffusi a livello globale pericolosi e deleteri attacchi basati sull’uso di malware.

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I TIMORI

Secondo l’intelligence Usa è altissimo (se non certo) il rischio che gli attori citati – sfruttando noti vantaggi offerti dal cyber spazio come il relativo basso costo delle operazioni condotte – possa puntare alla sottrazione di know-how pregiato delle compagnie americane, ma anche procedere alla cancellazione di dati importanti o al blocco di infrastrutture critiche e all’interruzione di servizi essenziali in settori nevralgici (finanza, energia, sanità, per citarne alcuni), senza contare i pericoli posti da attori non statali dediti al cyber crime, all’hacktivimo, e alla propaganda e al terrorismo nelle loro declinazioni digitali.
A preoccupare, però, si evince dal documento, sono soprattutto i piani di alcuni Paesi, che – a differenza di singoli gruppi – possono contare su organizzazione e ingenti risorse, utili a mettere in atto strategie diverse sempre più aggressive.

RUSSIA

Washington, ad esempio, prevede che Mosca condurrà nel prossimo futuro operazioni cibernetiche più audaci, tanto contro Kiev (una costante negli ultimi anni), ma anche contro gli stessi Stati Uniti (ci si aspetta che i servizi segreti russi possano continuare a sondare le infrastrutture critiche americane e alleate, nonché precisi obiettivi delle loro politica estera come la Nato).

CINA

Anche Pechino, secondo il report, continuerà ad utilizzare lo spionaggio informatico e a rafforzare le sue capacità di condurre attacchi cyber a sostegno delle priorità di sicurezza nazionale (anche se in misura minore rispetto a quanto avveniva prima degli accordi bilaterali siglati nel 2015). La maggior parte delle operazioni cibernetiche cinesi scoperte contro l’industria del Stati Uniti, si sottolinea, si concentrano su aziende della difesa, di IT e comunicazione.

IRAN E COREA DEL NORD

Enfasi viene posta, infine, anche sui pericoli derivanti dalle attività informatiche di Teheran e Pyongyang. Nel caso della prima, l’intelligence Usa ritiene che la Repubblica Islamica continuerà a spiare le reti americane ed alleate e a posizionarsi in vista di possibili futuri cyber attacchi, ma che le sue azioni saranno focalizzate in prevalenza su avversari mediorientali come Arabia Saudita e Israele. Per quanto riguarda la seconda, Washington crede che alla Nord Corea, pesantemente sanzionata, non resti che cercare nel cyber spazio nuove risorse economiche, nonché nuovi mezzi per condurre attacchi contro quelli che considera i suoi nemici.

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