Promesse elettorali? No, grazie. Meglio poche proposte “semplici”

Promesse elettorali? No, grazie. Meglio poche proposte “semplici”
Le quattro ricette suggerite da Stefano Biasoli

In vista del 4 Marzo, le promesse elettorali si sprecano. Pensione a tutti, pensione alle madri di famiglia, aiuti alle famiglie numerose, potenziamento dei centri per gli immigrati, ponte sullo stretto, Flat tax, decontribuzione per i neo assunti.

Parole, parole, parole… Miliardi di euro di spesa potenziale, ulteriore debito. Mentre Carlo Cottarelli, protagonista di un tentativo di spending review sotto Renzi (ma da Renzi cacciato, dopo pochi mesi), edita un libro dedicato a 7 sue idee per ridurre la spesa pubblica.

Chi scrive la pensa in modo diverso. L’Italia di oggi ha perso (per colpa del 1968 e di un paio di papi populisti) il senso civico e morale. Ha perso i valori che l’hanno fatta risorgere dopo la crisi disastrosa della Seconda guerra mondiale. La famiglia, il dovere (prima del piacere), il rispetto degli altri e delle idee degli altri, la solidarietà, il lavoro come occasione di riscatto e di miglioramento. Era un’Italia povera ma serena. Un’Italia che cantava; italiani che sorridevano e che si salutavano. In campagna elettorale, tante promesse, che resteranno nel limbo, passato il 4 Marzo.

Quattro osservazioni/idee sembrano (almeno a me) doverose.

Se la famiglia è in difficoltà, se la scuola è in crisi drammatica (siamo arrivati alle aggressioni agli insegnanti), se non c’è più il rispetto dei ruoli (medici picchiati nei pronto soccorsi), se la disoccupazione giovanile cresce, se un mucchio di giovani è sbandato, che fare?

PRIMA IDEA

Una cosa semplice, semplice. Ripristinare il servizio militare (o civile) obbligatorio, pagato, per 12 mesi.

A che scopo? Insegnare a questi giovani d’oggi il senso civico, la disciplina, il senso del dovere e infine un mestiere (per chi non ce l’ha o non l’ha imparato). Un servizio militar-civile a favore dei terremotati, un lavoro manuale per la rimozione delle macerie e per la ricostruzione. Un servizio militar-civile per portare nuovamente nei quartieri la presenza della Repubblica, a salvaguardia delle vecchiette e della sicurezza dei luoghi. Un servizio militar-civile per controllare il territorio e il movimento degli immigrati.  I costi sarebbero inferiori a quelli del ponte di Messina e aiuterebbero l’Italia a uscire da questa grave crisi di identità.

SECONDA IDEA

Dalla riforma sanitaria (1978) a oggi, sono passati 40 anni. L’Italia di oggi è diversa da quella del 1978. La richiesta di salute è macroscopicamente cambiata rispetto a quella di allora. Oggi la popolazione è invecchiata; oggi le prestazioni sanitarie prevalenti sono quelle ambulatoriali.

Eppure l’organizzazione sanitaria continua a poggiare fondamentalmente sul Pronto soccorso ospedaliero (e a ciò che vi è collegato) ma non esiste una organizzazione capillare di poliambulatori specialisti (h 12, per 6 giorni a settimana) interposti tra il medico di medicina generale e gli ospedali. Ciò determina ritardi nelle cure, aumento della spesa individuale (out of pocket) e disservizi. I malati brontolano e se la prendono con i sanitari. Ma chi gestisce i cup? Chi fa la regia regionale delle prestazioni ambulatoriali? Chi le contingenta?

Il tutto è aggravato dalla incapacità delle università di programmare sia la facoltà di Medicina (adeguandola alle richieste del mercato) sia le scuole di specializzazione medica. Conseguenza? Carenza drammatica di medici generici e di specialisti, attuale e futura (5-10-20 anni).

Eppure, chi ci gestisce (a livello nazionale e regionale), nulla propone in merito. Né una nuova riforma del Ssn né un reale aumento del Fsn (Fondo sanitario nazionale) oggi inferiore a quello della media Ue (rispetto al Pil) né una nuova strutturazione delle Facoltà di Medicina.

TERZA IDEA

In una Italia che invecchia, la vecchiaia andrebbe tutelata più di oggi. Come? Ad esempio detassando gradualmente le pensioni degli over 75 anni e creando un fondo per la Ltc, fondo che dovrebbe essere preceduto da una indagine nazionale sulle “gravi invalidità”, ossia sulle invalidità che portano a un netto crollo dell’autonomia individuale. Allo scopo, andrebbe organizzata una totale revisione delle invalidità attualmente concesse, per verificare quanto incida -oggi – il numero dei falsi invalidi sulla spesa assistenziale. Ovviamente, andrebbe rivista la composizione delle Commissioni di invalidità, che dovrebbero poi lavorare a tempo pieno.

QUARTA IDEA

Separazione definitiva della spesa assistenziale da quella previdenziale “pura”. Lo chiedono, da anni, le associazioni dei pensionati ed eminenti studiosi, il professor Brambilla in primis. Solo Boeri e Cazzola si mettono di traverso. Il nuovo governo metterà mano alla questione, prima che qualcuno dichiari il fallimento dell’Inps?

Ecco, invece di promettere sogni, occorrerebbe impegnarsi a risolvere concretamente questi quattro problemi, vitali, per il nostro Paese.

ultima modifica: 2018-02-18T08:00:24+00:00 da Stefano Biasioli