Dopo Menabò il leader Fim Cisl riflette sulla mancanza di connessione tra politica e Paese

C’è un pezzo di Italia fuori dai monitor della politica. Un grosso guaio. A due giorni dall’evento Menabò, organizzato e promosso da Formiche in collaborazione con Krateris Partners Advisory, Marco Bentivogli, leader dei metalmeccanici Cisl, torna su alcuni spunti del suo intervento alla kermesse romana (qui il focus).

Uno su tutti, la scarsa attitudine al realismo di una certa classe dirigente, alle prese, forse, con un radicale cambio di pelle ammesso e non concesso che si riesca ad allestire un nuovo governo. “Stiamo scivolando verso l’illusione pericolosa di poter governare nonostante il concetto di Paese. Sta venendo meno una certa mediazione sociale, dal momento che la politca sta dimostrando di aver investito sulla disintermediazione”, spiega il leader della Fim-Cisl.

Chiarito il problema, rimane il futuro. “La cosa importante è che oggi non ci si appoggi alla cultura dell’alibi, cioè che è impossibile realizzare le promesse elettorali. La politica non può mai essere o diventare il luogo dell’irresponsabilità”. Un governo Cinque Stelle-Lega? “Francamente non mi pongo il problema. Casomai mi pongo il problema di un governo che faccia le cose buone per il Paese, questo sì. Che non spazzi via il percorso fin qui effettuato”.

Poi, c’è il quotidiano, la vita nelle aziende, nella fabbrica. Che cambia, anche con l’Industria 4.0, il manifesto industriale futurista firmato da Bentivogli e Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo. “La tecnologia non è un pericolo, una fonte di disoccupazione. Anzi è la condizione per salvaguardare i posti di lavoro. Perché cambia l’ecosistema intorno alla fabbrica. Io ricordo sempre una cosa. I due Paesi più tecnologici al mondo, Corea e Giappone, hanno un tasso di disoccupazione bassissimo. Qualcosa vorrà dire”.

Condividi tramite