Il punto di Stefano Vespa sull’arresto di un egiziano affiliato all’Isis e i dettagli dell’operazione spiegati dal colonnello Pierluca Cassano, comandante della Polizia tributaria di Bari

Adesso è un po’ più chiaro perché il capo della Polizia, Franco Gabrielli, in udienza dal Papa aveva parlato di “minaccia incombente”. L’arresto di un egiziano affiliato all’Isis a Foggia presenta diversi aspetti interessanti che spiegano le modalità di diffusione del verbo jihadista e quelle di indagine. L’operazione antiterrorismo coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e condotta dalla Digos e dalla Guardia di Finanza non solo ha portato all’arresto di Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, 59 anni, egiziano con cittadinanza italiana e sposato con un’italiana, che teneva lezioni di religione ai bambini del centro culturale islamico locale, ma anche al sequestro dell’associazione culturale Al Dawa, che l’uomo presiedeva, e di alcuni conti correnti che nell’insieme dimostrerebbero una disponibilità economica sproporzionata rispetto ai redditi.

La Polizia ha arrestato l’egiziano, accusato di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e istigazione a delinquere, mentre i finanzieri del Gico di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dalla Dda nei suoi confronti come responsabile dell’associazione, considerata un centro di culto islamico. L’operazione rientra nelle indagini che l’anno scorso portarono all’arresto del militante ceceno dell’Isis Eli Bombataliev, anche lui indagato per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Le intercettazioni effettuate durante le lezioni tenute ai bambini nel centro islamico hanno dimostrato che li indottrinava al martirio, spiegando il concetto di guerra santa e mostrando video di bambini che sgozzano delle persone e ne mostrano le teste. Abdel Rahman insisteva sulla necessità di vivere isolati e di rifuggire dalle feste occidentali, che “sono maledette”, come il Natale o il Carnevale. Una decina di bambini è stata segnalata al Tribunale dei minorenni.

Sul fronte dei sequestri, tra il valore dell’immobile e la disponibilità sui conti correnti si arriva a 370mila euro, una somma eccessiva rispetto al reddito di Abdel Rahman e della moglie, Vincenza Barbarossa di 79 anni, dichiarati negli anni dal 2011 al 2017. In dettaglio, al momento del sequestro sono stati trovati 15mila euro sui conti correnti, ma la movimentazione in quei sei anni è stata di 104mila euro, una somma ingiustificabile per un soggetto ufficialmente nullatenente.

Proprio segnalazioni di operazioni sospette compiute dall’egiziano e da sua moglie hanno portato ad accertamenti mirati e l’ipotesi investigativa è che quei soldi siano il frutto della cosiddetta “zakat”, l’elemosina rituale prevista dall’Islam che in questo caso avveniva in modo poco trasparente. Versamenti anche di pochi euro, ai quali i frequentatori del centro erano in pratica costretti, e movimenti di denaro sempre al di sotto dei 1.000 euro in modo da non far scattare i controlli antiriciclaggio. Arrivare a 104mila in sei anni partendo da donazioni di cifre irrisorie spiega la vastità del “giro” controllato da Abdel Rahman. Il locale sequestrato era in affitto e si dovrà verificare anche se la proprietà era a conoscenza o meno dell’uso che ne veniva fatto.

“E’ un personaggio scaltro e l’operazione promette sicuramente sviluppi – dice a Formiche.net il colonnello Pierluca Cassano, comandante della Polizia tributaria di Bari -. C’è stata quella che possiamo chiamare una convergenza di sistema tra la Guardia di Finanza e la Digos”. Mentre le Fiamme gialle stavano verificando una serie di operazioni sospette, la Polizia proseguiva le indagini dopo l’arresto di Bombataliev attraverso intercettazioni e controlli sul web. L’egiziano da tempo inneggiava all’Isis, aveva parecchio materiale di propaganda e l’attività del centro culturale, una delle mille moschee “ufficiose” diffuse in tutta Italia, era rivolta chiaramente all’indottrinamento e al radicalismo islamico.

“E’ il primo caso di confisca per sproporzione” sottolinea il colonnello Cassano, un “precedente” che conferma come la lotta al terrorismo internazionale passa anche attraverso finanziamenti e movimenti di denaro solo apparentemente innocui. Nel corso dell’operazione sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari anche nei confronti di altre tre persone.

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