Con la transizione ormai in fase avanzata la scelta rinnovabile di Terna era la cosa giusta da fare. Giudizi positivi anche dagli analisti

Milano – Un segnale importante quello arrivato oggi da Milano con la presentazione del piano industriale di Terna, tutto o quasi in chiave rinnovabili. Anche se secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, manca ancora della strada. A Formiche.net dice la sua sulla strategia della società, improntata ad accompagnare l’Italia nella transizione energetica.

Una mossa, quella di Terna, “indispensabile, da incoraggiare, perché la rivoluzione verde in corso, che investe soprattutto il settore elettrico europeo, comporta molti costi delle reti. Le mette sotto stress e non abbiamo avuto problemi fino ad oggi solo perché siamo in continua crisi economica con poca domanda; dovesse finalmente riprendersi, allora i problemi sarebbero più gravi. Quello che sta facendo Terna è il minimo”.

Insomma, piano con il clamore, dice Tabarelli, la scelta della società era quasi obbligata. “Le rinnovabili sono a costo sempre più bassi, addirittura inferiori a quelle dei fossili, ma per funzionare hanno bisogno di servizi sulle reti, di apparecchi veloci e intelligenti, di accumuli di energia. Si tratta di dispositivi e di strutture molto costose che richiedono grandi investimenti. Ed è qua che bisogna guardare il costo nascosto delle fonti rinnovabili, che non sono gratis, perché tutti questi investimenti vanno poi pagati in tariffa, che poi finisce sulle bollette”.

Tabarelli allarga poi il discorso all’Europa ancora incapace di trovare il giusto mix tra energia pulita e risparmio in bolletta. “Bruxelles deve diventare più realista, meno ambiziosa, guardare cosa costa tutta la rivoluzione. L’Europa conta per il 9% delle emissioni di CO2 globali, ma vuole fare la prima della classe da oltre 20 anni sulla rivoluzione verde e in particolare sulle fonti elettriche rinnovabili”.

“Il risultato è che le nostre emissioni, quelle europee,  continuano a scendere, quelle delle altre aree a salire o sono ferme, mentre i nostri costi dell’elettricità sono il doppio o il triplo di quelli negli Usa o in Cina, 20 centesimi per kWh contro 6-10 nelle altre aree che competono con l’Europa. È inevitabile che le nostre imprese, quelle europee,  soffrano di peggiore competitività, che solo in parte possono compensare con più tecnologia ed più efficienza. È poi triste che all’interno di questa rivoluzione, l’anello più debole, come al solito, sia l’Italia, Paese che cresce meno, spende tanto per la rivoluzione e che si impoverisce”

Tornando a Terna, giudizi positivi, a dispetto dell’andamento negativo del titolo in Borsa, sono arrivati anche dagli analisti di Deutsche Bank. Per i quali “la società ha aumentato in modo significativo i propri investimenti nazionali mirati, annunciando al contempo e una crescita più rapida nel breve termine”. Bollino verde anche sulla politica del dividendo a 22 centesimi “previsto in aumento del 75% entro il 2020 del suo dividendo, alzando i suoi pagamenti al 75% entro tra il 2021 e il 2022: il ritmo di crescita è leggermente migliore di quanto ci aspettassimo”.

Gli esperti di Exane hanno invece puntato l’attenzione sul ruolo di Terna nella connessione con le fonti del futuro, le rinnovabili. “La società è molto ben posizionata riguardo al trend dell’integrazione dell’energia rinnovabile e della sicurezza dell’approvvigionamento (con flussi elettrici multidirezionali), della decarbonizzazione, dell’innovazione e della digitalizzazione”. Promozione anche dagli analisti di Macquarie, per i quali Terna “rimane tra le società con i più alti benefici (per gli investitori, ndr) tra le utility del Sud Europa”.

 

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