Nessuno di loro voterà contro la fiducia all’esecutivo, ma nessuno può essere certo che su alcuni provvedimenti specifici la truppa pentastellata sarà unita come una falange macedone

Ci sono anche grillini critici. Se la stragrande maggioranza del Movimento 5 Stelle è a favore dell’alleanza con la Lega e della nascita del governo insieme a Matteo Salvini, non tutti però la pensano così. In Parlamento, infatti, diversi sono i parlamentari critici verso l’alleanza, e addirittura ve ne sono pure di contrari. Voci sommesse, sussurri, ma anche posizioni più nette, chiare, da parte di esponenti del Movimento che non vedono di buon occhio l’asse con una forza sovranista e di destra. Del resto basti vedere sui social cos’era accaduto quando si è paventata per la prima volta la possibilità di un’alleanza grillo-leghista. Molti militanti si erano sfogati su Facebook, Twitter, ma soprattutto sul Blog delle Stelle e su quello di Beppe Grillo, per esprimere il loro disappunto. Ed è proprio di queste obiezioni che alcuni parlamentari si fanno portavoce anche all’interno delle istituzioni. La maggior parte di loro si concentra in Senato, ovvero il luogo dove la maggioranza è più a rischio: a fronte di una maggioranza assoluta di 161 senatori, il governo giallo-verde può contare su 167, ovvero solo 6 senatori in più. Per questo motivo i grillini critici potrebbero mettere in seria difficoltà il nascituro governo di Giuseppe Conte.

Intendiamoci, nessuno di loro voterà contro la fiducia all’esecutivo, ma nessuno può essere certo che su alcuni provvedimenti specifici la truppa pentastellata sarà unita come una falange macedone.

La prima voce critica è quella di Paola Nugnes. “Personalmente avrei preferito restare all’opposizione e andare al governo più avanti, quando la situazione sarebbe stata più congeniale. Voterò la fiducia, poi vedremo sul resto. Ma avrei espresso la stesse perplessità anche in caso di alleanza col Pd”, afferma Nugnes in un’intervista al Corriere. A Palazzo Madama non è l’unica: altre voci critiche sono quelle di Ugo Grassi, Virginia La Mura, Vilma Moronese, Maria Domenica Castellone. Saverio De Bonis, invece, ha attaccato Salvini per l’interesse leghista nei confronti del ministero dell’Agricoltura. “Anni fa la Lega ne chiedeva la soppressione, oggi invece reclamano quel dicastero. Qualcosa non torna…”, ha detto il senatore. Gianmarco Corbetta, invece, da tempo è schierato contro la realizzazione dell’autostrada Varese-Bergamo, tanto cara agli amministratori lombardi del Carroccio. Ma pure Alessandra Maiorino e Matteo Mantero in passato si sono contraddistinti per posizioni lontane da quelle espresse dal neo alleato padano: Mantero, per esempio, nella scorsa legislatura ha scritto la legge sul biotestamento, non certamente tra le priorità di Salvini. Poi c’è anche Gianluca Ferrara, che di fronte alle trattative ha espresso tutte le sue perplessità. “Sono favorevole a un dialogo per sbloccare la situazione e dare un governo all’Italia, ma di fronte a certi politici di professione temo che anche la sottoscrizione di un contratto sarà come mescolare un buon whiskey d’annata con mezzo litro d’acqua”, ha fatto sapere Ferrara, riferendosi ai passi indietro fatti sul programma iniziale dei 5 Stelle.

Ma ci sono altri due senatori di un certo peso che staranno con il fucile puntato. Il primo è Nicola Morra, rappresentante dell’ortodossia grillina, che ha invitato Beppe Grillo a essere “presente e vigile” verso ciò che sta accadendo, ma anche a “fare proposte”. L’altro è Elio Lannutti, un tempo vicino ad Antonio Di Pietro, ora arrivato in Senato con i 5 Stelle. “Leggo nomi estranei a principi e valori, cariatidi, lestofanti del potere marcio e corrotto, legati a cricche, logge coperte, grembiulini e manutengoli del potere che ho combattuto per 30 anni. Spero di sbagliarmi, ma se così fosse sarebbe una tragedia, la fine di un sogno”, il suo commento nei giorni scorsi davanti ai nomi che circolano come possibili ministri del governo giallo-verde.

Insomma, Di Maio in Senato avrà le sue gatte da pelare. Non dimenticando che proprio qui, a Palazzo Madama, nella passata legislatura, di 53 eletti furono in 15 a lasciare il Movimento, molti dei quali espulsi. All’epoca, però, l’M5S era all’opposizione, oggi invece sta al governo e, specie in Senato, non può permettersi defezioni. “Volete scommettere che adesso prima di espellere un parlamentare Di Maio e Grillo ci penseranno non una ma cento volte…?”, fa notare una fonte vicina ai pentastellati, ricordando invece come, tra il 2014 e il 2015, a un certo punto le espulsioni piovevano a catinelle.

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