Nello scacchiere della politica internazionale da sempre l'Italia ha una collocazione e alleanze storiche quanto meno non compatibili con l'imprudente politica filo-Putin della Lega. Conversazione con il vicedirettore del Corriere della Sera

“L’Italia è più che mai un vaso di coccio nella politica internazionale”. Riassume così l’attuale politica estera italiana il vicedirettore del Corriere della Sera, Antonio Polito, raggiunto telefonicamente da Formiche.net. La sensazione diffusa è che, dopo un primo anno di assestamento, l’amministrazione Trump, rinvigorita dagli ultimi sviluppi sul dossier coreano, sia decisa a effettuare un cambio di passo, chiamando a raccolta i partner occidentali. Non a caso, Macron vola a Washington per mostrarsi al mondo come partner privilegiato degli Usa e qualche giorno dopo il nuovo segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, intervenuto a Bruxelles al summit dei ministeri degli esteri Nato, istruisce i partner europei sull’importanza dell’alleanza atlantica, non risparmiando critiche ai “free riders” che troppo poco contribuiscono all’architettura di sicurezza euro-americana. L’Italia, ancora bloccata nel pantano post-elettorale, rischia di pagare a caro prezzo la sua assenza da ogni tavolo che conta.

Direttore, negli ultimi mesi l’Italia sulla politica estera ha balbettato, tra tentazioni filo-russe e assenza di peso diplomatico in Europa e in generale sulla scena internazionale…

Non c’è dubbio che in questo momento l’Italia sia fuori dai radar della politica internazionale, per via innanzitutto dell’incertezza politica, del fatto che non c’è un governo ma soprattutto perché all’estero non si capisce la direzione che prenderà il nuovo governo, qual è la forza centrale della nuova direzione politica. I 5 Stelle, il cdx a guida Salvini, c’è ancora un presidente del Consiglio appartenente a un’altra era politica, un ministro degli esteri che non è neanche più parlamentare, un commissario europeo per la politica estera che non sa se gode della fiducia del nuovo governo italiano. Non abbiamo presidenti delle commissioni estere di Camera e Senato, oggettivamente fuori dal giro. Sarebbe persino presuntuoso presumere l’esistenza stessa di una politica estera italiana in questo momento.

Però all’inevitabile incertezza politica legata allo stallo delle consultazioni si aggiunge quella relativa ai programmi dei partiti politici usciti “vincitori” dal 4 Marzo.

Esatto, c’è senz’altro un elemento di imprevedibilità nella politica estera delle due forze che sono emerse. La Lega perché dimostra con un entusiasmo forse degno di miglior causa e forse anche un po’ imprudente una politica filo-Putin non compatibile con la collocazione internazionale e con le alleanze storiche dell’Italia. L’Italia, come d’altronde l’Europa stessa, è sempre stato un Paese che ha sempre svolto un ruolo di trait-d’union tra gli Usa, l’Alleanza Atlantica e la Russia dopo la caduta del regime comunista, ma una cosa è svolgere un ruolo di dialogo, sul modello di Pratica di Mare, un’altra è avere una posizione pregiudizialmente fio-russa come quella che dimostra Salvini di avere e che con un ò di ingenuità ha esplicitato in occasione dell’attacco militare di Usa, Gran Bretagna e Francia alla Siria. È sicuramente un fatto nuovo della politica estera italiana che non è stato ancora valutato nel resto del mondo. Certamente sarebbe molto difficile per l’Italia mantenere a queste condizioni la sua attuale collocazione internazionale. Non è un caso che persino Berlusconi sia immediatamente intervenuto per correggerlo e frenarlo, pur essendo un amico personale di Putin, perché ha chiarissimo che un cdx che si candida a guidare il Paese con queste posizioni di politica estera sarebbe quantomeno molto sui generis.

Più difficile invece è capire la posizione dei 5 Stelle su questi temi..

I 5 Stelle non hanno una politica, tantomeno una politica estera. Tanto è vero che anche nella formazione del governo loro dicono che non fanno alleanze politiche e fanno solo contratti. Se allora guardiamo ai loro contratti per capire la loro posizione di politica internazionale notiamo un cambiamento radicale in pochi mesi, da posizioni anti-Nato e anti Ue a posizioni corrette e fortemente occidentali, pro-Nato e pro-Europa. Questo è un atteggiamento furbo di Di Maio, perché è chiaro che se ti vuoi candidare a guidare un Paese come l’Italia non puoi che fare così, però è chiaro che lascia anche aperti dei sospetti sulla solidità di questa nuova posizione. Insomma, entrambe le maggiori forze hanno all’interno profonde contraddizioni sulla politica estera e internazionale del Paese, oggi l’Italia è più che mai un vaso di coccio nella politica internazionale.

Mentre l’Italia riflette da che parte stare, c’è chi, come Macron, si pone come partner privilegiato di Trump in Europa.

Macron non direi che ha parlato a nome dell’Europa, anche perché noi non sappiamo oggi cosa sia l’Europa. Macron sta rilanciando una politica di protagonismo della Francia sulla scena internazionale, con atteggiamenti da grande potenza. Lo ha dimostrato nel caso della Siria, intervenendo a fianco degli Usa e operando un cambiamento radicale se si pensa all’opposizione francese all’intervento di Bush junior in Iraq, ed è intervenuto mentre le Germania rimaneva su posizione più fredde. Allo stesso modo la visita di Macron è stata una visita presidenziale, sono gli unici due presidenti mondo occidentale, personalità elette direttamente dal popolo. Macron ha sfruttato in pieno questa sua posizione per presentarsi da pari a pari e per mettersi dalla parte dell’occidenti con molta nettezza. Ribadendo anche delle posizioni critiche sul rapporto di Trump con l’Ue, sui dazi e sull’accordo sul nucleare iraniano dove ha tentato di frenare Trump e renderlo più amico dell’Europa. Tutti questi atteggiamenti di Macron non portano a un rafforzamento della politica estera europea, perché sono condotti in prima persona, sono fatti a nome della Francia e non sono trattati o concordati con i partner europei.

È ora che l’Europa cambi approccio verso l’attuale amministrazione americana?

Le posizioni di Macron sono utili proprio a questo scopo, per stabilire un rapporto con un’amministrazione americana che funziona meglio dopo le incertezze del primo anno e soprattutto comincia a incassare qualche successo internazionale, come in Corea. La politica aggressiva americana in Corea ha funzionato, avere un atteggiamento sdegnoso nei confronti degli Stati Uniti di Trump oggi è abbastanza sciocco, e Macron lo ha capito.

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