Di Maio condivide un aggiornamento del codice mentre il numero uno dell'Anac punta il dito contro la scarsa preparazione di certa Pa sui bandi. Ma alla fine la conclusione è una sola, così non si può andare avanti

Il problema è di quelli antichi, storici, almeno per l’Italia. Gli appalti. Troppo spesso imbuti che inghiottono interi progetti i quali finiscono per rimanere solo sulla carta. Basta dare un’occhiata agli archivi dei Tar per accorgersi di quanti appalti sono sospesi o bloccati per questo o quel cavillo burocratico, quando non c’è un’infiltrazione criminale di qualche clan. E alla fine l’Italia rimane ferma, privata delle sue opere essenziali.

Meno male che proprio questa mattina il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, intervenendo all’assemblea di Confartigianato si è detto “d’accordissimo” con la necessità di modificare il codice degli appalti, entrato in vigore due anni fa, sulla cui applicazione vigila l’Anac di Raffaele Cantone (nella foto).

E proprio di appalti e di tribunali intasati ma anche di necessità di semplificare le attuali regole si è parlato questo pomeriggio presso la Corte dei conti, in occasione del convegno Regolazione e mercato negli appalti pubblici tra forma e sostanza, alla quale hanno partecipato, oltre allo stesso Cantone, il docente di diritto amministrativo Gennaro Terracciano, il presidente di Italferr (gruppo Ferrovie), Riccardo Maria Monti e il notaio Roberto Dante Cogliandro, che per l’occasione ha presentato il volume-guida L’avvalimento, profili interdisciplinari, con la prefazione di Cantone.

Lo stesso Cantone ha ammesso che qualcosa nel codice degli appalti non quadra. “Sicuramente c’è un problema di regolazione e di scelte, queste ultime legate ai contesti in cui vengono effettuate dalle amministrazioni locali. Se a queste si dà mano completamente libera, un potere discrezionale forte, si rischia di avere dei problemi nelle singole procedure di appalto. Credo che ci sia un problema nelle amministrazioni che riguarda la formazione. Gli uomini vanno formati e non si può pensare che dall’oggi al domani con il codice si passi da una velocità di una cinquecento a quella di una Ferrari”.

Secondo Monti, a capo della controllata di Fs, Italferr, “non servono altre leggi, non se ne può più. Una soluzione semmai sarebbe semplificare un sistema, quello degli appalti, che vale quasi il 9% del Pil. Eppure, per esempio, molte gare sono oggi bloccate dalla gara per la progettazione, che spesso è stato usato in modo inappropriato. E cioè è stata fatta una gara per la progettazione quando per l’appalto servivano quattro specifiche semplici semplici”. A conti fatti per il manager Italferr, che ha appena redatto un libro manifesto per il rilancio del Sud, “non possiamo permetterci un sistema così articolato. Oggi le parole d’ordine sono semplificazione e formazione”.

 

 

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