Carmelo Barbagallo è stato rieletto segretario generale della Uil. Si conclude così il diciassettesimo Congresso della Confederazione sindacale. Il leader sindacale era stato eletto alla guida della Uil il 21 novembre del 2014.

L’ESITO CONGRESSUALE

Il mandato affidato al segretario generale dalla platea congressuale è quello di realizzare, insieme a Cgil e Cisl, una piattaforma per lo sviluppo da sottoporre al confronto con il Governo e con le parti datoriali. Tra i punti del piano in questione lo sviluppo degli investimenti, il rilancio della produttività, la valorizzazione della partecipazione, la riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, la flessibilità del sistema previdenziale per dare in tal senso prospettive ai più giovani. Il vicepremier Luigi Di Maio è intervenuto ieri ai lavori congressuali e Barbagallo ha espresso parole di compiacimento nei suoi confronti: “Le sue aperture – ha sostenuto – sono importanti per il Sindacato. Abbiamo avuto una dimostrazione di buona volontà, non tutte le idee espresse sono chiare, però vogliamo confrontarci”. Il capo della Uil è tornato con il pensiero ai suoi ultimi anni di guida sindacale. “Quattro anni fa – ha detto nel corso di un’intervista a Uil Tv – è stata sostenuta l’idea secondo cui i corpi intermedi fossero inutili. Poi è passato il tempo e, di recente, siamo riusciti a fare gli accordi sia con il governo Renzi sia con il governo Gentiloni. Ora dovremo fare gli accordi anche con il governo Conte. Noi siamo sempre disponibili a dare una mano nel merito delle questioni, non facendoci mai fuorviare dalla propaganda, che va bene per le campagne elettorali, ma non per risolvere le questioni”.

LA BIOGRAFIA DEL LEADER SINDACALE

Sposato, con due figli, ha iniziato a lavorare all’età di otto anni. La dote che tutti gli riconoscono è quella di saper ascoltare tutti quelli che gli si rivolgono. Dopo cinque anni di lavoro minorile, un anno di lavoro nero e tre mesi di apprendistato, finalmente viene assunto con contratto regolare in una concessionaria d’auto. Comincia così un periodo lungo quindici anni in cui, cambiando più volte mestiere, acquisisce una grande esperienza del mondo del lavoro e dei difficili e conflittuali rapporti tra padrone e operaio.

Da un negozio di barbiere a un pastificio, da una cooperativa ittica a un magazzino di smistamento postale, Barbagallo approda, infine, alla Fiat di Termini Imerese, la cittadina siciliana in cui è nato. Quello stabilimento diventa per lui, operaio specializzato, la fucina in cui si forgia all’attività sindacale. Lì inizia il suo percorso che, da delegato, lo porterà sino alla carica di Segretario generale della Uil Sicilia.

Esercita questo ruolo con grande senso di responsabilità e le sue battaglie civili, in difesa della legalità, lo rendono un bersaglio della mafia. In particolare, dopo parole di verità pronunciate in occasione dei funerali del suo amico sindacalista della Uil, Domenico Geraci, assassinato a Caccamo nel 1998, viene fatto segno di gravissimi atti intimidatori. Nel giugno del 2000, con Luigi Angeletti segretario generale, Barbagallo viene eletto in segreteria confederale nazionale con delega all’organizzazione. In questa veste, a partire dalla Conferenza nazionale di Bellaria del 2012, ha ideato, progettato e avviato la riforma organizzativa della Uil, la cui completa attuazione è destinata a generare la nascita di un più snello ed efficiente “Sindacato a rete”.

A gennaio del 2014, il Consiglio confederale lo elegge segretario generale aggiunto. A fine novembre del 2014 la sua prima elezione a leader della Uil.

L’UNITÀ DEL SINDACATO

Carmelo Barbagallo si è contraddistinto soprattutto per il sostegno all’unità sindacale, perché rappresenta la condizione ottimale per determinare risultati importanti in una fase di crisi. Anche per questo invita spesso a rispolverare, e lo ha fatto anche nel corso di questo Congresso, il patto federativo con Cgil e Cisl del 1972. Un’intesa che va però riammodernata, dato il contesto attuale. “Stabiliamo insieme – ha spiegato – che gli organismi unitari abbiano una composizione non paritetica, come era a suo tempo, bensì proporzionale all’effettivo livello di rappresentanza di ciascuna delle tre organizzazioni sindacali. Individuiamo, poi, i temi su cui assumere decisioni unitariamente vincolanti, stabilendo che nessuno abbia il diritto di veto e nessuno, singolarmente, la maggioranza assoluta”.

Insomma, il dogma sindacale dell’era di Barbagallo poggia sul motto “Uniti, si vince”. I prossimi quattro anni del suo mandato saranno orientati verso questa direzione.

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