Dagli Stati Uniti è dipesa l'entrata dell'Italia nel G7 e nei vari gruppi di contatto che determinano la politica europea. Il sostegno russo non può, beninteso, sostituire quello americano. È però un valore aggiunto

Nel suo incontro del 26 giugno scorso a Mosca, il Consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente Donald Trump ha concordato con Vladimir Putin – che nell’incontro era accompagnato dai suoi ministri degli esteri e della difesa – un summit bilaterale fra i due presidenti. Sarà tenuto in una località terza, Helsinki, il prossimo mese. Non se ne conosce l’agenda. Verosimilmente, sarà aperta e riguarderà tutti i problemi aperti fra i due Paesi. I due presidenti vorranno certo attenuare l’ostilità esistente. È la terza volta, dopo gli incontri avvenuti durante la riunione del G20 ad Amburgo lo scorso anno, che Trump e Putin si incontrano faccia a faccia.

I rapporti fra Washington e Mosca, che entrambe le capitali hanno affermato di voler migliorare, sono ai minimi storici, dopo il breve idillio seguito all’elezione del nuovo presidente americano. Sono tornati a come erano dopo la rivolta Maiden in Ucraina, sostenuta troppo apertamente dagli Usa, e dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia. Mai come oggi le opinioni pubbliche dei due Paesi registrano opinioni reciproche tanto negative.

Sul ritardo di un incontro diretto fra Trump e Putin ha certamente influito il Russiagate, con le accuse rivolte alla Russia di aver pesantemente interferito sulle elezioni americane. Trump, che ne sarebbe stato grandemente avvantaggiato, non poteva fare nessuna “apertura” e tantomeno qualche concessione, indipendentemente da quanto Putin gli avrebbe concesso in cambio, poiché sarebbe stato accusato dall’opposizione democratica, e anche da molti esponenti repubblicani, di dover “compensare” Putin per il sostegno ricevuto. Avrebbe anche suscitato critiche dagli alleati degli Usa, in particolare dagli europei centrorientali, preoccupati dalla accresciuta aggressività di Mosca e timorosi dell’attenuazione della protezione americana, essenziale per la loro sicurezza. Consapevoli dell’importanza che il Cremlino ha per i nuovi equilibri strategici nelle sezione settentrionale del sistema Asia-Pacifico, temono che esso venga egemonizzato dalla Cina dal momento che per loro è praticamente impossibile cercare accordi diretti con il Cremlino, così come stanno facendo il Giappone e la Corea del Sud.

Le motivazioni del summit sono chiare. La Russia, per non cadere nell’orbita cinese, deve migliorare i rapporti con l’Europa, in particolare con la Germania. Può farlo solo se gli Usa non si oppongono. Il Summit russo-americano potrebbe sbloccare la situazione. Per gli Usa, sembrerebbe, anche su consiglio diretto di Henry Kissinger a Trump, un’intesa con la Russia è essenziale. Gli Usa, pur continuando a possedere una grande superiorità globale in molti dei settori che contano, non hanno più l’egemonia del secolo scorso. La potenza economica e militare cinese l’ha ormai erosa. L’ideale per loro sarebbe separare la Russia dalla Cina, forse in attesa che l’India, sempre più legata all’Occidente, possa competere con Pechino. Questo spiega la proposta di Trump al G7, appoggiata dalla sola Italia, di riammettere la Russia al gruppo, ritrasformandolo in G8.

Un’intesa fra Mosca e Washington – o almeno l’attenuazione del loro contenzioso – è importante anche per l’Italia. Il “governo gialloverde” si è già sbilanciato. Il tasto su cui preme di più è quello economico. Certamente esso ha un peso. Il nostro Paese è il secondo esportatore dell’Ue verso la Russia. Le nostre macchine utensili hanno avuto un successo rilevante, ben più del settore agricolo-alimentare che raggiunge a stento il 5% del totale del nostro export. Anche le sanzioni imposte alla Russia non hanno un peso determinante. Le nostre esportazioni verso la Russia sono cresciute fra il 2016 e il 2017 di oltre il 10%. Le ragioni, a parer mio, sono politiche, interne all’Ue, dove rischiamo di essere marginalizzati dalla “furia napoleonica” di Macron.

Nel suo incontro con Trump, previsto per il 30 luglio prossimo, il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte, riaffermerà i rapporti di amicizia e collaborazione fra l’Italia e gli Usa, che sono stati finora i nostri principali sponsor geopolitici. Da essi è dipesa la nostra entrata nel G7 e nei vari gruppi di contatto che determinano la politica europea. Il sostegno russo non può, beninteso, sostituire quello americano. È però un valore aggiunto, che ci sarà estremamente utile nei tempi procellosi che ci attendono, nei rapporti con altri europei, a cui rimarremo però uniti. Il successo del Summit tra Trump e Putin corrisponde, comunque, all’interesse nazionale italiano.

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