Il Centro studi di Viale dell'Astronomia certifica la crescita a ritmo lento del Paese. Intanto Bankitalia fa notare come a maggio gli investitori esteri abbiano ridotto la propria esposizione sui titoli italiani di 33 miliardi

L’Italia rallenta e mostra di avere ancora il fiato corto. Almeno secondo i dati diffusi ieri da Confindustria. La produzione industriale italiana è cresciuta a maggio (+0,7%), recuperando in parte il calo di aprile (-1,3%). Ora, con l’ulteriore risalita stimata per giugno, nel trimestre l’attività “risulterebbe stagnante”, dice Confindustria.

Ciò è coerente con la flessione della fiducia delle imprese manifatturiere e punta a un rallentamento del Pil nel secondo trimestre, in linea con lo scenario del Centro studi di Confindustria. “Per i mesi estivi, gli indicatori congiunturali convergono su giudizi non brillanti, preannunciando crescita ancora contenuta”. Insomma, si rischia di perdere il passo e poi di dover ricominciare tutto daccapo.

Ancora, l’export italiano è diminuito ancora fino a maggio mentre la domanda interna è fiacca con gli investimenti che potrebbero recuperare. I consumi rischiano un ulteriore indebolimento legato a una possibile risalita del tasso di risparmio. La crescita dell’occupazione ha un passo altalenante, ma scalerà di nuovo marcia in estate stando alle attese meno favorevoli delle imprese. E i mercati? Per Confindustria restano in attesa con il rendimento del Btp decennale che si è stabilizzato come lo spread sul Bund. Non che nel resto del mondo vada granché meglio.

Il Pil globale, secondo Confindustria, cresce a buoni ritmi ma con segni di rallentamento in alcuni Paesi e rischi al ribasso in aumento legati soprattutto ai dazi commerciali. In particolare, l’eurozona sembra aver ripreso un po’ di slancio, spinta ancora dalla Bce.

Tornando all’Italia, il vero rischio però sembra essere un altro. Quello della scarsa fiducia degli investitori esteri verso l’Italia. Ieri mattina Bankitalia ha diffuso il rapporto sulla bilancia dei pagamenti e sulla posizione patrimoniale dell’Italia all’estero, cioè quanti titoli pubblici hanno in mano gli investitori esteri. Ebbene, secondo Renato Brunetta “Banca d’Italia ha rilevato come, nello scorso mese di maggio, gli investitori esteri abbiano ridotto la loro posizione sui titoli di Stato italiani per la cifra record di -33,4 miliardi di euro. Il motivo di questa svendita è dovuto alle incertezze politiche che si sono create per via dell’avvento del governo Lega-Movimento Cinque Stelle”.

In particolare, secondo Brunetta, “le scelte dei grandi investitori stranieri sono state condizionate dalle continue dichiarazioni di noti esponenti del governo gialloverde. L’atteggiamento anti mercato e anti europeista del nuovo esecutivo ha evidentemente spaventato i grandi investitori stranieri, che sono fuggiti dai nostri titoli di Stato. La quota dei BTP in mano a investitori esteri è scesa in 10 anni dal 50 al 40%, sintomo evidente dell’allontanamento della grande finanza internazionale dal debito italiano, reputato ormai troppo rischioso. Se il mercato dei titoli di Stato non è crollato, a seguito di questa ondata di vendite, è soltanto per il fatto che questi sono stati acquistati in massa dalle banche e dalle assicurazioni italiane”.

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