L'editoriale di Antonello Di Mario, direttore di "Fabbrica società", il giornale della Uilm nazionale che sarà on line martedì 31 luglio

La scomparsa così rapida di Sergio Marchionne annichilisce. Soprattutto per il potere che ha caratterizzato quest’uomo sulla scena internazionale e che così repentinamente è svanito.

La precarietà della vita unisce i destini dell’uomo forte e di quello debole.
Antonio Socci, giornalista, a questo riguardo, ha citato, in un toccante articolo,un salmo della Bibbia: “Come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce.Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce”.

Ecco perché il senso della precarietà dell’esistenza significa l’inizio della sapienza che induce a far bene ogni cosa immaginata, ragionata, realizzata. Così dovrebbe essere, anche se spesso, per oggettivi limiti umani, non va così.

Nel caso che ci riguarda, siamo consapevoli, che al mondo dell’industria uomini come Marchionne hanno garantito innovazione e sviluppo anche attraverso un confronto con la parte sindacale che ha determinato una modernizzazione ed una crescita riformista del sindacato stesso.

La partecipazione e la condivisione di obiettivi e di risultati tra imprese e sindacati può aiutare il Paese a crescere e ad uscire dalla crisi. Solo dove ci sono fabbriche che funzionano, con adeguati livelli produttivi ed occupazionali, si possono garantire diritti e tutele.

E se questo circolo virtuoso esiste, lo si può fortificare attraverso investimenti pubblici e privati a sostegno di infrastrutture materiali ed immateriali di cui ha tanto bisogno l’industria italiana e soprattutto quella manifatturiera.

È quanto ha imparato, negli ultimi diciotto anni, chi scrive, stando dalla parte del sindacato metalmeccanico e raccontandone da queste colonne le alterne vicende.

In quest’ultimo editoriale sarebbe stato bello raccontare altri aneddoti, storie, persone, gioie e dolori. Ma lo spazio e’ quello che è ed oggi e’ giunto il tempo del congedo.

Il sindacato della Uilm va ringraziato per quel che è stato: dal 2001 il sottoscritto è riuscito a lavorare con libertà di pensiero e con la giusta autonomia d’azione: dai rinnovi contrattuali senza la Fiom, al piano “Fabbrica-Italia” con la nascente Fca, alla ritrovata unità sindacale tra i metalmeccanici.

La sintesi di tutto questo tempo è ben descritta in un passaggio della lettera di San Paolo a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.

È andata proprio così, perché come l’erba sono i giorni dell’uomo.

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