Davide Casaleggio e il pericolo di una democrazia senza limiti

Davide Casaleggio e il pericolo di una democrazia senza limiti
Se ci pronunciamo contro l’organo legislativo, cerchiamo di studiare le dottrine politiche, la storia e i sistemi costituzionali. Il commento di Benedetto Ippolito

I giornali di oggi hanno visto la comparsa di innumerevoli editoriali, dediti a commentare le parole che Davide Casaleggio ha espresso pubblicamente a proposito della democrazia, consegnate al quotidiano La Verità.

Conviene leggerne un estratto: “Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”.

Di per sé non si tratta di affermazioni clamorosamente scandalose: in passato, infatti, ne abbiamo sentite e lette perfino di peggiori. In questo caso, però, emerge un punto di vista interessante che riguarda l’intero assetto politico della nostra democrazia, dato che il M5S è il partito di maggioranza relativa in Parlamento, è il primo socio azionista del governo Conte e ha un legame molto forte e diretto con l’associazione di cui l’intervistato è capo indiscusso.

La prima osservazione è che molte delle reazioni negative, in particolare quella di giuristi ed editorialisti di area progressista, hanno concentrato le proprie perplessità su argomenti di carattere costituzionale, Giovanni Maria Flick, o relativi all’importanza del principio di rappresentatività democratica che gli organi dello Stato, in specie il Parlamento, posseggono, come Ezio Mauro. Sono tutte analisi valide, naturalmente, sebbene si muovano in un orizzonte che per tanto tempo si è espresso culturalmente in modo freddo verso la democrazia diretta, espressione della volontà stessa dei cittadini, con una sensibilità scarsamente favorevole al decisionismo popolare.

Perciò non sembrano essere delle critiche in grado di convincere fino in fondo, potendo perfino avvalorare in modo fortuito e fuorviante il ragionamento esposto da Casaleggio. Lo riassumo così: “È chiaro che siete contrari alla rivoluzione della democrazia informatica perché siete sempre stati ostili alla democrazia diretta e favorevoli alla sola sovranità costituzionale delle élite”.

Difficile dargli torto, in tal caso. Viceversa, il ragionamento di Casaleggio è sbagliato e pericoloso sul piano sostanziale, tanto quanto quello dei detrattori di sinistra discutibile e scarsamente convincente sul piano generale.

Cerchiamo di venirne a capo. Il punto non è se siamo o non siamo favorevoli ad istituzioni che sappiano essere emanazione rapida e immediata del volere dei cittadini, ma il modo e la forma con cui tale trasferimento di delega politica può essere garantito per il bene comune (che non è il bene di una minoranza o di una maggioranza). Sebbene, infatti, vi sia una parte dei Grillini convinta che l’idea di Jean-Jacques Rousseau sulla “volontà generale” sia la più alta forma di democrazia, in realtà da quelle idee radicali, contenute nel “Contratto sociale” del filosofo ginevrino, sono venute fuori prima una dittatura rivoluzionaria giacobina, poi la tirannide imperiale napoleonica, frammezzate – prima, durante e dopo – da tanto caos, terrore, morte e violenze disumane.

Stiamo attenti quando parliamo di queste cose! E soprattutto, se ci pronunciamo contro l’organo legislativo, cerchiamo di studiare le dottrine politiche, la storia e i sistemi costituzionali prima di fare asserzioni tanto perniciose da apparire grottesche e ridicole. Anche perché se non vi fosse il sospetto plumbeo e drammatico che tanti parlamentari la pensino esattamente come Casaleggio, potremmo limitarci ad una sonora e crassa risata, invece è un dovere, in questo caso, blasfemare ciò che egli evidentemente ignora del tutto.

Un sistema democratico si differenzia dagli altri (aristocrazia e monarchia) non perché la sovranità appartenga a tutto il corpo politico della nazione, ma perché è la maggioranza a determinare chi governa. Per questo già gli Antichi sapevano molto bene non soltanto che è necessaria una costituzione affinché governare sia legittimo, ma che una maggioranza diventa una tirannide autocratica proprio quando il parziale potere di cui essa è detentrice non conosce limiti ed è esercitato in esclusiva e nel proprio interesse assoluto.

Anzi, il rischio della dittatura è molto più grave in una democrazia che in una monarchia. Il tiranno solo, infatti, ha contro il suo potere dispotico l’intera maggioranza del popolo, mentre la dittatura democratica produce sempre l’eliminazione della minoranza e un’estensione infinita del potere, cosa regolarmente avvenuta sia con il Comunismo sovietico e sia con il Nazismo e il Fascismo. Non era la mancanza di consenso che ha generato quelle dittature, ma l’assolutezza senza limiti del potere di coloro che si ritenevano incarnazione diretta, quindi non rappresentativa, della sovranità popolare stessa, al di fuori e al di sopra della legge.

All’opposto, come la grande esperienza storica e dottrinale della politica americana, nonché anglosassone, insegna, il bene comune e la sovranità nazionale implicano non soltanto che il popolo decida chi comanda e legifera, ma che lo determinino nei limiti della rappresentatività degli organismi di governo, sotto il controllo della legge e con un potere limitato nel tempo e bilanciato pubblicamente. Non a caso, sia un pensatore molto conservatore come John Calhoun e sia uno liberale come Alexis De Toqueville convenivano sul fatto che il più importante principio democratico consiste nell’avere un “potere negativo” di minoranza abbastanza forte da poter restringere il “potere positivo” di una maggioranza. Senza Parlamento, all’inverso, chi decide questa distinzione e chi garantisce la limitazione e il controllo del potere? Il web? Il M5Stelle?

Qui viene l’ultima conclusione assurda della sortita di Casaleggio: non bastava avere già una concezione privata e massimalista del consenso, senza alcuna selezione (uno vale uno), ma addirittura adesso si vorrebbe annullare l’organo che maggiormente garantisce il pluralismo pubblico, vale a dire il Parlamento, spacciandolo come un atto di modernizzazione diretta del sistema democratico?

Ma via…Si cerchi di amministrare bene le città e di governare bene il Paese, piuttosto.

Anche perché Stalin, Hitler e Mussolini hanno avuto l’accortezza di non svelare i propri intenti rivoluzionari e antidemocratici prima di farsi dare il consenso dai rispettivi popoli, togliendogli successivamente tutte le libertà che hanno potuto. Sostenere a priori, viceversa, come è avvenuto in questo caso, che il principio d’identità, fondamento della democrazia, possa usare il web al posto del Parlamento rappresentativo, influenzando l’opinione pubblica senza neanche essere eletto, equivale o a dire una semplice stupidaggine, oppure ad avere una vocazione inconsapevolmente dittatoriale e schiettamente priva di senso democratico. In ogni caso un atto gratuito, inconsistente e contrario ad ogni scienza politica.

ultima modifica: 2018-07-24T17:08:57+00:00 da Benedetto Ippolito

 

 

 

 

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  • Claudio1987

    In questo articolo ci si appoggia in maniera funzionale al principio di realtà, sapendo perfettamente che la democrazia non è una funzione d’onda con la probabilità che questa esista ovunque ci sia uno smartphone, è una cosa impensabile. Il sapere, l’esperienza, la conoscenza della materia spariscono di fronte al semplice pollice opponibile? non voglio e non posso crederlo.
    Vorrei far notare che un suo collega su questo stesso sito ritiene le parole di Casaleggio sagge e avanguardistiche, nonostante la vaghezza e la generalità disarmante. Sarò ortodosso e ottuso, ma a mio parere non è solo questione di scienze politiche ma di buon senso. Una democrazia gestita digitalmente è come la carta di credito, non toccando con mano sei convinto che sia infinita e finisci per farne abuso.