Mi sa che ha ragione Casaleggio. Alla faccia dei parrucconi

Mi sa che ha ragione Casaleggio. Alla faccia dei parrucconi
È chiaro che dovremo andare verso forme di consultazione on line, capaci di reggere il ritmo della vita moderna ed al tempo stesso di rendere utile l’opinione dei cittadini

Lo dico subito, così partiamo in modo chiaro. A mio avviso Davide Casaleggio ha ragione quando, sul piano dell’analisi di prospettiva dei sistemi istituzionali, dice che la stagione del Parlamento come luogo centrale della democrazia volge al termine. D’altronde ciò è esattamente quello che osservano con i loro occhi i frequentatori del Palazzo, che non a caso concordano da anni sull’ormai ruolo residuale delle Assemblee Elettive. Vale in Italia, vale in Europa e vale in giro per il mondo, perché, come è noto, su questi temi le tendenze non possono che essere globali. Facciamo però un semplice esempio per capirci, pensando al ruolo che svolgono oggi (e figurarsi domani) i nostri “device” (quelli che una volta chiamavamo telefonini).

Ebbene essi sono oggi gli strumenti e gli attori principali della nostra vita economica (da lì gestiamo il conto corrente e paghiamo le tasse), della nostra vita sociale e culturale (viaggi, spettacoli, amicizie), della nostra vita sentimentale e familiare (con tutte le evidenti storture, ma anche le grandi opportunità). In fondo da lì passa anche la nostra dimensione politica, poiché il cittadino moderno si informa, si esprime ed agisce essenzialmente nella sua versione “digitale”, tanto è vero che oggi le campagne elettorali si vincono sui social network e non certo attaccando manifesti.

Ebbene tutto accade lì ma poi dobbiamo andare a votare al seggio, in nome di una ormai anacronistica e ridicola pretesa di segretezza del voto cartaceo che invece sta diventando solo un repertorio da museo (se cedo a un gestore la password del mio conto corrente come posso aver paura di dire a un database per chi ho votato?). Insomma siamo di fronte ad una straordinaria tradizione, quella del Parlamento come luogo primario della democrazia, che non regge il ritmo del tempo moderno già a partire dal meccanismo d’elezione, non a caso sempre più snobbato dai giovani.

Poi però c’è la vita dei Parlamenti, ormai concentrati quasi sempre su leggi di settore ad elevata concentrazione di aspetti tecnici, del tutto incomprensibili non solo si cittadini ma molto spesso ai membri stessi dell’assemblea. È quindi abbastanza evidente che dobbiamo pensare un futuro diverso, onde evitare che una democrazia vera solo in modo formale diventi in realtà preda di una oligarchia ferocemente impegnata a difendere i propri interessi (nazionali e non). Certo, anche Casaleggio vede la fine del vecchio mondo ma fatica a comprendere con cosa dovremmo sostituirlo.

È però chiaro che dovremo andare verso forme di consultazione on line, capaci di reggere il ritmo della vita moderna ed al tempo stesso di rendere utile l’opinione dei cittadini. Dovremo farlo sapendo che maneggiamo il bene più prezioso che abbiamo cioè la democrazia. Essa però deve essere trattata come un progetto in perenne evoluzione, capace di sorprendere sempre i suoi nemici storici, cioè l’oligarchia economica, la divisione religiosa o etnica, la tendenza naturale dell’uomo alla sopraffazione del più debole. Aiutiamolo dunque il ragionamento di Casaleggio, anziché strillare alla luna.

Chi non lo capisce ha smesso di pensare (o forse non ha mai cominciato).

ultima modifica: 2018-07-24T13:00:49+00:00 da Roberto Arditti

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  • Claudio1987

    La prima domanda che mi sorge spontanea, leggendo l’articolo, è: come armonizzare la globalizzazione digitale che porta all’inevitabile equità di giudizio, con l’expertise che deriva da anni di studio ed esperienza? Leggi, decreti, bilanci, dove sarebbero discussi? su forumfree?
    Bisogna fare i conti con la realtà, e se la politica incide soprattutto a livello pratico, il metodo di decisione a mio modo di vedere rimane pratico e reale, e non digitale. Forse la mia è una visione troppo antiquata confrontata con l’eccessiva visione futuristica della proposta (generica e molto vaga comunque a mio parere).
    Siamo davvero sicuri che la partecipazione attiva di singoli utenti (perché questo diventerebbero all’interno della “piattaforma globale” auspicata, utenti) sia davvero la partecipazione che auspichiamo per il futuro?
    Trasformare il mondo in una digitocrazia non è la soluzione.

    PS: all’interno della piattaforma digitale le differenze etniche, religiose, sociali, si acuiscono in maniera parossistica.