La carta di Putin per sbloccare il pasticcio ucraino: referendum?

La carta di Putin per sbloccare il pasticcio ucraino: referendum?
Il ministro dell’Energia russo Aleksander Novak ha detto che Mosca potrebbe allungare l’accordo sul transito di gas dall’Ucraina, se verrà risolta la disputa di Stoccolma

Dinanzi il nodo del gas. Poi tutto ciò che porta in grembo il caso Ucraina, con le rivendicazioni russe, di Kiev e americane. In occasione del summit di Helsinki il Presidente russo avrebbe fatto trapelare a Donald Trump l’idea di giocare la carta del referendum per sbloccare la situazione.

Ma il vero nodo è legato all’energia. Infatti il ministro dell’Energia russo Aleksander Novak ha detto che Mosca potrebbe allungare l’accordo sul transito di gas dall’Ucraina se verrà risolta la disputa di Stoccolma.

STOCCOLMA

Si parte dalla disputa di Stoccolma secondo la cui Corte Arbitrale Gazprom deve pagare a Naftogaz 4,6 miliardi di dollari per il gas non consegnato, poi scesi a 2,56 miliardi. I russi infatti sono in credito con Kiev per forniture erogate nel triennio 2014-2016. Il punto è che Naftogaz di regola avrebbe dovuto ricevere fino a 20 milioni di mc al giorno, per questo ha chiesto alle utilities di tagliare i consumi in attesa di soluzioni-ponte.

Un “ponte” potrebbe essere rappresentato dall’aggiramento dell’Ucraina, come nelle intenzioni moscovite con il nuovo Nord Stream e il Turkish Stream, che però non sono ancora partiti. Per cui i mercati restano in forte palpitazione al pari della geopolitica, con mesi in cui si è raggiunto un prezzo record.

Uno spaccato in cui Bruxelles, pur essendo fortemente dipendente dal gas russo, sposa la linea ucraina, anche se permane il nodo relativo agli scenari post 2019 in caso di un’assenza di contratto. Ovvero come farà l’Ue a utilizzare il gas russo, in attesa che siano operativi i nuovi gasdotti in lavorazione dal lato russo e quelli di nuova concezione come il Tap e l’Eastmed. Sul punto la commissione è chiamata a stimolare le due parti in causa a trovare una strada che conduca ad una soluzione economica sostenibile.

Lo scorso 17 luglio si è svolto un vertice trilaterale a Berlino stimolato dall’Ue a cui hanno preso parte i due big della scena: Alexei Miller, ceo di Gazprom, e Andrei Kobolev, ceo di Naftogaz. I più lo hanno interpretato come un segnale incoraggiante di dialogo per le trattative (anche se pare spicchi più la volontà del Cremlino di collaborare).

SOLUZIONE?

In questo pertugio si inserisce la proposta lanciata da Putin a Trump relativa ad un referendum, con la “coda” rappresentata da un ammorbidimento delle posizioni trumpiane sul caso. Infatti a fine vertice ha detto sul gasdotto Nord Stream 2 “non sono sicuro che sia nel migliore interesse della Germania, ma è questa la decisione presa dai tedeschi”, modificando la rotta rispetto a ciò che aveva osservato tempo addietro. E ancora: “Noi venderemo Gnl. Dovremo competere con il gasdotto e penso che competeremo con successo, nonostante i russi abbiano un piccolo vantaggio di posizione geografica”.

Tra l’altro pare che Bruxelles apprezzi il passo, come era emerso dalle parole positive pronunciate dal vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic che aveva intravisto una “forte disponibilità a concentrarsi sul futuro” da parte dei presenti alle trattative. Elogiati anche per aver inteso “inviare i loro rappresentanti per i colloqui di settembre e per continuare a discutere di questo nei mesi successivi”.

CONFLITTO

Fino ad oggi morti 2.500 civili, con 600mila persone che vivono sulla cosiddetta “linea di contatto” lunga 475 chilometri, che di fatto rappresenta il nuovo confine interno fra l’Ucraina e il Donbass.

Almeno un milione sono gli ucraini che utilizzano i check-point per attraversare la linea rossa e godere di servizi basilari come welfare e accesso alle cure mediche. Emerge che su 4 milioni di ucraini che convivono con la guerra un terzo sia anziano, con tutte le conseguenze logistiche del caso.

Come il dato relativo al 2017 in cui oltre 600mila pensionati non sono riusciti ad accedere a servizi sociali essenziali, senza dimenticare il disagio di intere zone senza elettricità o di filtri per l’acqua. Lì operano senza sosta i funzionari dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea che monitora il conflitto (e che nel 2018 lavora sotto la presidenza italiana).

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2018-07-20T09:10:54+00:00 da Francesco De Palo

 

 

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