Il senatore di FdI a Formiche.net: gli imprenditori si sentono defraudati, privati dei loro interessi. Il leader del Carroccio farebbe bene a tenerne conto

Salvini chi? Al Nord-Est sta succedendo qualcosa di strano, forse surreale. E cioè che la base leghista, tutta piccoli imprenditori, si sta ribellando al proprio leader, Matteo Salvini. Il motivo è presto detto: decreto dignità.

Alle aziende del Triveneto, cuore battente del Carroccio, non piace nemmeno un po’ l’idea che il capo della Lega abbia fatto sponda a Luigi Di Maio al decreto che riduce la flessibilità sui contratti a termine. Senza considerare che l’intera Confindustria si è schierata contro il provvedimento legastellato. E così, circa 600 imprenditori sparsi tra Treviso e Padova si sono riuniti nella Confindustria locale per dire che no, così non va. Ma come, è il ragionamento, noi siamo cresciuti a pane e Carroccio e ora che stanno al governo non fanno il nostro interesse e ci tagliano le gambe?

Formiche.net ha chiesto il parere di chi i territori li conosce bene, Adolfo Urso (nella foto), senatore di Fratelli d’Italia, già viceministro alle Attività Produttive nel governo Berlusconi II. Proprio lunedì, mentre a Montecitorio si voterà il decreto, Urso e Giorgia Meloni saranno in quei territori origine della protesta contro Salvini, per esprimere vicinanza alle aziende. Ma non solo.

“Bisogna fare attenzione a sottovalutare il segnale che arriva dal Nord-Est. Salvini non può e non deve non tenerne conto. Gli imprenditori si sono sentiti un po’ defraudati, la Lega ha smesso di essere interprete dei loro sentimenti. C’è da stare attenti. Noi vogliamo fare esattamente questo. Andare lì e farci noi carico di queste esigenze, rimettere insomma al centro il programma originario del centrodestra”, spiega il senatore. “Il nostro appello è semplice: non tradire le imprese, che con il decreto dignità rischiano di subire pesanti limitazioni del loro spazio di manovra”.

Entrando nel merito del provvedimento caro a Di Maio Urso attacca:  “Dovrebbe chiamarsi decreto disoccupazione, perché è punitivo per le imprese e per il lavoro, introduce più vincoli, conflitti e burocrazia, ed è contrario al programma del centrodestra sulla cui base sono stati eletti anche i parlamentari leghisti”.

“Io lo ripeto, lancio un avvertimento a Salvini. Le imprese protestano, sono in rivolta e lo si è visto in particolare in Veneto e questo dovrebbe far riflettere la Lega. Per questo abbiamo deciso di incontrare gli imprenditori e a Verona lunedì, giorno dell’approdo del decreto dignità in aula, avremo un’iniziativa mirata, nella città che è la capitale logistica, fieristica e produttiva del Nordest italiano”.

 

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