Il vice premier in Egitto nell'ambito del forcing italiano per riallacciare i rapporti con un alleato importante. “Il governo italiano sta puntando molto sul Paese con il piano di farlo diventare un hub regionale dell’energia”. Conversazione con Giuseppe Dentice, ricercatore Ispi nel Programma Mediterraneo e Medio Oriente

“La visita del ministro dello Sviluppo e vicepremier italiano, Luigi Di Maio, oggi e domani in Egitto, si inquadra in un contesto che sta andando avanti da mesi”, spiega a Formiche.net Giuseppe Dentice, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) nel Programma Mediterraneo e Medio Oriente.

“Di Maio segue di poco tempo il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, e quello dell’Interno Matteo Salvini, tutti arrivati nel giro di poche settimane al Cairo, ognuno con le sue sfumature: Moavero è stato più diplomatico, Salvini più diretto, appoggiando apertamente il governo di Abdel Fattah al Sisi, sostenendo la necessità di ricostruire i rapporti col Cairo e di andare oltre il caso Regeni”, aggiunge Dentice.

In una nota, il Mise ha ricordato che durante gli incontri Di Maio intende parlare anche della “collaborazione tra le nostre Procure, che vedono il governo italiano determinato nella ricerca della verità” sul caso.

“Diciamo che è in atto un lento e costante ravvicinamento: ovvio che la visita segue un interesse bilaterale sul business (l’Italia è il secondo partner europeo dell’Egitto, il quarto mondiale, più di mille imprese italiane lavorano nel paese): ci sono investimenti importanti e tali da costringere a questo riavvicinamento (parliamo di 9 miliardi di euro, ndr)”. Le relazioni erano state formalmente congelate, con il rientro dell’ambasciatore italiano come misura di protesta per la poca chiarezza fornita dal Cairo sull’uccisione del ricercatore italiano.

Ma ci sono solo le questioni economico-commerciali da curare, oppure anche altri generi di interesse? “Questo governo vuole rilanciare la cooperazione anche per una questione politica. Noi abbiamo interesse a far valere le nostre posizioni davanti alla Francia, e utilizziamo l’Egitto per rimanere agganciati: e l’ottica è la Libia”. L’Italia ha ricevuto l’avallo americano nel guidare il processo, ma Parigi è un attore importante sul dossier, che ha anche lavorato insieme al Cairo e sul lato opposto del tavolo sponsorizzato da Roma e Nazioni Unite.

“E non dimentichiamoci anche che in mezzo c’è l’immigrazione: abbiamo stretto un protocollo di intesa sul contenimento con Cairo” – e l’immigrazione è un tema piuttosto caro all’attuale governo.

Quanto pesa il ruolo strategico che Eni ha per il nostro paese nella necessità di dover riagganciare il rapporto con l’Egitto? “Eni è certamente uno dei grossi interessi da proteggere. Il pozzo Zohr è già attivo, ed è il più grosso del bacino mediterraneo, ma la società italiana ha già scoperto Noor, un altro pozzo dalle dimensioni enormi, potenzialmente superiori all’altro. Ulteriore leva con cui fare valere l’interesse italiano”.

L’analista dell’Ispi fa notare un dettaglio molto interessante: “Il governo italiano – dice – sta puntando molto sull’Egitto con il piano di farlo diventare un hub regionale dell’energia”. In effetti gli egiziani sono al centro di situazioni cruciali: i pozzi dell’Eni sono all’interno delle loro acque; hanno chiuso un accordo con Israele che ha un significato storico e politico enorme; sono in trattativa per accordi con Cipro sulle linee di demarcazione territoriali.

L’aspetto critico di questo piano, che il Cairo muove anche usando la sponda italiana, è che l’Egitto sta rubando un ruolo che in precedenza era destinato alla Turchia – una circostanza da tenere in primo piano visti tutti gli squilibri vissuti da Ankara.

L’Italia ha anche intavolato con l’Egitto relazioni in ambito militare e di sicurezza in genere? “Certamente: in questi giorni si sono concluse delle esercitazioni navali congiunte tra Italia, Egitto e Francia (e altri paesi del quadrante mediterraneo). Sono l’altro lato delle relazioni: da una parte ci sono i contatti bilaterali, con cui Roma può curare direttamente i suoi interessi col Cairo, ma poi c’è un sistema multilaterale di carattere regionale in cui l’Italia si proietta nel Mediterraneo e verso l’Egitto insieme alla Francia. È inevitabile questa sovrapposizione”.

Sempre parlando dell’ambito militare, c’è da guardare anche al lato economico. Di Maio guida il dicastero del Mise, e dunque curerà anche gli interessi di gruppi come Leonardo-Finmeccanica che con l’Egitto hanno relazioni da tempo. Per esempio, la società italiana ha venduto hardware militare al governo egiziano anche nei sistemi di monitoraggio e controllo delle frontiere, fornitura che rientra nell’ambito degli accordi sul controllo dell’immigrazione e dove la dimensione politica, commerciale, economica e strategica si sovrappongono.

 

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