Il nuovo report annuale al Congresso sugli sforzi militari di Pechino analizza anche i progressi e i pericoli delle operazioni informatiche condotte dalla Repubblica Popolare

La Cina è pronta a utilizzare il dominio cyber per gestire l’escalation dei conflitti. A dirlo è il nuovo report annuale al Congresso sugli sforzi militari di Pechino, che analizza anche i più recenti progressi e i pericoli delle operazioni informatiche condotte dalla Repubblica Popolare.
Pechino – si legge nel documento annuale di 145 pagine che di fatto ribadisce le preoccupazioni americani sull’attivismo cinese nel cyber spazio già messe in luce dall’intelligence di Washington – ormai “considera le operazioni informatiche come un deterrente a basso costo” per “dimostrare capacità e risolutezza ad un avversario”.

IN CERCA DI UN SORPASSO

Il rapporto afferma inoltre che i cyber attacchi cinesi mirerebbero a scoraggiare l’intervento avversario, e aggiunge che Pechino ritiene che le proprie capacità e il proprio personale siano in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Il documento sottolinea anche che i ricercatori militari cinesi credono che la creazione di forti capacità informatiche sia necessaria per proteggere le reti della Repubblica Popolare. E, secondo gli addetti ai lavori, ciò significa che per sostenere la superiorità del cyber spazio sarebbe dunque necessario utilizzare operazioni informatiche offensive per scoraggiare o degradare la capacità degli avversari.

LO SFORZO CINESE

Entro il 2030, la Cina punta ad essere leader nei settori dell’intelligenza artificiale, della sicurezza informatica e dell’informatica quantistica con un occhio all’utilizzo di quest’ultima per questioni economiche e militari. “Gli sforzi compiuti dalla Cina per coltivare una vasta base di talenti (scientifici e tecnologici), in particolare considerando la sua attenzione concentrata sul dual use, saranno rilevanti per il potere militare cinese nei prossimi decenni”, si legge nel rapporto. Per acquisire tecnologie militari e commerciali, infatti, la Cina starebbe “usando massicciamente gli investimenti stranieri, il furto di tecnologie e lo sfruttamento dell’accesso da parte di cittadini cinesi privati a queste tecnologie”.

LE ACCUSE

Il rilascio del report arriva dopo una serie di attacchi hacker attribuiti al governo cinese, come il furto di dettagli sensibili di un appaltatore della Marina degli Stati Uniti, accuse di spionaggio nei confronti di alcuni Paesi con cui Pechino commercia attraverso la “Belt and Road Initiative” e un attacco al sistema sanitario di Singapore.

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