Colloquio di Formiche.net con il viceministro dell'Economia. L'Italia è un Paese coi fondamentali solidi e la nostra maggioranza è a prova di mercati. Ma qui c'è qualcuno che tifa speculazione. La manovra? Il vero test sarà nel 2019

La nave Italia è robusta e perfettamente in grado di affrontare il mare grosso. E comunque, tempeste all’orizzonte per il momento non ce ne sono. Il governo gialloverde affida la propria posizione in politica economica a Formiche.net e lo fa per bocca del viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, già assessore alla crescita per la Lombardia in quota Lega. Parole che arrivano in un momento di grande incertezza per il Paese ma anche per l’Europa, entrambi alle prese con la crisi turca e l’ombra della speculazione sui mercati.

Non c’è da piangersi troppo addosso insomma, semmai da tenere la barra dritta e navigare verso la rotta tracciata lo scorso mese di maggio. “Tanto per cominciare in agosto è assolutamente normale un po’ di variabilità dello spread, non c’è molto da preoccuparsi. E comunque va sottolineato come dal punto di vista politico abbiamo una situazione tranquilla, con i fondamentali del Paese che peraltro sono buoni”, premette Garavaglia.

Il viceministro però sa bene che la manovra d’autunno rappresenta un primo test per l’Italia a trazione gialloverde, anche se non il vero banco di prova. “Nelle prossime settimane verrà presentata una manovra i cui contenuti sono già stati ampiamente annunciati. In particolare gli aspetti legati al rispetto del programma di governo, accompagnato dal calo strutturale del deficit. Non vedo nessun problema insormontabile insomma”.

Il numero due del Tesoro però rimanda al prossimo anno i veri esami per il governo legastellato. “Non penso che la manovra d’autunno sia il nostro vero e unico banco di prova. Credo che il vero test si avrà l’anno prossimo, con la manovra 2019, anno in cui ci saranno le elezioni europee. Non dimentichiamoci che siamo dinnanzi a una commissione europea in scadenza”.

Eppure, nonostante la sicurezza del governo, sullo sfondo rimane un andamento dello spread altalenante. Ci sono alcuni “fattori esterni che influenzano il differenziale. Penso alla Turchia, dove c’è una situazione grave con banche spagnole e tedesche molto esposte. Ma ci sono anche fattori interni. Mi riferisco al partito dello spread, di chi vuole che tutto crolli, anche per interessi di poltrone. Un movimento trasversale e fortemente provinciale”.

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