La Russia si prepara alla più grande esercitazione della storia, Vostok-18

La Russia si prepara alla più grande esercitazione della storia, Vostok-18
Mosca alle armi: parte Vostok-18, la più grande esercitazione della storia russa, per stessa ammissione del Cremlino, che gioca di propaganda

La Russia organizzerà il mese prossimo le più grandi manovre militari dagli anni Ottanta, coinvolgendo circa 300mila soldati e con la partecipazione di Cina e Mogolia: lo ha annunciato il ministro della Difesa russo.

“Ci sarà un’atmosfera simile a quella di Zapad-81, ma sotto molti aspetti ancora più grande”, ha dichiarato Sergey Shoigu, riferendosi alle esercitazioni del 1981 in Europa orientale, le più importanti mai organizzate dall’allora Urss e dai suoi alleati secondo le analisi della Cia.

Il ministro è in vacanza nella repubblica di Tuva, dove la Siberia si spalma sulla Mongolia, impegnato in escursionismo tra le montagne che toccano i 4mila metri insieme a due amici di primo piano: Vladimir Putin e Alexander Bornikov, da dieci anni capo dell’Fsb, il servizio di sicurezza federale, principale erede del Kgb.

Il clima amicale era perfetto per la dichiarazione aggressiva su Vostok-18, questo il nome delle manovre in programma (“Vostok” in russo significa “Est”).

L’esercitazione inizierà l’11 settembre e si concluderà il 15 settembre – luogo: la Siberia orientale. Prevista la partecipazione di “più di mille aerei e circa 300mila militari, ovvero praticamente le forze dei distretti militari Centro e Ovest”.

“Immaginate 36mila veicoli militari – ha detto Shoigu – che si spostano contemporaneamente: carri, blindati da trasporto truppe, veicoli da combattimento e da fanteria. E tutto ciò ovviamente in condizioni più possibilmente vicine ad una situazione di combattimento”.

Mosca, per Zapad-2017, manovra quadriennale che si è svolta in Bielorussia nello stesso periodo, lo scorso anno, ha dichiarato la partecipazione di 12700 soldati, ma secondo alcuni paesi europei che hanno seguito con maggiore attenzione le manovre, per esempio la Germania, i militari coinvolti sarebbero stati circa 100mila.

Il numero fornito da Mosca, secondo quanto dichiarò il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante un’intervista televisiva alla BBC era una “scappatoia per evitare i controlli” previsti dal documento di Vienna del 2011, secondo cui le esercitazioni che coinvolgono più di tredicimila uomini devono essere sottoposte al monitoraggio degli osservatori.

Il portavoce della Nato, Dylan White, ha fatto sapere che stavolta l’alleanza è stata notificata a proposito dell’esercitazione Vostok, e che intende mandare i suoi ispettori. “Vostok dimostra l’attenzione della Russia nell’esercitare la capacità di portare avanti un conflitto su larga scala e si inserisce in un modello che abbiamo visto da qualche tempo: una Russia più assertiva, aumentando significativamente il budget della difesa e la sua presenza militare”, ha detto White in una mail inviata alla Reuters.

Shoigu si lancia su certi proclami, già anticipati al Moscow Times una decina di giorni fa, quando aveva detto che l’esercitazione sarà su “scala senza precedenti, sia in termini di area operativa che di numero di strutture militari di comando, truppe e forze coinvolte”. Il ministro batte sulla propaganda muscolare del Cremlino, e lo fa in un momento in cui gli Stati Uniti hanno alzato il livello di pressione su Mosca e dall’Europa si alzano voci contrastanti. Se il fronte orientale vorrebbe massima rigidità, altrove si pensa ad aperture e allentamenti: succede col governo sovranista italiano, che nutre per la Russia una certa fascinazione, ma anche a Parigi, da dove lunedì il presidente Emmanuel Macron ha lanciato l’invito a staccarsi dalla dipendenza americana e guardare verso Mosca anche per cooperazioni su difesa e sicurezza.

Alla domanda se il costo di tenere un esercizio militare così massiccio come Vostok-18 fosse giustificato, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha detto ai giornalisti russi che i war-game erano “essenziali” nell’attuale situazione internazionale, che secondo lui è “spesso aggressiva e ostile nei confronti del nostro paese”.

Interessante è la partecipazione cinese (con 3200). Lunedì, come parte di un piccolo antipasto, separato, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, un gruppo di sicurezza in cui Mosca e Pechino giocano da leader incontrastati, gli aerei da guerra cinesi sono atterrati presso una base aerea russa nella regione di Chelyabinsk, sui Monti Urali.

I due paesi hanno già condotto esercitazioni congiunte, tra cui quelle nel Mar Cinese Meridionale e nel Baltico la scorsa estate. Ad aprile, Cina e Russia hanno forgiato quella che definiscono una “partnership strategica”, semantica con cui esprimono la loro opposizione condivisa al mondo “unipolare”, termine che usano per descrivere la volontà di dominio globale che storicamente esce dagli Stati Uniti.

ultima modifica: 2018-08-29T13:23:08+00:00 da Emanuele Rossi