Il manufatturiero come il farmaceutico. Diamo certezze alla crescita

Il manufatturiero come il farmaceutico. Diamo certezze alla crescita
Il vero cambiamento sta nella certezza delle cose, anziché in dannosi effetti annuncio. In attesa di leggere cosa conterrà per davvero la prossima legge di Bilancio

Un grande bisogno di chiarezza. È l’esigenza insopprimibile che nasce ogni qualvolta si inizia a discutere di manovra economica. Ma ora più che mai, proprio perché l’esecutivo in carica ha iniziato a cimentarsi per la prima volta in questo passaggio che porterà all’approvazione della legge di Bilancio in autunno.

L’INCERTEZZA DELLE SCELTE IN MANOVRA

Solo per fare un esempio, ieri mattina tutti i principali quotidiani ch’era stato azzerato, in un vertice a Palazzo Chigi, il bonus da 80 euro lordi mensili per i lavoratori dipendenti sotto i 26mila euro di reddito. I 9 miliardi di euro risparmiati sarebbero andati a finanziare il primo modulo della flat tax per le persone fisiche, al debutto il prossimo anno.

Non c’è stato il tempo di leggere la novità che fonti di governo l’hanno indicata come una notizia fasulla. Ma sulla stessa falsariga si ripete in questioni come quelle delle grandi opere (la Tap e la Tav); sulla prospettiva industriale di importanti gruppi (l’Ilva), sulla coesistenza del reddito di cittadinanza e della succitata flat tax. Ma possiamo ipotizzare analoghe incongruenze rispetto a temi come quelli del contenzioso, delle tasse, delle tutele e dei risparmi.

Insomma, il governo Conte dovrebbe caratterizzarsi più come l’esecutivo delle cose certe che come quello del cambiamento. E di una cosa esiste certezza. Al termine dell’estate l’industria dovrebbe tornare a contribuire alla crescita della ricchezza nazionale, dopo un apporto vicino allo zero di questi ultimi mesi.

I SETTORI TRAINANTI DEL MANIFATTURIERO

Il Paese non cresce allo stesso ritmo degli altri europei, ma con adeguati investimenti pubblici e privati rivolti al manifatturiero può risalire la china meglio del previsto. È indispensabile individuare i settori dove veicolare le giuste risorse.
Nel comparto manifatturiero i settori trainanti in questa fase sono quelli del farmaceutico, dei mezzi di trasporto, della meccanica e delle apparecchiature elettriche. In questi settori non bastano solo gli investimenti, ma ci vuole anche tanta formazione.

L’ESEMPIO DELLE IMPRESE DEL FARMACO

Prendiamo, come nuovo esempio, le imprese del farmaco. Si tratta di un patrimonio industriale che va valorizzato dal punto di vista innovativo, perché è una realtà che vive già nel futuro grazie ad investimenti, qualità delle risorse umane, internazionalizzazione. Le imprese in questione, dopo aver raggiunto un livello di avanguardia nell’automazione, vanno ora verso l’uso di robot intelligenti capaci di interagire in tempo reale con gli addetti. Investendo sempre di più in software per la gestione integrata della fabbrica, tecnologie di manifattura avanzata come la stampa 3D, logistica intelligente ed integrazione con l’indotto.

FARMINDUSTRIA PREME SU FORMAZIONE E INNOVAZIONE

” È nel campo della formazione – spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria- che l’università e le strutture pubbliche di ricerca possono svolgere un compito di fondamentale importanza per preparare ed accompagnare le generazioni più giovani e per contribuire a riformare lavoratori e manager che rischierebbero di rimanere spiazzati dal cambiamento di paradigma che si prospetta all’orizzonte. Perché i tecnici di industria 4.0 non saranno solo esecutori, padroni del know-how, ma saranno chiamati a dominare quote crescenti di astrazione e conoscenze scientifiche che sottendono le innovazioni dell’automazione, della sensoristica, dei nuovi materiali. Perché i laureati dovranno conoscere le implicazioni pratiche e le condizioni di applicabilità delle conoscenze astratte che accumulano nei loro percorsi, così da poter interagire efficacemente nei luoghi di lavoro con i propri colleghi tecnici. Inoltre, sarà necessario migliorare il funzionamento del trasferimento tecnologico attraverso un’opportuna copertura ed uno sfruttamento brevettuale, l’industrializzazione e la creazione di impresa”.

IL SINDACATO HA RINNOVATO IL CONTRATTO CHIMICO E FARMACEUTICO

È bene ricordare che il 19 luglio scorso Farmindustria, Federchimica ed i sindacati di categoria hanno rinnovato il contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti all’industria chimica, chimico- farmaceutica, delle fibre chimiche e dei settori abrasivi, lubrificanti e Gpl. “Un contratto moderno -lo ha definito Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec- che può rappresentare un valido modello delle relazioni industriali. Mai come ora l’industria abbisogna di investimenti pubblici e privati a favore delle infrastrutture materiali ed immateriali. Il contratto firmato ieri guarda anche a questa prospettiva”. Spazio, nella parte normativa ai temi della formazione e della innovazione. “Per la formazione- ha sottolineato Pirani- è previsto il rafforzamento della figura del delegato alla formazione e della costituzione delle rappresentanze. In merito al tema dell’innovazione è previsto che nella contrattazione di secondo livello si possano determinare nuovi profili professionali e nuovi inquadramenti specifici che tengano conto dei nuovi ruoli che si andranno a definire in azienda”.

L’URGENZA DI CAPITALI FRESCHI PER GLI INVESTIMENTI

La positiva esperienza rilevata nel settore farmaceutico può rappresentare il volano dell’intero comparto manifatturiero, attraverso politiche innovative che mettano in contatto, come ha scritto Dario Di Vico sul Corriere della Sera, logistica,integrazione dei mercati del lavoro, un nuovo rapporto tra le cittadelle del sapere e i distretti manifatturieri. Se questa è la prospettiva è bene che la manovra finanziaria in corso attragga capitali freschi, utili agli investimenti, anziché respingerli. Al momento i frequenti innalzamenti dello spread non hanno ancora determinato una vera e propria fuga dei capitali. Ma, di certo, ne hanno prefigurato la percezione:gli oltre cento punti di differenziale tra Bpt italiani e Bund tedeschi pesano ulteriormente sui conti dell’alto debito pubblico nazionale. Mai come ora bisogna puntare a crescere puntando sull’industria e, in particolare, sul manifatturiero.

Il vero cambiamento sta nella certezza delle cose, anziché in dannosi effetti annuncio. In attesa di leggere cosa conterrà per davvero la prossima legge di Bilancio.

ultima modifica: 2018-08-10T08:50:32+00:00 da Antonello Di Mario

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