L'intervento di Karmenu Vella, Commissario europeo per l'ambiente, sulle misure che l'Europa intende adottare per limitare i danni del mancato riciclo della plastica

È ormai estate, e presto le vacanze saranno alle porte. Milioni di europei si prenderanno una pausa e faranno rotta verso la spiaggia, godendosi finalmente del meritato riposo. Ci stenderemo sotto al sole su poltrone reclinabili di plastica. Vestiremo costumi dai colori brillanti, anch’essi di tessuti plastici. I bambini giocheranno con secchielli e palette di plastica. Berremo da dei contenitori di plastica, ci metteremo la crema solare contenuta in tubicini di plastica e proteggeremo i nostri occhi con gli occhiali da sole, di plastica. La plastica ha reso le cose più facili. Ha portato cambiamenti e possibilità di scelta, non scomparirà. Sulla Stazione spaziale internazionale, quando hanno bisogno di un nuovo componente, possono oggi fabbricarne uno di plastica con la stampante 3D. Ma quando siamo in spiaggia, possiamo vedere anche il rovescio della medaglia di questo materiale straordinario e versatile. I rifiuti plastici stanno uccidendo uccelli e balene, stanno entrando nella catena alimentare e stanno compromettendo la nostra stessa salute.

La plastica costituisce l’85% di tutti i rifiuti presenti sulle spiagge europee. La metà sono plastiche monouso, usate solo una volta o per un periodo molto limitato di tempo prima di essere gettate. Le attrezzature da pesca abbandonate ne formano un altro quarto. Solo nelle ultime settimane, il mondo si è svegliato con la notizia che l’inquinamento da plastica ha raggiunto l’Antartide e che della plastica è stata trovata persino in fondo alla Fossa delle Marianne, dieci chilometri sott’acqua, nell’angolo più profondo dell’oceano, nei più remoti ecosistemi del pianeta. Sappiamo che la plastica sta facendo dei danni, e siamo tutti d’accordo che è sbagliato lasciare questa eredità alle future generazioni. C’è quindi un’urgenza reale. È una situazione che non può continuare.

Quindi, dopo aver consultato attentamente i cittadini europei, la Commissione ha deciso di agire. Quello che proponiamo è un ripensamento complessivo di come usiamo la plastica, con nuove regole mirate agli attrezzi da pesca e ai dieci prodotti monouso più trovati sulle spiagge e nei mari. Misure diverse sono state proposte per ogni prodotto e riflettono i diversi modelli di comportamento dei consumatori.

Il nostro convincimento è che non c’è nulla di sbagliato in un divieto, quando c’è un’alternativa migliore che è già disponibile. L’Italia ha mostrato che è perfettamente fattibile con il divieto sui cotton fioc in plastica non biodegradabili. A livello europeo, proporremo un divieto sulla vendita non solo dei cotton fioc monouso, ma anche di posate, piatti, bicchieri e cannucce di plastica. Per tutti altri prodotti che comunemente fanno capolino sulle spiagge, come ad esempio le salviette umidificate, l’obiettivo è quello di avere un’etichettatura migliore, cosicché chiunque possa capire che non possono essere buttati. Vogliamo inoltre implementare delle misure di sensibilizzazione, delle azioni di volontariato e dei regimi di responsabilità estesa del produttore per coprire i costi della pulizia. È tempo di ripensare i contenitori plastici di bibite e di collegare i tappi alle bottiglie. Proporremo anche un obiettivo di riduzione per bicchieri e contenitori di vivande, e un obiettivo europeo del 90% di raccolta differenziata per le bottiglie di plastica monouso.

Proporremo anche dei migliori incentivi diretti ai pescatori per restituire l’attrezzatura danneggiata o fuori uso. I cittadini vogliono cambiare, ma sappiamo tutti che può essere molto difficile rompere con le abitudini. La nostra nuova campagna è diretta ad aiutare le persone a farlo, sia con delle clip, diffondibili sui social media, che mettono in discussione l’assunto che la plastica è sempre conveniente, per sviluppare resistenza contro il potere seduttivo della plastica, sia attraverso una piattaforma web con dei link che rimandano alla policy della Ue (www.bereadytochange.eu). I cambiamenti di cui abbiamo bisogno sono guidati dall’innovazione, serve quindi uno spirito innovativo come mai prima d’ora. Rimpiazzare degli articoli comuni con delle alternative migliori e con un valore aggiunto maggiore è un’opportunità economica per l’Europa. Le persone di tutto il globo stanno iniziando a dichiarare finita l’era dei prodotti monouso.

Noi europei siamo già all’avanguardia rispetto alla produzione di alternative più sostenibili. Il nostro curriculum non è secondo a nessuno per quanto riguarda i modelli imprenditoriali innovativi e sistemi di riutilizzo. Questo nuovo approccio alle plastiche avrà anche una componente finanziaria. Il programma di ricerca europeo horizon 2020 ha stanziato più di 250 milioni di euro di finanziamenti per R&D sulla plastica. Questo significa che i fondi Ue sono destinati allo sviluppo di materiali plastici più intelligenti e più facilmente riciclabili. Ciò implica dei processi di riciclo più efficienti e la rimozione di sostanze nocive e di agenti inquinanti derivanti dalle plastiche riciclate. La plastica è un problema globale, ma non c’è ragione per cui l’Europa non possa prendere l’iniziativa per produrre delle soluzioni. Prese insieme, queste proposte equivalgono allo strumento legale sul tema più omnicomprensivo al mondo. Qualcosa su cui riflettere in spiaggia, mentre sorseggiate una bibita fresca. Con una cannuccia che potete riutilizzare o riciclare, ovviamente.

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