Il mio ricordo di Alberto Servidio, raffinato politico e brillante saggista

Il mio ricordo di Alberto Servidio, raffinato politico e brillante saggista
Nella mia memoria di democristiano ci sono tanti ricordi che mi portano all’illustre uomo di cultura e al raffinato politico

Il 31 agosto dello scorso anno veniva a mancare l’avvocato e prof. Alberto Servidio. La famiglia, i tantissimi amici e tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo ne piangono ancora oggi la scomparsa. Marito amorevole, genitore e nonno affettuoso, giurista, intellettuale ed esponente politico di primo piano della Democrazia Cristiana a Napoli e a livello nazionale. Nella mia memoria di democristiano ci sono tanti ricordi che mi portano all’illustre uomo di cultura e al raffinato politico, uno in particolare sull’Area Metropolitana di Napoli. Egli già allora parlava di questo attualissimo argomento: fu antesignano nell’affrontare la questione a metà degli anni ’60 nel consiglio comunale di Napoli quando ricopriva la carica di assessore all’urbanistica. Alberto Servidio era uomo di grande intuito, peculiarità che lo portava a guardare lontano, ai veri interessi del territorio, della gente.

Irpino di San M. V. Caudina (Avellino), dove era nato nel 1930, si laureò nel 1952 in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e nel 1956 iniziò il suo impegno lavorativo al Banco di Napoli di cui divenne dirigente dell’Ufficio legale. Aderì al partito della Democrazia Cristiana, abbracciando, sin da subito le idee dei professorini di Cronache Sociali: Dossetti, Fanfani, La Pira, Lazzati. Partecipò attivamente agli storici incontri di Rossena del 1951, epoca in cui Dossetti, già vicesegretario della DC, decise di sciogliere la corrente per i contrasti avuti con l’ala dei vecchi popolari.

Servidio fu molto apprezzato come intellettuale e politico esperto in affari economici e territoriali. Giovanissimo svolse relazioni di carattere economico in diversi convegni di partito. Fece parte del Consiglio nazionale della DC come esponente di Nuove Cronache, che raggruppava i fanfaniani. Ebbe con Amintore Fanfani un rapporto franco, continuo e intenso sia politico che culturale.
Eletto consigliere comunale di Napoli nel 1964, divenne nel 1965 assessore fino al 1970, prima alla Programmazione, poi all’Urbanistica, occupandosi soprattutto di curare il nuovo Piano regolatore generale della città che presentò in Consiglio comunale il 21 aprile 1969. Vivacizzò il gruppo dei nuovi programmatori territoriali nel proficuo dibattito che caratterizzò la politica italiana degli anni ’60, in previsione della nascita delle Regioni a statuto ordinario. E nel 1970 gli toccò di sperimentare le sue idee perché eletto nel primo Consiglio regionale della Campania. Ricoprì la carica di presidente della Giunta regionale dal settembre 1972 al luglio 1973. Si impegnò nel redigere il primo Statuto regionale, e sempre come presidente si dedicò alla pianificazione territoriale, ipotizzando la creazione di una Città-Regione con l’abolizione delle cinque province.

Lasciata la politica attiva indirizzò le sue energie intellettuali nella diffusione delle tematiche dello sviluppo urbano. In qualità di docente nell’Università Federico II di Napoli, fu invitato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America per discutere di Pianificazione territoriale. Nel 1974 fu chiamato a presiedere l’Isveimer, istituto di credito per il Mezzogiorno. Nel 1976 diventò presidente della Cassa per il Mezzogiorno, dove come sempre fu molto attivo. Lasciato l’importante Ente fu nominato presidente della Finam, finanziaria agricola meridionale. Ricoprì in seguito diversi incarichi nelle aziende Iri.

Per gli studi e le esperienze compiute in materia di politica del territorio, fu chiamato nel 1981 dall’ad Ettore Bernabei, a far parte del Consiglio di Amministrazione di Italstat, la finanziaria dell’Iri per le infrastrutture e le grandi opere, impegnandosi in particolare in sede internazionale (la questione del Porto di Bandar Abbas in Iran). Assunse quindi la Presidenza di alcune società del Gruppo Iri: la Società italiana per Condotte d’Acqua, Italgenco, capo comparto delle Società di Grandi Lavori Italtekna, capo comparto delle Società di Ingegneria, Bonifica, Società di Ingegneria, Servizi Tecnici, Idrotecna.

Alberto Servidio, oltre ad essere un raffinato politico democristiano, un moderno manager, un intellettuale illuminato è stato anche un acuto e brillante saggista. La scomparsa di Alberto Servidio ha lasciato, per chi lo ha conosciuto, un vuoto incolmabile: si avverte la mancanza di un cristiano vero, di un politico di rara intelligenza, cresciuto con i “professorini” di don Giuseppe Dossetti e di Amintore Fanfani. Un profilo alto dal punto vista umano e sociale, un mitico esponente politico.

ultima modifica: 2018-08-31T09:40:58+00:00 da Raffaele Reina

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