Obor, One belt one road, è un progetto ambizioso. Come Pechino lo svilupperà aiuterà a capire che tipo di attore vorrà essere la Cina nel XXI secolo. L'intervento del direttore Eu-Asia Centre, Fraser Cameron, ospitato sulla rivista Formiche

L’iniziativa One belt one road (Obor), lanciata nel settembre 2013 dal Presidente cinese Xi Xinping, è diventata il caposaldo della politica economica esterna di Pechino. I leader europei hanno accolto favorevolmente l’iniziativa e specialmente la volontà cinese di contribuire in maniera sostanziale al Piano Juncker. Tuttavia, non mancano le preoccupazioni dalle parti di Bruxelles.

Perché il progetto Obor? Sono diverse le ragioni dietro questo progetto. Alcuni lo vedono come uno strumento per la Cina di impiegare la sua sovracapacità produttiva, per ridurre gli squilibri regionali promuovendo sviluppo economico nella parte occidentale del Paese, per utilizzare le sue ancora vaste, sebbene in declino, riserve di valuta estera per assicurarsi l’accesso a nuove fonti di materie prime e promuovere la creazione di nuovi mercati per le merci cinesi. Alcuni sostengono che esso migliorerà la sicurezza energetica di Pechino, mentre altri lo considerano un grande piano per aumentare l’influenza cinese, ora che la leadership americana in Asia è messa in discussione. La Cina potrebbe inoltre ottenere più influenza in Asia centrale, spesso ritenuta il cortile di Mosca. Altri ancora ritengono sia un tentativo intelligente di distogliere l’attenzione dalle attività cinesi nel mar Cinese meridionale. Al contrario, c’è chi lo considera una mossa altruistica, sul modello del Piano Marshall, che tanto ha fatto per la ripresa delle economie europee dopo la guerra mondiale.

La Cina ha lanciato Obor facendo poca attenzione ai possibili rischi e minacce, nonostante molti dei Paesi lungo il tracciato siano politicamente volatili ed economicamente vulnerabili. Ventisei Paesi sui sessantasei toccati da Obor sono musulmani e alcuni hanno seri problemi con elementi jihadisti. Non è un segreto che Obor sia visto come una soluzione veloce al problema della sovracapacità cinese, come ad esempio gli eccessi di acciaio e ferro, con cui si costruirebbero le infrastrutture. Ad ora, è tuttavia poco chiaro sino a che punto la produzione domestica sarà usata a supporto dell’iniziativa, a causa delle difficoltà connesse al trasporto dei materiali pesanti e ingombranti. Inoltre, gran parte dei progetti infrastrutturali di Obor è rivolto all’interno, per connettere le regioni più remote ai mercati internazionali.

Il piano Obor presenta sia sfide sia opportunità per l’Europa. Nel settore commerciale, le merci cinesi sussidiate possono rappresentare competizione non leale per le imprese europee, ma l’apertura di nuove rotte commerciali può essere benefica per entrambi. Anche la volontà cinese di finanziare le infrastrutture nel vicinato dell’Ue può rappresentare un’opportunità win-win. La Cina sta già discutendo dei progetti infrastrutturali con i Paesi di centro ed est Europa nel formato 16+1.Ci potrebbero essere sicuramente dei problemi per gli approcci diversi di Ue e Cina relativamente all’assistenza finanziaria a Paesi terzi. Ad oggi la parola-chiave è connettività. I Paesi europei si sono divisi. La Gran Bretagna ha assunto un approccio pragmatico, vedendo Obor come una fonte di opportunità per le imprese e le istituzioni finanziarie britanniche. Anche la Spagna ha un atteggiamento generalmente positivo verso l’iniziativa cinese, mentre in Francia e Italia si è parlato sinora poco. Berlino, invece, è molto preoccupata dalla possibilità che Obor finisca per indebolire le regole europee in materia di investimenti e l’unità intra-Ue.

Per quanto riguarda gli altri Paesi, le reazioni sono state contrastanti. La Russia, dopo alcune riserve iniziali, ha accettato il progetto. L’India, invece, è stata molto critica, sia per una presunta mancanza di consultazione, sia per la disponibilità di Pechino a finanziare il Pakistan. La Cina ha investito pesantemente sul porto di Gwadar e sta pianificando di potenziare i collegamenti ferroviari verso Kashgar, nella regione autonoma dello Xinhian.Il corridoio economico Cina-Pakistan fornirebbe a Pechino l’accesso all’Oceano Indiano. L’iniziativa Obor va letta alla luce del con- testo domestico cinese. Esso aiuterebbe il Pcc a guadagnare tempo per riformare il sistema economico e sociale nazionale. Obor è un’iniziativa grandiosa, ma le potenziali trappole sono molte e grande attenzione dovrà essere posta rispetto all’analisi dei rischi politici per un’implementazione efficace. Molti dei Paesi aderenti sono sotto- sviluppati e spesso chiedono l’impegno di Pechino per introdurre tecnologie avanzate indipendentemente dal loro livello di sviluppo. Anche le riserve estere cinesi che vanno riducendosi o il valore dello yuan che cala potrebbero impattare su Obor.

Il progetto è ambizioso; se avrà successo riuscirà a portare benefici a tutti i Paesi lungo la strada, anche promuovendo uno sviluppo sostenibile. Obor è un esempio mirabile del soft power cinese, come Pechino lo svilupperà aiuterà a capire che tipo di attore vorrà essere la Cina nel XXI secolo.

 

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