La numero uno dell'agenzia di intelligence americana ha tenuto oggi il suo primo discorso pubblico dall'assunzione dell'incarico. Ecco che cosa ha detto

Per tenere gli Stati Uniti al sicuro, la Cia focalizzerà i suoi investimenti nella raccolta di intelligence sulle principali nazioni avversarie.

IL PRIMO DISCORSO PUBBLICO

A spiegare le priorità dell’agenzia di spionaggio civile del governo federale che rivolge le sue attività all’estero è stato il direttore in persona, Gina Haspel, che ha tenuto oggi a Louisville, in Kentucky, il suo primo discorso pubblico dall’assunzione dell’incarico.

MOLTE SFIDE

Tra gli obiettivi della nuova numero uno della Central Intelligence Agency, prima donna a ricoprire questo ruolo (la sua nomina è stata annunciata dalla Casa Bianca il 13 marzo e confermata dal Senato, dopo varie vicissitudini, il 16 maggio) ci sono alcune delle sfide maggiori per Washington. Rischi che, ha rilevato, sono molto cambiati da quando è entrata nella Cia trent’anni fa. Prima il pericolo maggiore, ha ricordato, proveniva dall’Urss. Oggi, le minacce sono, molte, “più veloci” e diverse”.

LE PRIORITÀ DELLA CIA

Nelle parole della Haspel spicca l’attenzione verso Paesi considerati ostili (che l’ultimo report diffuso negli scorsi mesi dalla National Intelligence aveva già identificato prevalentemente nei già noti Cina, Corea del Nord, Iran e Russia, soprattutto per possibili interferenze in vista delle delicate elezioni di midterm) e nell’estremismo islamico (Stato Islamico, ma non solo).

IL FATTORE UMANO

Il capo dell’agenzia si è poi soffermato sulla necessità di puntare non solo sulle nuove tecnologie, ma anche – e più di prima – sul fattore umano, ovvero la cosiddetta Humint (human intelligence). In particolare, ha spiegato ancora la Haspel, la Cia starebbe lavorando sulla formazione linguistica dei dipendenti, per assicurarsi che essi siano in sintonia con le culture in cui lavorano. In questo senso, tra i progetti da attuare quanto prima, ha aggiunto, c’è quello di reclutare personale etnicamente e culturalmente vario, nonché quello di aumentare il numero di funzionari di stanza all’estero.

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