Il dibattito organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea a cui hanno preso parte Ettore Licheri, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica; Sergio Battelli, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea alla Camera dei deputati; Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto affari esteri e Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia

“No al nazionalismo distruttivo”. È questo il messaggio che Juncker ha voluto condividere con l’Europa in occasione del suo discorso sullo stato dell’Unione europea all’Europarlamento che si è tenuto ieri, a meno di otto mesi dalle prossime elezioni europee. Per l’occasione, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea ha organizzato la diretta da Strasburgo, seguita poi da un dibattito sui temi toccati dal presidente uscente Juncker, a cui hanno preso parte Ettore Licheri, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica; Sergio Battelli, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea alla Camera dei deputati; Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto affari esteri e Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. A moderare il dibattito, il giornalista e conduttore David Parenzo.

Lavoro, welfare, clima, sicurezza e moneta unica al centro dello speech. Ma il focal point, in un questo momento, rimane l’importanza della coesione: “Insieme possiamo piantare i semi di un’Europa più sovrana” perché “oggi il mondo ha bisogno di un’Europa forte e unita”, ha detto Juncker nel suo speech.

Ed è infatti colmo di buoni propositi futuri il discorso del presidente. Fra i più rilevanti, una nuova alleanza Africa-Europa basata sulla cooperazione e polizia di frontiera, controllo del web e necessità/volontà di “aprire le vie di immigrazione legale” in ambito immigrazione e sicurezza. Trattato, durante lo speech, anche l’affaire Brexit e la questione sanzioni contro l’Ungheria. Poche ore dopo, infatti, il Parlamento europeo ha approvato la relazione Sargentini sullo Stato di diritto in Ungheria, dando l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati, che nella sua fase più avanzata può condurre a sanzioni contro il Paese.

“Vorrei che l’Europa si prendesse meglio cura della sua dimensione sociale”, ha concluso il presidente, dimostrando la volontà delle istituzioni europee di migliorare lì dove non si è fatto abbastanza.

Ma lo sguardo orientato al futuro di un presidente a fine mandato ha colpito la platea. “Il presidente Juncker – e in questo l’ho ammirato – ha deciso di non fare un discorso su quello che è stato fatto, ma un discorso che guardasse alle grandi sfide dell’Europa e all’Europa con un anelito di futuro”, ha  commentato Beatrice Covassi.

Di differente visione, Ettore Licheri, che ha invece “trovato uno Juncker in difficoltà, una Commissione in cerca di recuperare il terreno perduto, una commissione in affanno”. “Quando sento un rappresentante politico che, a pochi mesi dalla fine del mandato fa delle proposte – ha riferito – mi chiedo perché queste proposte non siano state fatte prima”. “La Commissione europea non è stata in grado di percepire i mutamenti politici e sociali di questa epoca”, ha aggiunto, lasciando così spazio “alla nascita dei movimenti populisti”.

In realtà, ha precisato Covassi,  le proposte avanzate  da Juncker altro non sono che “proposte già da tempo nel programma di lavoro della Commissione”. Quello che traspare, ha aggiunto, è che nei prossimi mesi il presidente “non ha intenzione di attendere” con le mani in mano il termine del suo mandato, “bensì di fare”, e impegnarsi “fino all’ultimo momento”.L’ondata di scetticismo nei confronti dell’Unione europea, peraltro, sarebbe causata da una cattiva informazione, ha specificato Covassi. “Prendiamo la questione plastica.  Se lo facciamo noi, si chiedono quali sono le lobby che ci sono sotto. Se lo fate voi – ha detto riferendosi a Battelli, appartenente al Movimento 5 Stelle – prende un altro sapore”. Traspare però la volontà, condivisa, di fare squadra per riuscire negli intenti comuni.

“Il progetto europeo può piacere o no in base alle nostre preferenze politiche”, ha commentato Nathalie Tocci, “ma serve”. “Vero – conferma Battelli –, la comunità europea ha migliorato la situazione italiana, ma Bruxelles dovrebbe imparare a comunicare meglio, in maniera molto più a portata del cittadino, focalizzandosi sulle sue vere esigenze”.

Ma se il dibattito si infiamma su quello che l’Europa è e quello che dovrebbe essere (e fare), sono invece tutti d’accordo sulla questione sanzioni contro l’Ungheria.

“Noi oggi voteremo a favore delle sanzioni all’Ungheria” ha espressamente detto Battelli. “Le regole vanno rispettate e i diritti sono un discorso non discutibile”, rimarcando così, nonostante l’alleanza con la Lega, la volontà di “mantenere l’ autonomia”. Sui principi dei diritti non si discute, conviene Licheri, sebbene non vada “demonizzato l’incontro tra Salvini e Orban”, perché “solo il dialogo all’interno della comunità internazionale può avvicinare le diverse posizioni nell’Unione europea”.

Juncker si è fatto promotore, come ha spiegato Tocci, di una visione di democrazia in cui “Stato di diritto, divisione dei poteri e diritti umani fanno parte della definizione stessa di democrazia. Il dramma è che questa visione, che in occidente era sostanzialmente incontestabile, è diventata materia di scontro politico. “L’interpretazione di democrazia di Orban non è l’interpretazione di democrazia dell’Unione europea”, definendo con ulteriore chiarezza la posizione Ue sulle politiche di Orban, confermate appunto poche ore dopo dall’esito della votazione.

“In questo momento si stanno delineando delle alleanze potenziali, assi, equilibri politici del tutto inediti rispetto a quelli a cui siamo abituati” è intervenuta Covassi. “Se si dovesse delineare un asse che include Le Pen, Orban e altri è una realtà del tutto diversa su cui sinora non abbiamo riflettuto e che porterebbe il baricentro di qualunque partito in un’altra direzione”. “In questa fase è molto presto per dire quali saranno le alleanze – ha concluso – ma quello che spetta a me sottolineare, nel mio ruolo istituzionale, è che le prossime elezioni saranno tra chi l’Europa la vuole riformare e renderla migliore, più democratica e più vicina al cittadino e chi la vuole riformare svuotandola dal suo interno e farla diventare sempre più debole”.

Sul discorso di Juncker è arrivato anche il commento del premier Giuseppe Conte, che ha detto di aver trovato “una serie di messaggi che ci trovano concordi sul rilancio di un’Europa”. Giudicate “senz’altro apprezzabili – ha detto Conte – le iniziative di partnership con l’Africa, in materia di sicurezza e sull’impegno ad operare un’accelerazione nel rimpatrio dei migranti irregolari”.

Condividi tramite