Scacco matto della Cina: sta per nascere il più grande spazio al mondo per il libero commercio e la produzione. Dopo la Grecia e il costone balcanico, ecco i frutti della Via della Seta anche in Belgio

Una mossa che, di fatto, è quasi uno scacco matto della Cina all’Europa e a buona parte delle aree di sua influenza. È stato firmato un accordo per collegare i servizi ferroviari del porto di Anversa con quello di Shanghai.

Il programma, chiamato Diamond Silk Road, mira a collegare Anversa e Shanghai con un treno (per passeggeri e merci) che attraverserà altre 10 città tra cui Bruxelles, Mosca, Ulan Bator e Pechino, formando così il più grande spazio al mondo per il libero commercio e la produzione. Sarà operativo tra un anno.

DIAMOND SILK ROAD

Un lunghissimo convoglio che farà, al contrario, l’itinerario tanto caro ad Alessandro Magno. Un treno dalla Cina al centro Europa, capace da un lato di strutturare una rete logistica diretta tra il Dragone e il Vecchio continente, e dall’altro di consolidare il mega progetto legato alla Via della seta con il player orientale che intende sviluppare istruzione e cultura accanto a business e tecnologie.

Lo ha detto apertamente Li Jianmin, ministro-consigliere della missione cinese presso l’Unione Europea presente alla cerimonia della firma, secondo cui Silk Road “non è solo una strada per lo sviluppo delle economie, del commercio e dell’industria, ma è anche una strada per l’istruzione e la cultura”.

Un filo, sottile ma di ferro, che lega le strategie industriali di Pechino alla penetrazione socio-culturale nei fazzoletti urbani e universitari di pertinenza. Accanto al ministro a raccoglierne il testimone ecco Ludo Van Campenhout, vice sindaco di Anversa che elogia lo scambio di merci, cultura e persone attraverso lo sviluppo di una nuova ferrovia da est a ovest. “Ogni nazione, grande o piccola, beneficia della concorrenza: il libero commercio è la base per creare ricchezza ma anche base per il benessere e la pace”.

IN CARROZZA

Il percorso The Diamond Silk Road durerà 28 giorni e i viaggiatori potranno decidere autonomamente dove scendere durante il loro viaggio e pagare solo la rotta percorsa. Da tre anni lavorano al progetti i manager di realtà mondiale come Femoza, Diplomatic World e Eftcc.

Era il 2011 quanto il primo treno-merci cinese giungeva in una stazione ferroviaria europea. Arrivò in Germania, a Duisburg: da allora ne sono giunti almeno 11mila, propedeutici allo sviluppo odierno della cintura economica chiamata Via della seta. Dallo scorso giugno infatti la rete ferroviaria cinese è in grado di assicurare un collegamento tra 48 città cinesi e 42 europee grazie al primo lustro di vita della Belt and Road, la rete transnazionale che collega l’Asia con l’Europa, ma ma anche con l’Africa.

A suggellare la partnership belga-cinese l’opera d’arte dell’artista cinese Shufen Yan posizionata nella stazione centrale di Anversa: ritrae una colomba come simbolo di pace accanto ad una mano come simbolo di amicizia tra le due città.

In due anni la Cina vi ha investito più di 50 miliardi di dollari, ha partecipato alla costruzione di 56 zone di cooperazione economica e commerciale e ha creato 180mila posti di lavoro lungo i paesi che si affacciano sulla Belt and Road. E ben 68 tra Paesi e organizzazioni internazionali hanno firmato accordi di cooperazione con la Cina per portare avanti la cintura, consci che in prospettiva oltre il 90% dell’aumento economico mondiale arriverà da aree non europee, principalmente dall’Asia.

EURASIA

Ma dietro all’iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping, si stanno muovendo una serie di dinamiche commerciali solo in apparenza secondarie, che si inseriranno nel solco dei nuovi percorsi logistici in Eurasia.

È il caso di Sibur, la più grande compagnia petrolchimica russa che sta lavorando ad una forte cooperazione con la Cina, costruendo alcune fabbriche e un centro logistico lungo la cintura economica della Via della seta. Nelle intenzioni, secondo il ceo Dmitry Konov, Sibur intende proseguire la spedizione dei suoi prodotti su rotaia.

Inserirsi nella Belt and Road significherebbe migliorare le esportazioni russe di prodotti petrolchimici in Cina e non solo. Da un lato la contingenza delle esigenze da parte dell’Estremo Oriente russo di costruire nuove ferrovie e ammodernarne le vecchie (ma anche autostrade e ponti), dall’altro il potere “tra due continenti” che sta attuando Zhang Zongyan, presidente di China Railway Group Limited.

Il passo in Eurasia è l’obiettivo, quindi, anche per altre realtà che potrebbero approfittare della nuova autostrada cinese.

Come ha confermato il recente vertice di Vladivostok tra Xi e Putin, Cina e Russia sono altamente complementari nella produzione e nella lavorazione del petrolio e del gas, e la Cina ha bisogno di una quantità crescente di idrocarburi per consentire al proprio sistema di mantenere gli standard attuali.

twitter@FDepalo

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