Dopo la tempesta della lira turca, Il Cairo punta tutto sul gas: sia per calmierare l'Fmi sui prestiti, che per stabilizzare occupazione e progetti. Obiettivo, qualificarsi come player riconosciuto e duraturo di due quadranti

Qualificarsi come player riconosciuto e duraturo di due quadranti strategici, quello euromediterraneo e quello mediorientale, nella consapevolezza che sarà il gas il jolly da giocare, con mercati e cancellerie.

Questa la direttrice di marcia imboccata dall’Egitto, alle prese con una serie di scadenze significative (come quella con il Fondo Monetario Internazionale) e con gli sviluppi (anche geopolitici) legati, a doppia mandata, al dossier idrocarburi, dopo la firma dell’accordo con Cipro per vendere il gas naturale di Afrodite all’Europa continentale.

VADEMECUM

Tre le azioni che si trovano al primo punto dell’agenda del governo guidato da Al Sisi: riforme per la crescita economica; fine (tra due settimane) dell’import di gas e inizio (a gennaio 2019) dell’export di gas naturale egiziano; due privatizzazioni da concludere entro l’anno. Un pacchetto di iniziative che dovrebbero portare, in dote, una serie di trend positivi: numeri da offrire al delegato dell’Fmi che a ottobre sarà al Cairo per la quarta revisione del programma-prestiti che investe il Paese. Così, nelle intenzioni, si otterrà una stabilizzazione finanziaria progressiva (quindi istituzionale e sociale) con meno disoccupazione e rafforzamento di un player macroregionale strategico, anche in ottica Medio Oriente.

La definizione pubblica di questo trittico di manovre è stata oggettivizzata in occasione del meeting economico promosso ieri dalla Camera di Commercio egitto-americana al Cairo, a cui ha preso parte anche il ministro delle finanze Mohamed Moeit. “Entro il prossimo mese – ha osservato – speriamo di avere buone notizie in termini di miglioramento della situazione dei mercati emergenti. Il governo intende espandere la propria base imponibile nel prossimo periodo”, aggiungendo che il suo ministero attuerà nuove riforme in termini di tasse sulla proprietà, dogane e sistema fiscale. Obiettivo, nel breve-periodo, è la crescita economica del Pil che raggiunga il 6% nell’anno fiscale 2018/19 con una attenzione puntata su infrastrutture, elettricità, gas e settori industriali.

ENERGY HUB

Secondo Moeit l’Egitto sta affrontando bene l’attuale crisi dei mercati emergenti, con palese riferimento alle questioni riguardanti la lira turca. È chiaro, ha aggiunto, che se la crisi dei mercati emergenti dovesse proseguire, l’Egitto dovrà prendere altre contromisure per non incorrere in problematiche più gravi. È la ragione per cui il ministero delle Finanze del Cairo sta lavorando per gestire la vera arma finanziaria in mano all’Egitto, ovvero una buona economia diversificata, che ha sostenuto il Paese quando tre anni fa il settore del turismo è crollato.

Il riferimento è alle risorse derivanti dal dossier energetico, gas e petrolio in primis con due prospettive. La prima riguarda il trend generale energetico successivo allo status egiziano di nuovo produttore ed esploratore: la produzione del giacimento Zohr gestito da Eni ha un peso specifico significativo che gli consentirà di soddisfare le richieste di altri paesi, anche grazie ad una nuova legge che consentirà alle società private di importare gas e riesportarlo attraverso le strutture di GNL presenti nel paese.

QUI CIPRO

La seconda tocca la firma dell’accordo tra Egitto e Cipro per vendere il gas naturale nel giacimento di Afrodite all’Europa continentale, che è utilissima al Cairo al fine di promuovere nuovi piani per trasformare il Mediterraneo orientale in un centro energetico di caratura globale. Inoltre Nicosia e Il Cairo si sono impegnati a realizzare un gasdotto tra i due paesi, come annunciato dal ministro cipriota dell’Energia Georgios Lakkotrypis e il ministro del petrolio egiziano Tarek El-Molla.

Afrodite, che contiene circa 4,5 trilioni di metri cubi di gas, per l’Egitto si somma alle potenzialità dei giacimenti israeliani di Tamar e Leviathan, gestiti da Israel Delek Drilling e da Noble. Le forniture sarebbero dirette verso gli impianti di GNL in Egitto, a circa 400 miglia a sud di Cipro.

Unico punto interrogativo, dopo il “matrimonio” tra Cipro e Egitto, potrebbe riguardare l’ipotesi di possibile battuta d’arresto per il gasdotto EastMed (2.100 km entro il 2025) su cui si srotolerà il dibattito autunnale in diversi meeting tematici internazionali. Per cui, parafrasando l’intervento di Massimo Mantovani, amministratore delegato pdi Eni per le attività gas, lng e power, alla conferenza di Gastech a Barcellona, l’Egitto si fa super “aggregatore” per il gas.

Il quadro che si compone, quindi, permette di ipotizzare molto realisticamente un macro centro di produzione del gas grazie ai giacimenti ciprioti, israeliani ed egiziani, proprio ai confini con l’Ue anche al fine di diversificare l’offerta dalla Russia.

twitter@FDepalo

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