Società contemporanea e green economy. Perché il futuro è verde

Società contemporanea e green economy. Perché il futuro è verde
Nel libro di Ronchi, presentato alla Camera dei Deputati, vengono individuati i fattori che potrebbero accelerare la transizione verso la green economy: le politiche pubbliche, l’eco-innovazione, la finanza verde e l’iniziativa delle imprese green

Nella società contemporanea i fattori economici svolgono un ruolo decisivo, determinando la sostenibilità e l’insostenibilità dello sviluppo. Nella storia dell’uomo le teorie economiche sono state sempre legate al contesto sociale; così oggi, in una società in cui le risorse diventano sempre più scarse, il cambiamento climatico causa sempre maggiori danni economici e disagi sociali, il consumo inarrestabile di suolo mette a rischio la biodiversità e i beni ambientali, c’è bisogno di una nuova narrazione, di una storia positiva, che può essere interpretata solo dalla green economy, un’economia che assicuri uno sviluppo umano sostenibile, capace di futuro, che procuri una migliore qualità della vita e che punti ad una crescita qualitativa e quantitativa selettiva.

L’ultimo libro di Edo Ronchi, “La transizione alla green economy” (Edizioni Ambiente), presentato oggi alla Camera dei Deputati, arriva esattamente dieci anni dopo che il termine green economy venne usato per la prima volta in un documento ufficiale dell’Unep, delinea un percorso per rafforzare la transizione green e indica i fattori che ne ostacolano il cammino e quelli che invece lo possono facilitare.

“In un solo secolo, il novecento – scrive Ronchi – la popolazione mondiale è quadruplicata, i consumi di energia sono cresciuti di circa otto volte e quelli dei materiali di oltre dodici; i combustibili fossili accumulati in milioni di anni, bruciando in breve tempo e in grande quantità, hanno generato volumi enormi di anidrite carbonica che stanno cambiando il clima. Così non si può andare avanti; l’attuale sviluppo, così com’è, non va; qualche passo nella giusta direzione è stato compiuto, ma si è fatto ancora troppo poco e in modo troppo lento e tortuoso, a volte perfino contraddittorio. E il tempo non è una variabile irrilevante per le dinamiche in atto di questa crisi di portata epocale”.

Il saggio individua i tre fondamenti della green economy: a) tutela del clima e della biodiversità. Gli impatti sul clima e sulla biosfera hanno cambiato le condizioni di base e i presupposti fondamentali delle attività economiche; i costi della crisi climatica ed ecologica hanno raggiunto un’enorme rilevanza economica. b) circolarità delle risorse. L’economia circolare, presupposto della green economy, è la strada per affrontare il nodo dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, che consente di disaccoppiare il livello del consumo di risorse da quello delle attività economiche. c) benessere inclusivo e di migliore qualità. La sostenibilità ecologica si può ottenere sostituendo il consumismo con una migliore qualità dei consumi, con migliori beni e servizi e minore impatti ambientali; inoltre le attività green generano più occupazione di quelle tradizionali brown ( in 10 anni in Europa l’occupazione in questo settore è cresciuta del 40%).

Nel libro vengono individuati i fattori che potrebbero accelerare la transizione verso la green economy: le politiche pubbliche, l’eco-innovazione, la finanza verde e l’iniziativa delle imprese green. I settori economici chiave che guidano la transizione alla green economy ,e che già in alcuni casi hanno intrapreso questa rotta, sono l’agricoltura, l’energia, la manifattura, i rifiuti, le costruzioni, i trasporti e il turismo. Particolare attenzione alle città: ospitano metà della popolazione mondiale, producono l’80% del Pil e il 70% delle emissioni ed hanno, quindi, un ruolo decisivo sia nell’insostenibilità dell’attuale sviluppo, sia nei cambiamenti della transizione alla green economy.

“Il salto culturale, di visione, richiesta da questa transizione – conclude Ronchi – è piuttosto impegnativo e non è affatto una passeggiata per le culture politiche contemporanee. Tenere conto delle future generazioni che non votano e di impegni e problematiche che vanno oltre il termine dei pochi anni delle legislature è questione non semplice per la politica, specie quando è carente di ciò che la rende preziosa e di qualità: le grandi visioni e i forti valori di riferimento”.

ultima modifica: 2018-09-25T15:52:28+00:00 da Saturno Illomei

 

 

 

 

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