Venerdì è morto il Prof. Luigi Luca Cavalli-Sforza, Luca come lo chiamavano gli amici e collaboratori più stretti. Uno dei padri della Genetica Italiana. Grande scienziato e grande uomo di cultura, che ha saputo fondere discipline differenti, come la genetica, la linguistica, l’archeologia, la storia, per ricostruire l’evoluzione dell’uomo e delle sue migrazioni.
Il suo nome ha sempre suscitato in me rispetto ed ammirazione, sin da quando studente universitario nel collegio Ghislieri di Pavia, che lui aveva frequentato, ne sentivo parlare e ascoltavo i suoi seminari. Cavalli-Sforza, infatti, ha studiato a Pavia durante il periodo del fascismo, dopo aver frequentato a Torino il laboratorio di Giuseppe Levi (maestro di tre premi Nobel italiani: Luria, Dulbecco e Levi-Motalcini) prima che Levi venisse espulso dall’Università a causa delle leggi sulla razza.
Ma ancora di più ho apprezzato la sua scienza, quando ho iniziato a frequentare l’Istituto di Genetica Biochimica ed Evoluzionistica del CNR a Pavia, l’Istituto che Lui aveva fondato, anche se all’epoca Cavalli-Sforza lavorava ormai a Stanford negli USA. Nel mio studio, davanti alla mia scrivania c’è la copia della lettera in cui nel 1968 Cavalli Sforza chiedeva all’allora presidente del CNR, Prof. Caglioti, di istituire a Pavia un centro del CNR con il nome di “Genetica ed Evoluzione”. Nella stessa lettera indicava i nomi dei ricercatori Italiani, tutti con una lunga esperienza negli Stati Uniti, che avrebbero dovuto essere reclutati. Tra questi il Prof. Artuto Falaschi e il Prof. Silvano Riva che hanno diretto l’istituto fino al 2007 e hanno promosso lo sviluppo della Biologia Molecolare in Italia.
Il Prof. Cavalli-Sforza ha iniziato la sua carriera di scienziato lavorando con un altro pilastro della Genetica Italiana, il Prof. Adriano Buzzati-Traverso che all’epoca lavorava a Pavia prima di trasferirsi a Napoli, dove fondò un altro importante Istituto del CNR, che oggi porta il suo nome. Dopo essersi occupato di genetica dei batteri con risultati importanti, Cavalli ha iniziato a studiare la genetica umana. Proprio due mesi fa, in occasione di una riorganizzazione dell’Istituto di Pavia (Istituto di Genetica Molecolare) sono riemersi i suoi protocolli relativi ai suoi studi sulla relazione tra consanguineità e deficienze mentali nei piccoli paesi delle colline del Parmense, una volta isolate per molto tempo nei mesi invernali. Ma sono riemersi anche i suoi protocolli meravigliosi sui Pigmei, una popolazione lui ha studiato in diverse spedizioni in Africa.
Con i suoi studi multidisciplinari, che fondevano informazioni derivanti dall’archeologia, dall’antropologia culturale, dall’etnografia, dalla demografia, dalla linguistica e, ovviamente, dalla genetica, Cavalli-Sforza ha messo le basi per gli studi di genetica di popolazione.
Dalla sua intuizione è nata quella che oggi si chiama la paleogenetica, ovvero la possibilità di studiare la storia dell’uomo e delle migrazioni umane tramite lo studio dei marcatori genetici. Oggi, grazie agli incredibili sviluppi tecnologici nel sequenziamento del DNA, questi studi sono diventati molto più sofisticati e spesso leggiamo di nuovi progressi nel disegnare la storia dell’uomo. Ma tutti questi studi si muovono nel solco disegnato da Cavalli-Sforza. Sua è la scoperta che non esistono razze umane, e che le differenze genetiche tra gli individui di una popolazione sono maggiori di quelle medie tra popolazioni differenti. E che le differenze a noi molto evidenti tra popolazioni, come il colore della pelle, riflettono fenomeni come l’isolamento genico di piccole popolazioni primitive. Sua è anche la dimostrazione che gli italiani sono una miscela incredibile di popolazioni differenti e che le differenze genetiche tra italiani non hanno pari nelle popolazioni di altri stati europei.
Cavalli-Sforza, ha segnato una rivoluzione nello studio della genetica umana e nel nostro modo di comprendere la storia dell’uomo. Una rivoluzione scientifica carica di significati che vanno ben oltre la scienza.

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