Il vertice di Salisburgo non ha fatto compiere passi in avanti sul tema dell’immigrazione, ma si è finalmente sbloccata la missione militare in Niger che permetterà di addestrare le forze nigerine per migliorare il controllo del territorio e soprattutto dei confini

Com’era prevedibile, il vertice di Salisburgo non ha fatto compiere passi in avanti sul tema dell’immigrazione limitandosi ad alcune reciproche puntualizzazioni tra Stati membri e a una diversità di vedute sulla proposta del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di potenziare sensibilmente l’agenzia Frontex per il controllo delle frontiere esterne. Essendo un vertice informale ogni eventuale decisione è rimandata al Consiglio europeo di ottobre: per ora non c’è il minimo accordo sulla redistribuzione dei migranti come vorrebbe l’Italia e anzi alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, non piace il concetto di “solidarietà flessibile” secondo il quale ogni Paese fa quello che vuole. Serve quindi un sistema “per un’onesta redistribuzione dei migranti nell’Ue” su cui non c’è finora accordo

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ammesso che “il caso Diciotti ci vede tutti perdenti” e che l’unica cosa su cui i partecipanti al vertice sono stati d’accordo è la necessità di arrivare a una conclusione definitiva dopo mesi di discussioni: “Se l’Europa vuole esprimere una politica in materia di immigrazione, vuol dire che mette a punto una strategia, rivede il regolamento di Dublino e quanto prima persegue nuovi meccanismi di gestione collettiva nel segno della solidarietà”. Mentre Emmanuel Macron ritiene possibile una modifica del regolamento di Dublino prima delle elezioni europee del prossimo maggio, Conte non è convinto dell’ipotesi di contributi volontari da parte di quei Paesi che non dovessero accettare la redistribuzione che per l’Italia dev’essere ampia: non è l’obiettivo, ha detto, e anzi in quel caso bisognerebbe attivare incentivi e disincentivi molto rigidi. Resta in piedi anche la discussione sui fondi da stanziare per l’Africa visto che, ha ricordato il presidente del Consiglio, il mezzo miliardo attuale è “irragionevole” rispetto ai 6 miliardi concessi alla Turchia per frenare il flusso di profughi siriani attraverso i Balcani. In Africa si può “investire nella cooperazione, incentivando le iniziative locali nei Paesi di origine” e l’Ue “deve dare una risposta” alla Cina che nel frattempo sta stanziando decine di miliardi in Africa.

Merkel è d’accordo sulla proposta di Juncker riguardo al potenziamento di Frontex, invece Conte ha espresso molti dubbi con una spiegazione ineccepibile: aumentare fino a 10mila le unità di Frontex con un numero di navi in proporzione costerebbe parecchi miliardi, ma se si trovassero davanti dei barconi con migranti ci sarebbe sempre l’obbligo del salvataggio né sarebbe possibile il respingimento stante la giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. Molto meglio, secondo Conte, destinare quei miliardi al fondo europeo per l’Africa. Ha invece senso un maggiore ruolo di Frontex sulla terra, com’è stato definito nello stesso giorno del vertice dal commissario europeo agli Affari interni, Dimitri Avramopoulos, e dal ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, per frenare i passaggi illegali ai confini. Analogo accordo era già stato siglato con Albania e Macedonia.

Nel frattempo si è finalmente sbloccata la missione militare in Niger che permetterà di addestrare le forze nigerine per migliorare il controllo del territorio e soprattutto dei confini. L’annuncio ufficiale è arrivato dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che la definisce una missione “per il controllo dei flussi migratori”. La vicenda si sblocca dopo un anno: nel settembre 2017, infatti, ci fu un bilaterale con l’allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il 1° novembre arrivò la richiesta ufficiale delle autorità nigerine. Dopo divisioni interne nel governo nigerino e intromissioni francesi, ora la missione diventerà operativa anche se l’attenzione dell’Italia nei mesi scorsi non è mai mancata: proprio il 19 settembre era giunto a Niamey il quinto volo umanitario italiano con 5 tonnellate di farmaci e presidi medici trasportato da un C130J dell’Aeronautica e consegnato tramite il ministero degli Esteri.

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