Il governo fa gioco di squadra con le aziende pubbliche. E la Lega…

Il governo fa gioco di squadra con le aziende pubbliche. E la Lega…
Per far ripartire la crescita servono investimenti. È per questo che il premier Conte ha chiamato a raccolta le grandi partecipate dello Stato, tra cui anche Leonardo e Fincantieri. Nel frattempo, in Senato la Lega fa quadrato intorno al comparto della difesa, “da sostenere con la massima forza”

Chiamate alle armi per le partecipate dello Stato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha convocato a palazzo Chigi le aziende a partecipazione pubblica per la riunione della “Cabina di Regia per gli investimenti”, tra cui anche quelle del comparto difesa. Su questo settore, nel frattempo, si sono incontrati a palazzo Madama i vertici parlamentari della Difesa in quota Lega, insieme al sottosegretario Raffaele Volpi. Dalla riunione al Senato è arrivato un messaggio chiaro, in controtendenza rispetto ad alcune recenti uscite M5S sulle “spese militari inutili” (parole di Luigi Di Maio): “la difesa è un settore da sostenere con la massima forza”.

LA RIUNIONE A PALAZZO CHIGI

Ad ogni modo, dalla riunione di palazzo Chigi, insieme al premier, hanno partecipato alla riunione gli amministratori delegati delle grandi aziende partecipate dallo Stato. Per il settore elettrico, c’erano i numeri uno di Terna, Luigi Ferraris, e di Enel Francesco Starace. Per l’energia, gli ad di Snam, Marco Alverà, di Eni, Claudio Descalzi, di Saipem, Stefano Cao, di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, e di Italgas, Paolo Gallo. Presenti anche gli amministratori delegati di Cassa depositi e prestiti (Cdp) Fabrizio Palermo, di Poste Italiane, Matteo Del Fante, di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti e di Open Fiber Elisabetta Ripa. Per il settore della difesa, c’erano gli ad dei due colossi nazionali, Giuseppe Bono per Fincantieri e Alessandro Profumo per Leonardo, freschi dell’accordo raggiunto per il rilancio della joint venture Orizzonte Sistemi Navali al fine di competere al meglio nei mercati internazionali nel campo navale.

IL PIANO DI GOVERNO

La riunione era stata annunciata nei giorni scorsi da Giuseppe Conte all’Università di Firenze. “Sono state invitate le più grandi aziende partecipate del nostro Paese e siamo a valutare quale sarà un piano addizionale per gli investimenti”, aveva spiegato ai cronisti. L’obiettivo “è lavorare seriamente per crescita”, coinvolgendo le grandi imprese a partecipazione statale nel rilancio degli investimenti. La linea era stata poi ribadita dal ministro delle Politiche europee Paolo Savona nel corso della recente conferenza stampa all’associazione stampa estera di Roma. “Bisogna creare una cabina di regia per il rilancio degli investimenti pubblici e privati, perché come dice il documento (la nota di aggiornamento al Def, ndr) lo strumento per ottenere la crescita sono gli investimenti”.

IL SETTORE DELLA DIFESA

La partecipazione di Fincantieri e di Leonardo è stata inevitabile, considerando che il vertice si è rivolto a tutte le maggiori partecipare. Il gruppo triestino appartiene infatti per il 71,64% a Fintecna (al 100% di Cassa depositi e prestiti, che per l’82% appartiene proprio al Mef). Il colosso di piazza Monte Grappa è invece posseduto al 30,20% direttamente dal Tesoro. Eppure, per un settore che da tempo chiede investimenti da parte dello Stato (primo cliente in un comparto come quello della difesa), l’eventuale capovolgimento della domanda è suonato strano.

I NUMERI DI LEONARDO E DEL SETTORE

Difatti, con 11,5 miliardi di euro di fatturato e poco meno di 29mila occupati, Leonardo spende già molto in investimenti in ricerca e sviluppo, vero motore dell’innovazione. Nel 2017, l’azienda ha destinato a tale scopo 1,5 miliardi, un valore elevato anche considerando i competitor internazionali. Basti pensare che la società italiana è la decima al mondo nel settore aerospazio, difesa e sicurezza per il fatturato, ma che si colloca al quarto posto per quanto riguarda la spesa in ricerca e sviluppo (dopo Boeing, Airbus, e Bae Systems). Ciò riguarda tutto il settore della difesa, di per sé vocato all’innovazione. Un recente studio di OpenEconomics (2016) lo ha certificato nei numeri. Il comparto ha registrato una media di 8,5 brevetti per impresa, rispetto a una media nazionale dell’1,5%. Parallelamente, uno studio commissionato lo scorso anni dall’Aiad (la Federazione delle aziende di settore) a Prometeia, ha calcolato che 1 euro di investimenti in nuovi asset e servizi da parte del ministero della Difesa comporta 2,70 euro di entrate fiscali complessive.

LE PAROLE DI VOLPI

Numeri confermati dalle parole del sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi, che a palazzo Madama ha incontrato la presidente della commissione Difesa del Senato Donatella Tesei, la vice presidente della commissione Difesa della Camera Marica Fantuz, e i due capi gruppo della Lega nelle suddette commissioni, Umberto Fusco e Roberto Paolo Ferrari. Nel settore, è stato convenuto nella riunione a marchio leghista, “ci sono opportunità da cogliere sia per le grandi aziende, sia per la piccola e media impresa e per l’indotto, a tutto vantaggio per le entrate dello Stato, gli investitori e le economie dei territori dove risiedono importanti realtà locali del tessuto industriale della difesa”. Inoltre, gli intervenuti hanno concordato “sui soddisfacenti risultati positivi conseguiti dal comparto, che fattura più di 14 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,8% del nostro Pil”, concentrando altresì l’attenzione sul supporto all’export per un settore che occupa 44mila persone, 110mila considerato l’indotto. Insomma, ha detto Volpi, “un settore da sostenere con la massima forza”.

ultima modifica: 2018-10-10T10:50:56+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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