L'economista a Formiche.net: c'è una grande contraddizione, perché gli istituti italiani oggi scontano proprio quello spread alimentato dalla manovra allestita dal governo che ora vuole salvarle. E poi c'è il rischio che eventuali interventi vengano considerati come aiuti di Stato. La reazione dei mercati post S&P? Non è il caso di scaldarsi troppo

L’inizio è stato decisamente buono, ora bisogna vedere come va a finire. È un lunedì che sorride alle banche quello odierno, ma per quanto? Sì, non c’è stato nessun effetto Standard & Poor’s sulla Borsa (qui l’articolo di questa) e sullo spread, sceso ben al di sotto dei 300 punti base. Addirittura il listino è trainato proprio da quelle banche che rischiano di più sul fronte dello spread, perché piene zeppe di Btp. Eppure venerdì sarà una giornata di fuoco per gli istituti italiani. L’Eba, l’Autorità europea sulle banche, avvierà infatti quegli stress test sui patrimoni per capire l’effettiva solidità delle banche italiane.

Non è un mistero infatti che oltre i 400 punti base più di un istituto, a cominciare da Mps, avrebbe seri problemi di tenuta. E già oggi cinque mesi di spread al rialzo, hanno eroso per miliardi il patrimonio delle banche, intaccandone i coefficienti. Certo, il governo gialloverde ha un piano, almeno così sembra. Alle brutte scatterebbero ricapitalizzazioni mirate finanziate da prestiti e garanzie statali. Nelle coperture verrebbero inseriti anche i conti dormienti della Ragioneria dello Stato e dei privati e lo stesso premier Giuseppe Conte avrebbe chiesto di preparare le misure per diversi tipi di scenario.

Un’idea che piace poco a Marcello Messori, economista e docente Luiss e direttore della scuola European Political Economy. Il fatto è che tutto ruota intorno a una profonda contraddizione, fa notare Messori. “Sarebbe paradossale prevedere un intervento a sostegno delle banche. Oggi che cosa scontano i nostri istituti? Uno spread che ha eroso il loro patrimonio. Benissimo. E a che cosa è dovuto questo rialzo? Da una manovra che non è stata compresa oltre ad andare contro le regole europee. Dunque, allestire una manovra che fa rialzare lo spread e poi correre ai ripari per aiutare quelle banche vittime dello stesso spread non ha senso, è grottesco, assurdo”, spiega l’economista.

“C’è un altra questione poi, più tecnica ma non per questo meno importante. “Le regole europee sono molto chiare e chi paventa interventi di natura pubblica sulle banche dimostra di non conoscerle. Un aiuto alle banche lo si può dare solo laddove ci sia un rischio sistemico, cioè un potenziale contagio. E non è questo il caso. Il rischio è di trasformare interventi di ricapitalizzazione in veri e propri aiuti di Stato e questo comporta una violazione della normativa europea, non si può fare. Avremmo dovuto imparare qualcosa dalle precedenti crisi bancarie ma mi pare che non sia così. Risulta fin troppo ovvio che un perdurare dello spread sopra livelli così elevati, oggi siamo poco sotto i 300 non mi pare siamo scesi molto, avrebbe un effetto negativo sulle banche, costringendole o a una ricapitalizzazione o a una riduzione delle proprie attività, dunque in estrema sintesi a concedere meno prestiti. Allora mi chiedo, anche qui, una manovra che parla di crescita come quella appena giunta in Parlamento, non ha calcolato che con un rialzo dello spread viene meno una delle principali fonti di crescita per le pmi, il finanziamento bancario? Altra contraddizione”.

Messori si sofferma poi sulla sorprendente reazione odierna dei mercati che sembrano aver snobbato il giudizio di Standard&Poor’s. Non c’è da scaldarsi più di tanto, è il messaggio. “La volatilità attuale dimostra che c’è ancora grande incertezza, che gli investitori non sanno bene ancora che cosa fare. Non è che improvvisamente si fidano di noi. Quanto al rimbalzo della Borsa vorrei far notare come sia stato influenzato da certi fattori internazionali, come la crescita dell’economia Usa. Ma  come detto non c’è ancora un orientamento preciso da parte del mercato, regna l’incertezza. Tanta”.

Condividi tramite