Tutte le tappe della procedura di infrazione europea. Report Csc

Tutte le tappe della procedura di infrazione europea. Report Csc
Il mese della verità sarà giugno. Se l'Italia non avrà fatto i compiti a casa scatteranno sanzioni fino allo 0,5% del pil. L'Italia ha sette mesi per cambiare rotta

Tutti la nominano in questi giorni. La “procedura di infrazione” che l’Europa ha aperto nei confronti dell’Italia. Eppure la domanda che ancora tiene banco è: come funziona esattamente? Domanda alla quale ha risposto questo pomeriggio il Centro studi Confindustria diretto da Andrea Montanino, diffondendo una delle sue consuete infografiche. Con delle premesse però.

Da quando la regola del debito è applicata all’Italia (2015), il debito non è mai sceso seguendo il sentiero richiesto dai regolamenti europei. “La presenza di fattori rilevanti (in particolare il rispetto del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita) ha finora evitato l’apertura della procedura. Adesso per la prima volta in Europa verrà aperta una procedura per debito eccessivo. La commissione ritiene ampia la deviazione degli obiettivi di bilancio programmati dal governo ma soprattutto le misure principali della manovra sono considerate un passo indietro sulle riforme strutturali e insufficienti a stimolare la crescita. In base alle esperienze degli anni scorsi, solo il ripetuto e assoluto rifiuto di correggere gli obiettivi di bilancio potrebbe portare a sanzioni”, scrive il Centro studi di Confindustria.

Dunque da qui a comminare le vere e proprie sanzioni di tempo ce ne vorrà. Gli step sono essenzialmente questi. Entro la fine dell’anno la commissione europea formulerà la proposta al Consiglio europeo per procedere nei confronti dell’Italia. A gennaio poi, la stessa commissione fornirà al Consiglio le raccomandazioni che allo stesso tempo invierà all’Italia e alle quali Roma dovrà adempiere. In pratica si tratta delle azioni correttive da intraprendere sul fronte del debito, tutte a scaglioni, fino a 8-10 miliardi all’anno. Giugno sarà il mese chiave: se l’Italia avrà fatto quanto chiesto dall’Ue, scrive Confindustria, tutto rientrerà. In caso contrario, scatterà un deposito dello 0,2% del pil oppure un ridotto accesso ai fondi europei oppure una multa fino allo 0,5% del pil. Insomma dolori.

ultima modifica: 2018-11-23T18:14:41+00:00 da Rino Moretti

 

 

 

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