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G20 Argentina, tra dossier di rigore e argomenti scomodi

Conte

Oggi il presidente del Consiglio di ministri, Giuseppe Conte, sarà in Argentina per partecipare al G20 che si svolgerà a Buenos Aires venerdì 30 novembre e sabato 1° dicembre. A mezzogiorno, ora argentina, sarà presente all’Università di Buenos Aires per inaugurare il Centro italo-argentino di Alti Studi. Di seguito, gli verrà conferito il dottorato Honoris Causa da parte del rettore Alberto Edgardo Barbieri e il premier terrà una lectio magistralis.

Alle 18 è previsto l’incontro bilaterale con il presidente della Repubblica Argentina, Mauricio Macri, al palazzo di governo e intorno alle 19.50, per concludere la giornata, ci sarà la visita al Museo de Bellas Artes dove è esposta la scultura “Afrodite di Capua” proveniente dal Museo archeologico nazionale di Napoli. Venerdì alle 12 invece cominceranno i lavori del G20.

All’appuntamento internazionale ci saranno 26 capi di Stato e di governo. Si tratta della 10° edizione del G20, ma la prima volta in una nazione sudamericana. Il vertice riunisce 19 delle economie più forti al mondo (Germania, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Stati Uniti, Francia, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Sudafrica e Turchia) più i leader dell’Unione europea. Questa volta il G20 è considerato “allargato” perché, oltre alla Spagna – invitata fissa – Macri ha voluto coinvolgere anche Cile, Olanda, Jamaica, Singapore, Ruanda e Senegal.

Investimenti, cooperazione scientifica e tecnologica, difesa e sicurezza, così transazioni commerciali e sostegno internazionale, saranno alcuni dei temi che Macri discuterà con i suoi omologhi di Stati Uniti, Cina e Russia. Con Trump, il presidente argentino cercherà di parlare su temi di interesse regionale, come le crisi in Nicaragua e in Venezuela, e l’aiuto del Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Oltre all’agenda ufficiale però ci sarà una serie di “incontri” che catturano l’attenzione internazionale. C’è la riunione tra il presidente americano Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, ma anche l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il principe saudita Mohammed bin Salman.

Secondo il sito russo Sputnik, era previsto anche un colloquio, di più di due ore, tra Putin e Trump sabato 1°dicembre alle 15:30 (ora italiana). Il Cremlino ha dichiarato che la riunione ha rischiato di saltare più volte, a causa della crisi navale di Kerch. E infatti nella serata di oggi Trump ha annunciato via twitter l’annullamento del vertice con il Presidente russo e il motivo è proprio la crisi con l’Ucraina.

Yuri Ushakov, consigliere di politica estera del Cremlino, ha confermato in conferenza stampa che il presidente Putin affronterà Bin Salman sulla morte del giornalista Jamal Khashoggi. “Ovviamente parleranno di questo – ha detto – anche se l’obiettivo principale dell’incontro sarà lo sviluppo dei rapporti bilaterali”.

Inoltre, l’organizzazione Human Rights Watch accusa Bin Salman di crimini contro l’umanità nella guerra in Yemen e della morte e tortura di Khashoggi. Nonostante Trump l’abbia difeso, ieri il Senato americano ha espresso un voto per fare avanzare una legislazione volta a mettere fine al coinvolgimento degli americani in Yemen.

Per Benjamin Gedan, asesor senior del programma latinoamericano del centro di studi Woodrow Wilson international center for scholars, “il G20 offre un’opportunità unica per attrarre l’attenzione di leader e investitori verso la regione e aggiornare le loro prospettive sull’America latina”.

Meno ottimista è Monica de Bolle, ricercatrice senior del Peterson Institute for international economics e direttrice di Studi latinoamericani e mercati emergenti dell’Università Johns Hopkins a Baltimore. In un’intervista alla bc ha dichiarato che non sa se in questo evento di grande rilevanza geopolitica ci saranno i temi che veramente contano: “Abbiamo una crisi migratoria colossale nella regione, che è stata ignorata dalla comunità internazionale, semplicemente perché non è una guerra. Questa crisi non si fermerà e probabilmente non avrà spazio nel G20”.


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