Huawei e 5G, perché l’Italia deve seguire i consigli Usa. Parla Mele

Huawei e 5G, perché l’Italia deve seguire i consigli Usa. Parla Mele
In una conversazione con Formiche.net, Stefano Mele - avvocato esperto in diritto delle tecnologie e presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano - commenta la scelta dell'amministrazione Trump di consigliare agli alleati, Italia compresa, di guardarsi dai pericoli posti da hardware Made in China

“Il governo italiano deve prestare attenzione ai consigli che provengono dalla controparte americana” in merito al dossier 5G e ad altre tecnologie strategiche, perché “il rapporto di amicizia tra Italia e Stati Uniti è duraturo, prioritario, ed è necessario mantenere questo rapporto – basato oltretutto su valori e identità comuni – su un piano che sia sempre positivo e trasparente”.
A crederlo è Stefano Mele, avvocato esperto in diritto delle tecnologie e presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano, che in una conversazione con Formiche.net commenta la scelta dell’amministrazione Trump di consigliare agli alleati, anche attraverso possibili incentivi di carattere economico, di guardarsi dai pericoli posti da hardware Made in China.

Dopo aver limitato fortemente la possibilità di partecipazione a bandi in casa, Washington chiede agli alleati di guardarsi dai pericoli posti da hardware Made in China. Che cosa sta succedendo?

Succede che il governo degli Stati Uniti ha avviato una straordinaria campagna di sensibilizzazione dei suoi più stretti alleati stranieri, tra cui l’Italia, cercando di convincere i fornitori di servizi internet dell’importanza di evitare le apparecchiature 5G, e non solo, prodotte dal colosso.

Perché?

Prevalentemente per ragioni di sicurezza. Secondo l’intelligence americana, Huawei è sospettato di essere un pericoloso “cavallo di Troia” che potrebbe passare informazioni sensibili ai servizi segreti cinesi, nonché uno dei mezzi attraverso cui provare a costruire un nuovo imperialismo di Pechino attraverso il mercato delle tecnologie. Il tema è sicuramente molto serio. Al di là della fondatezza o meno di queste accuse, il problema della verifica della sicurezza della catena di approvvigionamento dei prodotti tecnologici deve necessariamente divenire prioritario all’interno dell’agenda politica di tutte le più importanti potenze economiche mondiali.

Le ragioni della pressione degli Usa sono fondate? C’è chi sostiene che nasca solo da ragioni di competizione commerciale. Che ne pensa?

Non abbiamo ovviamente gli elementi per capire fino in fondo se queste accuse siano fondate o meno. Tuttavia, è evidente che si sta giocando una partita economica molto rilevante. Le gare d’appalto per l’assegnazione del 5G valgono miliardi di dollari. In questo contesto, essendo Cina e Stati Uniti chiaramente due potenze tecnologiche in competizione tra loro, stiamo anzitutto assistendo all’applicazione di strategie tese a ridurre l’appetibilità dei competitor nel settore. Esiste però un secondo piano di attenzione, quello della sicurezza, che non deve assolutamente essere trascurato, al di là del paese produttore delle tecnologie.

Che effetti potrebbero esserci in tema di sicurezza?

Nel caso dell’hardware, uno stato potrebbe approfittare della delocalizzazione del ciclo produttivo di un dispositivo all’interno del proprio territorio, installando al suo interno dei chip che permettano di sottrarre le informazioni o manipolarle. Su questo tema, l’attenzione del governo americano è molto alta ed al momento è tesa proprio a mettere in luce e analizzare tutti i casi in cui potrebbe verificarsi questo scenario, ivi compresi quelli in cui ad essere colpiti possano essere i Paesi alleati degli Stati Uniti. Ciò, a maggior ragione quando questi Paesi ospitano infrastrutture americane, come, ad esempio, le basi militari americane presenti in Italia. Il tema è talmente importante che – seppur in un quadro che vede gli Usa concentrare gli investimenti all’interno dei propri confini -, la richiesta dell’amministrazione, secondo il Wall Street Journal, sarebbe affiancata anche dalla possibilità, in corso di valutazione da parte di Washington, di offrire aiuti finanziari ai Paesi che dovessero chiudere il mercato delle tecnologie nei settori strategici a soluzioni Made in China.

L’Italia però, e non è la sola, pare aver preso un’altra direzione. Sono molti gli esperti che su queste colonne hanno evidenziato alcuni rischi geopolitici e di sicurezza correlati a una possibile predilezione per tecnologie strategiche cinesi. Che cosa dovrebbe fare Roma?

Il governo italiano deve sicuramente prestare attenzione ai consigli che provengono dalla controparte americana. Il rapporto di amicizia tra Italia e Stati Uniti è duraturo, prioritario, ed è necessario mantenere questo rapporto – basato oltretutto su valori e identità comuni – su un piano che sia sempre positivo e trasparente.

ultima modifica: 2018-11-23T10:40:01+00:00 da Michele Pierri

 

 

 

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