Che fine hanno fatto i tagli alle pensioni d’oro?

Che fine hanno fatto i tagli alle pensioni d’oro?
Giuseppe Pennisi analizza i motivi per cui probabilmente la riforma sulle cosiddette pensioni d'oro non sarà inserita, nemmeno come emendamento in sede di dibattito parlamentare, nella legge di Bilancio

Nei 108 articoli (circa 70 pagine) del disegno di legge di Bilancio, non c’è quello sulle pensioni d’oro, tanto annunciato del Movimento 5 Stelle (M5S), anche se il capo politico, il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, afferma che è allo studio una stesura blindata, a prova di bomba, che verrà presentata come emendamento nel corso del dibattito parlamentare. Vedremo.

Per il momento, le ragioni dell’accantonamento sono le seguenti.

LA POLITICA E LE ELEZIONI EUROPEE

La Lega si è svegliata ed ha compreso come la proposta M5 si trattasse di un tiro mancino al blocco sociale che la sostiene in vista delle elezioni europee (dove il M5S teme un’emorragia e, sondaggi alla mano, ha paura che l’altro contraente del contratto di governo prenda tanti più voti da incoraggiarlo ad andare verso elezioni politiche anticipate). Un convegno a Verona il 20 Ottobre ed altre iniziative per ora annunciate hanno fatto tremare in quanto gli organizzatori (l’associazione Leonida) hanno annunciato oltre centomila ricorsi. L’associazione ha la capacità di spostare circa un milione di voti e, quindi, di modificare equilibri.

L’ARITMETICA

Al vice presidente del Consiglio, non particolarmente ferrato in questo campo, è stato illustrato, dati alla mano, che ripetendo il meccanismo del contributo di solidarietà applicato nel triennio 2014-2016, per ogni euro tolto ad un pensionato d’oro se ne perde 1,10 di gettito statale  regionale e comunale. Il sistema non sarebbe più suicida se l’asticella fosse portata dai 5mila euro netti del contratto di governo non ai 4.500 euro delle ultime proposte ma a circa 2.500 euro. Ma allora, ci potrebbe essere una vera e propria rivolta di pensionati, pensionandi e loro famiglie.

LO SPREAD

Il timore di un’impennata, ove non peggio (svendita rapida di titoli del Tesoro italiano da parte di investitori di tutto il mondo) perché la misura equivarrebbe ad un’auto dichiarazione di essere alla prese con una crisi contingente e grave del sistema previdenziale,  nonché della finanza e del debito pubblico, condizione alla  quale la Corte Costituzionale ha ritenuto in via del tutto eccezionale’ ammissibile il precedente contributo di solidarietà.

LA CORTE

La Consulta difficilmente potrebbe considerare legittimo un contributo di solidarietà quinquennale quasi subito dopo quello triennale; per gran parte dei pensionati (quasi sempre persone anziane) si tratterebbe di un taglio strutturale e definitivo, dei loro assegni.

IL DILEMMA

Per superare parte di questi ostacoli, l’anima “governativa” del M5S  ha pensato di non includere la clausola in base alla quale gli organi costituzionali si sarebbero dovuti adeguare entro sei mesi dalla pubblicazione della legge di bilancio. In tal modo, i giudici della Corte non avrebbero tagliato le proprie pensioni. Si sarebbe, però, introdotta una discriminazione palesemente incostituzionale.

Governare è molto più difficile di protestare e agitare le piazze.

ultima modifica: 2018-11-02T09:50:47+00:00 da Giuseppe Pennisi

 

 

 

 

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