L’importanza di guardare al 4 novembre senza lenti deformate da ideologie e la necessità di recuperare coesione in Italia attorno al concetto di identità nazionale. Le riflessioni del sottosegretario Picchi, del generale Bertolini e del presidente Rai Foa durante il convegno "L’Italia e la sua vittoria”, organizzato dal Centro studi Machiavelli, in collaborazione con Nazione futura, Giovani a destra e Fondazione Tatarella

Così come accadde sul Piave un secolo fa, anche oggi la riscossa italiana dovrà basarsi sul recupero dell’unità di intenti e della coesione attorno ai concetti di sovranità e di identità nazionale. Questo è uno dei passaggi principali emersi nel corso dell’evento “L’Italia e la sua vittoria”, tenutosi lo scorso 6 novembre a Roma, presso il Palazzo dei gruppi parlamentari. Il convegno, organizzato dal Centro studi Machiavelli, in collaborazione con Nazione futura, Giovani a destra e Fondazione Tatarella, ha visto la partecipazione del sottosegretario agli Affari esteri Guglielmo Picchi, del presidente della Rai Marcello Foa e di altri importanti esponenti del mondo dell’informazione, della politica e della società civile.

LA DIFESA DELLA SOVRANITÀ NAZIONALE

Lo scorso 4 novembre ricorreva il centenario dell’armistizio di Villa Giusti che sancì la fine della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano. Intervenuto in apertura di conferenza, il sottosegretario  Guglielmo Picchi ha evidenziato l’importanza di tale celebrazione e la necessità di mantenere vivo il ricordo dei sacrifici compiuti dal popolo italiano per la difesa dei confini e della sovranità nazionale. Tema quest’ultimo di grande attualità secondo Picchi, il quale ha poi rivendicato l’impegno dell’attuale governo nel “ripristino della sovranità che negli ultimi anni è andata svilendosi e scomparendo”.

DIFESA O ORDINE PUBBLICO?

Il generale Marco Bertolini, presidente dell’ANPd’I, ha invece insistito sull’importanza del ruolo che le forze armate rivestono ancora oggi. Tuttavia, secondo il generale, i militari soffrirebbero attualmente di una crisi di identità. Il dispiegamento di truppe nelle città indicherebbe infatti un progressivo scivolamento dell’esercito da una funzione di difesa a quella di controllo dell’ordine pubblico, come conseguenza dell’approccio dual use nell’utilizzo delle forze armate.

SI VIS PACEM PARA BELLUM

Anche secondo Marcello Foa, sebbene la guerra non possa essere l’obiettivo di uno Stato, le forze armate costituiscono ancora oggi uno strumento di dissuasione indispensabile. Senza un esercito efficiente e ben addestrato, infatti, l’Italia rischierebbe di ritrovarsi in posizione subordinata rispetto “a soggetti che non condividono il nostro comune sentire”.

GUARDARE AL PASSATO CON LE GIUSTE LENTI

Ricordando la riscossa italiana dopo Caporetto e la susseguente vittoria sull’esercito austro-ungarico, il presidente della Rai hai poi tenuto a sottolineare come il successo dell’Italia coincise allora “con la riscoperta del senso di identità nazionale”. Foa ha dunque evidenziato come certe interpretazioni facciano “un pessimo servizio di rilettura del successo italiano attraverso le lenti dell’ideologia e del presente”. Sarebbe infatti necessario evitare di contaminare la memoria storica con le polemiche dell’oggi e volgere invece veramente lo sguardo al passato per essere consapevoli della nostra storia. In questo modo potremmo “rialzare la testa liberi di ridisegnare il presente e il futuro. Un bellissimo futuro”.

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