Le città si trasformano in megacity e chiamano a gran voce nuove infrastrutture. Investire, serve. Sopratutto per le classi meno agiate ed emarginate

Ogni ora 85 nuovi abitanti vengono registrati all’anagrafe della città di Lagos, 79 a Delhi, 53 a Shanghai, 51 a Mumbay e 22 a Città del Messico. Un fenomeno inarrestabile, quello del boom demografico, destinato a cambiare il modo di concepire le città. È proprio a seguito del costante aumento della popolazione mondiale, e della sua concentrazione urbana, che nasce il fenomeno delle megacity, città sempre più grandi dove le infrastrutture diventano fondamentali per consentire una vivibilità più sostenibile.

Alcune metropoli, ovviamente, sono più colpite di altre. Come riportato dall’ultima edizione del World Urbanization Prospects pubblicato dalle Nazioni Unite, alcune grandi città come Lagos, Delhi, Dhaka, Kinshasa, Manila, Istanbul, San Paolo e Jakarta sono protagoniste indiscusse di questo fenomeno. Alcune vicine, altre molto lontane. Hanno un unico comune denominatore: sono quasi tutte situate in Paesi in via di sviluppo.

Lagos, ad esempio, che fino a qualche decennio fa contava non più di 200mila abitanti, arriva a sfiorarne 20 milioni, con la drammatica previsione di arrivare a 40 milioni entro il 2050 e a 100 milioni entro il 2100. Per farsi un’idea, basti pensare l’ Italia registra poco più di 60 milioni di abitanti. Ciò accade per due ragioni. La prima, una massiccia migrazione interna dai nuclei abitativi periferici e dalle campagne verso le città, che offrono maggiore possibilità di lavoro. La seconda, una migrazione dai Paesi limitrofi che offrono una qualità della vita inferiore e meno opportunità professionali.

A partire dalla seconda metà del Novecento, l’incremento è stato così elevato da trasformare Lagos in una città sviluppata su un’area di mille chilometri quadrati. Ed è proprio la vastità dell’estensione geografica a richiedere un’urgenza di intervento sulle infrastrutture, dalle strade agli impianti idrici e ai sistemi per la gestione delle acque reflue, solo per citarne alcune. Non bisogna dimenticare, infatti, che sono sempre le classi più povere a soffrire il disagio di città grandissime prive delle infrastrutture necessarie per spostarsi e poter raggiungere, ad esempio, il luogo di lavoro o, ancora, accompagnare i propri figli a scuola assicurando loro un’istruzione adeguata e continua.

Ma Lagos è solo la punta dell’iceberg. Come riportato da We build value, due demografi canadesi dell’Institute of Technology dell’Università di Ontario, Daniel Hoornweg e Kevin Pope hanno segnalato che, oltre alla città nigeriana, sono centinaia le piccole città, soprattutto in Asia e in Africa, che stanno crescendo a dismisura.

Niamey, la capitale del Niger, ne è un esempio. Sconosciuta fino a poco tempo fa, potrebbe esplodere da un momento all’altro, vivendo lo stesso boom demografico di Lagos e passando dal milione di abitanti di oggi a 46 milioni nel 2100. Lo stesso si può dire per la città di Blantyre, nel sud del Malawi, che dall’attuale milione di abitanti potrebbe raggiungere entro breve i 20 milioni.

Anche nella città di Bangalore si può individuare un caso di rapidissimo sviluppo economico e tecnologico non accompagnato, però, dalla necessaria pianificazione urbanistica. La sua popolazione è destinata a raggiungere 21 milioni di abitanti entro il 2100 contro gli attuali 7 milioni. Questa tendenza, peraltro, è riscontrabile orientativamente in molte zone dell’India, che diverrà entro il 2050 il Paese più popoloso del mondo con 1,5 miliardi di abitanti, di cui poco meno della metà concentrati nelle megacity.

Si ritiene infatti che tra il 1950 e il 2014 la popolazione urbana sia passata da 740 milioni a 3,9 miliardi di individui e che nel 2008 il numero dei cittadini abbia superato quello della popolazione rurale; gli inurbati rappresenterebbero ormai il 54% dell’umanità e, secondo la proiezione mediana delle Nazioni Unite, potrebbero raggiungere il 66% nel 2050.

Ma l’urbanizzazione selvaggia, causata parzialmente dall’impetuosità del fenomeno, ma sicuramente anche dall’assenza di piani e programmi che lo sostengano e lo incanalino, sta influendo negativamente sulla qualità della vita di popolazioni già spesso gravate da altre problematiche complesse.

L’ampliamento delle zone abitative potrebbe invece essere pianificato attraverso investimenti mirati nelle infrastrutture, raggiungendo così la massima sostenibilità e il benessere degli abitanti. L’ingegneria delle città, e soprattutto delle megacity, ha bisogno di essere ripensata, reinventata, orientandosi verso città intelligenti che possano trarre benefici immensi dallo sviluppo delle tecnologie, tanto ingegneristiche, quanto di altri settori, impattando positivamente sulla qualità della vita delle persone che la vivono.

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