Dalla Siria alla Libia, dal conflitto arabo-israeliano alla situazione del Balcani, fino ad arrivare al caso Salisbury, Lavrov conduce il suo discorso sul filo conduttore del dialogo inclusivo tra i popoli. Non dimenticando di lanciare la sferzata a quei Paesi che secondo lui attraverso le loro “politiche arroganti” tendono a “sostituire il diritto internazionale con un ordine basato sulle regole”

La visita di Sergej Lavrov a Roma ha toccato tutti i punti fondamentali al centro del dibattito sulla politica estera degli ultimi tempi. Già nell’incontro del primo pomeriggio, prima di salire sul palco del Med Forum, con il suo omologo italiano Enzo Moavero Milanesi a Villa Madama, il capo della diplomazia russa aveva chiarito la sua opinione sulle sanzioni statunitensi. “Ci sono diversi paesi, tra cui l’Italia, che considerano le sanzioni un atto anomalo e ne siamo grati. Ma non sta a noi fare il primo passo. Noi dobbiamo costruire la nostra economia in questo contesto di poca affidabilità dei nostri partner economici”, ha detto Lavrov in conferenza stampa.

D’altra parte però, precedentemente Moavero aveva affermato come “abbiamo sempre visto le sanzioni contro la Russia come uno strumento per garantire l’applicazione delle regole di diritto internazionale ed è importante che questo sia”. E, in fine dei conti, è stato proprio il rispetto del diritto internazionale ad essere al centro del discorso del ministro russo sul palco del Med Forum. Infatti, la posizione russa sul fronte mediterraneo e sulla crisi che quest’ultimo attraversa ormai da diverso tempo, appare chiara dalle parole di Lavrov: “Dire no ai tentativi di sovversione dei principi legali internazionali e tornare alle radici, liberandoci dall’inerzia della mentalità colonialista del 19° secolo”. Concedendo l’autorizzazione di verifica ad “esperti”, quando, l’unico organismo “in grado di valutare le violazioni internazionali sarebbe l’Opac”, alcuni Paesi rendono, dunque, di fatto “insufficiente” il lavoro globale di risoluzione delle crisi e di indagine sulle violazioni.

E poi dalla Siria alla Libia, dal conflitto arabo-israeliano alla situazione del Balcani, fino ad arrivare al caso Salisbury e a quello del giornalista Khashoggi, Lavrov conduce il suo discorso sul filo conduttore del dialogo inclusivo e costruttivo, volto alla pacificazione della regione sotto l’attenta supervisione delle Nazioni Unite. Non dimenticando però di lanciare una sferzata a quei Paesi che, a suo parere, attraverso le loro “politiche arroganti” tendono a “sostituire il diritto internazionale con un ordine basato sulle regole”.

IN LIBIA E SIRIA NIENTE SCADENZE ARTIFICIALI

Dai bombardamenti Nato sulla Libia che avrebbero, invece di garantire sicurezza, “aiutato a creare problemi in tutta l’Africa, contribuendo anche ad appesantire la situazione in Mali”, alla necessità dei libici e dei siriani trovare una soluzione interna al proprio conflitto. La soluzione della crisi in Libia e in Siria risiede “nel dialogo inclusivo e tra gli stessi attori interni”, ha sottolineato il capo della diplomazia di Mosca. Aggiungendo di non credere a “scadenze artificiali” imposte esternamente.

Una situazione, nello specifico quella libica, nella quale comunque la Russia non pretende di avere un “ruolo guida” ma che evidenzia il suo tentativo di dialogare con tutte le parti in causa. “Noi abbiamo parlato con tutte le figure libiche, e questo non è qualcosa che altri attori stranieri stanno facendo, loro sembrano invece sostenere questo o quel gruppo. E questo non è corretto”. Anche se, “in questi giorni l’approccio di altri importanti attori esterni è lo stesso” della Russia, e “si comincia a capire”. Anche per quanto riguarda la Siria, secondo Lavrov, il “processo deve essere gestito internamente dai siriani, insieme all’inviato Onu De Mistura che deve avere un ruolo di facilitatore e seguendo la strada del Trattato di Astana, primo processo concreto per contrattare con il governo del Paese”.

“Non sosteniamo alcuna figura politica in Siria”, ha poi risposto a chi gli chiedeva conto dell’appoggio al regime di Bashar al Assad. “Rispettiamo la risoluzione del consiglio di sicurezza – ha aggiunto – il metodo e’ intrinseco nella risoluzione: elezioni”.

IL CONFLITTO ARABO-PALESTINESE

“La stabilità della Libia, della Siria e dell’Iraq sarebbe impossibile senza una soluzione al problema palestinese”, ha aggiunto il ministro degli esteri russo al Med Forum. Anche in questo caso Lavrov ha fatto riferimento alla “sostituzione” del diritto internazionale con “regole che non fanno altro che peggiorare la situazione”. Il sostegno della Russia alla risoluzione del lungo scontro sulla striscia di Gaza potrebbe, inoltre favorire la creazione di un incontro tra le parti palestinesi e israeliane, senza condizioni. Al solo fine del dialogo.

L’OPINIONE RUSSA SUL CASO SALISBURY

“Non direi che la Russia non si sente rispettata. C’è un modo di dire russo: se mi temi, mi rispetti. Non dico che dobbiamo incutere timore. Quello che deve esserci è mutuo e rispettoso dialogo”. Così ha continuato Lavrov rispondendo, con un pizzico d’ironia dipinto sul volto, alla domanda se la Russia non si senta abbastanza rispettata sulla scena mondiale. Con riferimento poi agli Usa e al Regno Unito, in particolare alle accuse da parte di Washington di interferenze nel processo elettorale in Usa e da parte di Londra di coinvolgimento sui casi di Salisbury, Lavrov ha rimarcato: “Dicono di voler normalizzare i rapporti con la Russia, ma a condizione che la Russia riconosca prima di aver sbagliato. Dicono di avere i fatti: se hanno i fatti, li mettano sul tavolo”.

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