Perché il risultato delle midterms fa felice Wall Street

Perché il risultato delle midterms fa felice Wall Street
Un Congresso diviso tra un Senato saldamente in mano repubblicana e una Camera nuovamente a trazione democratica piace agli investitori, che sperano in una frenata della guerra commerciale da una parte e in un incremento del taglio alle imposte sugli utili delle imprese dall'altra. E anche l'Europa sembra festeggiare

Tra il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto Wall Street sceglie quello pieno. Le elezioni del midterm che hanno sancito il rafforzamento dei repubblicani al Senato ma anche l’affermazione dei democratici alla Camera (persa nel 2010 a metà mandato di Barack Obama), rappresentano un gran bel risultato per gli investitori americani. Essenzialmente per due ragioni.

Wall Street non ha mai digerito la guerra commerciale scatenata da Donald Trump a suon di dazi. Decisamente troppo pericolosa. Con una Camera di nuovo colorata di blu, l’offensiva commerciale potrà in qualche modo uscirne mitigata. Secondo, una sostanziale tenuta di Trump con annessa crescita al Senato, garantisce il mantenimento della politica fiscale repubblicana, incentrata sul taglio delle imposte sugli utili delle grandi industrie, favorendone così il reinvestimento. E anche questo alla Mecca della finanza globale, è gradito.

Secondo le prime opinioni espresse dagli esperti finanziari Usa dunque, un Congresso diviso tra un Senato saldamente in mano repubblicana e una Camera a trazione democratica, potrebbe piacere agli investitori Usa. Anche perché, il Midterm apre di fatto i giochi per la rielezione di Trump, tra due anni. E molti strategist politici si aspettano che ora il capo della Casa Bianca dedicherà i prossimi due anni a cercare politiche volte a sostenere l’economia interna in modo da garantirsi la rielezione nel 2020. Il focus principale sarà sulle azioni del settore industriale e dei materiali perché ci potrà essere una scommessa sul fatto che il Congresso trovi un compromesso sul piano infrastrutture. La storia dice infatti che è stato più facile per i presidenti repubblicani contare su accordi nonostante un Congresso diviso perché gli eletti democratici degli Stati del sud tendono ad avere su alcuni temi un approccio più moderato.

Affrontando il tema della guerra commerciale, per esempio, la settimana scorsa il capo economista sull’azionario di Deutche Bank Binky Chadha aveva spiegato come “nel caso in cui i democratici vincano la Camera bassa si riducono i rischi potenziali della guerra commerciale perché sia i repubblicani sia i democratici hanno interesse a fare pressione su Trump affinché moderi i toni. Minori tensioni riguardo alla guerra commerciale tra Washington Pechino permetterà ai mercati di focalizzarsi di nuovo sulla forte crescita Usa e anche ridurre la pressione sulla crescita globale, dando spazio a un nuovo rally”.

Numerosi esperti Usa stanno ricordano in queste ore come repubblicani e democratici siano divisi su molti temi, ma entrambi favorevoli a un rilancio degli investimenti infrastrutturali. “I democratici proporranno dei piani per spese legate alle infrastrutture. Generalmente i repubblicani sono stati contrari a questo tipo di interventi, ma il presidente Trump ha invece più volte espresso il suo sostegno a un rilancio delle infrastrutture e questo potrebbe aiutare a trovare un accordo”, aveva scritto il capo economista sugli Usa di Hsbc Kevin Logan alla vigilia delle elezioni.

Non è dunque un caso che Standard&Poor’s abbia stimato, azzeccando la previsione, una partenza sprint, con i futures (sorta di previsione) sugli indici statunitensi che si muovono in deciso rialzo. E anche l’Europa sembra aver gradito il risultato americano. Piazza Affari a metà giornata era in rialzo dell’1,5%, con la sola Madrid che in Europa ha fatto meglio di qualche frazione (+1,6%). Ampiamente positive anche Parigi (+1,4%), Londra (+1,2%) e Francoforte, che sale di un punto percentuale. Non è poco.

ultima modifica: 2018-11-07T09:10:23+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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