Torna il Premio Guido Carli. E quest’anno le candeline sono dieci. Cifra tonda dunque per un appuntamento che è ormai un punto fermo nel calendario istituzionale. Le onorificenze saranno consegnate il 10 maggio 2019, ma la cerimonia quest’anno sarà preceduta da altri eventi organizzati dalla Fondazione Guido Carli, che arricchisce la sua mission. Non più e non solo la promozione del meglio che l’Italia possa offrire in termini di classe dirigente, “ma – spiega la presidente Romana Liuzzo, giornalista e Cavaliere della Repubblica – anche un impegno concreto nel sociale, con iniziative in sostegno degli ultimi. Seguiremo l’insegnamento di mio nonno, Guido Carli, che ha sempre avuto una profonda sensibilità per le persone meno fortunate”.

Il decennale del Premio Guido Carli è un traguardo importante. Cosa cambierà rispetto alle precedenti edizioni?

La prima novità sarà il luogo che ospiterà l’evento. Non più la sala della Regina della Camera, ma l’Aula del Senato. E dobbiamo dire grazie alla presidente Elisabetta Casellati. Avere accesso all’emiciclo di Palazzo Madama, la Camera alta, il simbolo della nostra democrazia, è un privilegio per pochi. Ciò fa onore alla nostra Fondazione e rende certamente omaggio alla figura di Guido Carli. Per l’occasione avremo una giuria quasi del tutto rinnovata.

Ci sono nomi nuovi e importanti?

Tra gli altri, vorrei ricordare l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Avremo ulteriori innesti anche nel Comitato scientifico della Fondazione. Cambierà, infine, il luogo della cena di gala. Sarà Villa Blanc, sede dell’Università Luiss Guido Carli. Si tratterà di un evento elegante, all’insegna del buon gusto. Il menù – ed è l’unica anticipazione che posso dare – potrebbe essere curato da un famoso chef.

Il Premio Guido Carli non è l’unica iniziativa della sua Fondazione. Ci saranno iniziative sociali? Quali?

La solidarietà è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Mi appartiene, è nel dna. Mio nonno Guido Carli non è stato solo un economista, fu un intellettuale a tutto tondo, un umanista. Credeva in un’Europa che mettesse al centro le persone e che fosse solidale con i Paesi meno sviluppati. Ritrovo nei suoi insegnamenti e nei suoi ideali una profonda sintonia con la dottrina sociale della Chiesa promossa oggi con forza da Papa Francesco. Tengo sempre con me queste frasi del Santo Padre: “Con la mente e con il cuore, con speranze e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo , un costante cammino di umanizzazione cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”. Carli avrebbe potuto sottoscrivere parola per parola. Noi lo faremo senz’altro. E declineremo il monito del Pontefice nei fatti.

Un esempio?

Grazie al contributo di alcune delle principali aziende mondiali che operano nel settore farmaceutico, abbiamo in mente di proporre campagne di vaccinazione per i bambini dei Paesi in via di sviluppo e sono in progetto iniziative per sostenere l’imprenditoria giovanile nei paesi poveri al fine di creare lavoro e sviluppo.

Quali saranno le tappe di avvicinamento al Premio Guido Carli?

Il decennale è già cominciato. Lo ha fatto in punta di piedi, perché è questo lo stile di comunicazione che abbiamo deciso di adottare. Portiamo avanti un messaggio forte e importante, non c’è bisogno di gridarlo. Il primo appuntamento è stata una cena privata con amici vecchi e nuovi. Pochissimi ospiti, con i quali ci siamo trovati per individuare nuove idee per la Fondazione. Nomi degli ospiti top secret.

Ci può dire almeno in un orecchio qualche invitato?

La presidente del Senato Elisabetta Casellati, il capo della Polizia Franco Gabrielli, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’ambasciatore presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, il consigliere giuridico della presidente del Senato Claudio Galoppi, il presidente onorario della Fondazione Guido Carli Gianni Letta, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni, lo Chief Institutional Affairs di Banca Intesa, Stefano Lucchini. C’erano inoltre Paolo Messa e il vaticanista del Tg1 Ignazio Ingrao, entrambi componenti di primo piano del nostro comitato scientifico. Prossimamente terremo due incontri alla Luiss. Promuoveremo una lectio magistralis sul tema dei Social ospitando un personaggio molto importante. Poi assegneremo, in ossequio alla vocazione sociale della Fondazione, delle borse di studio a giovani talenti provenienti da Paesi in via di sviluppo.

In nove edizioni avete premiato decine di eccellenze italiane, da John Elkann a Vittorio Colao, da Claudio Descalzi a Claudio Delvecchio. Dove troverete altri nuovi meritevoli del Premio Guido Carli? Ce ne sono ancora?

Lasciamo lavorare la giuria. Posso soltanto dire che quest’anno, in occasione del decennale, abbiamo scelto di conferire delle vere e proprie onorificenze. Il Poligrafico ci fornirà una medaglia speciale ma sempre con il volto di Guido Carli in effige. E la consegneremo, nell’Aula del Senato, a dieci icone italiane, eccellenze a 360 gradi, personaggi che si siano distinte nel mondo dell’economia, della grande finanza, ma anche protagonisti dell’industria, della ricerca scientifica, della musica.

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