Concessioni edili e condoni. Per evitare gli abusi serve semplificazione

Concessioni edili e condoni. Per evitare gli abusi serve semplificazione
Secondo il docente alla Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze ed esperto del Center of Expertise on Local Government Reform del Consiglio d’Europa, il governo del cambiamento dovrebbe concentrarsi sulla semplificazione, anziché puntare sui condoni

Le autorizzazioni a costruire e i condoni tornano periodicamente agli onori della cronaca. Il tema viene di solito affrontato in maniera moralistica. Sicuramente l’ondeggiare della morale pubblica gioca un ruolo. Qui vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che l’ondeggiare della morale pubblica trova il suo brodo di cultura nelle modalità operative dell’ente pubblico. Si badi bene, modalità operative non dovute a scarsa etica ma a confusione organizzativa. Può valer la pena rifarsi ad un caso concreto.

Maurizio Ferretti (oggi dirigente del Comune di Bologna) si era impegnato (quando era funzionario al Comune di Prato) in un tentativo (riuscito) di semplificare la risposta alle richieste di autorizzazione a costruire. (a questo link, documenti da scaricare “la razionalizzazione delle procedure pag. 8). La situazione trovata prevedeva ben 66 fasi, fasi intrecciate, sovrapposte, fasi per cui non c’erano risposte uniformi ma risposte varianti a seconda del funzionario e del risultato di una vera e propria negoziazione. Dopo una opera di razionalizzazione (a questo link, documenti da scaricare “la razionalizzazione delle procedure pag. 20) si è passati a 31 fasi (meno di un terzo). A che cosa è dovuto questo miracolo? Ad un cambiamento del modello organizzativo. Vediamo di capire di che cosa si tratta.

Se leggiamo il modello organizzativo che sottostà alla nostra confusa normativa sul pubblico impiego, ci troviamo di fronte ad una amministrazione basata su un sistema di poteri assegnati ai singoli funzionari, tanto per intenderci, un sistema basato sul principio chi ha potere su cosa”. Il modello realizzato da Ferretti si basa sull’imposizione di un processo, tanto per intenderci del tipo “cosa bisogna fare, quando bisogna farlo, come bisogna farlo”.

Per avere un’idea delle conseguenze che questo “modello fantasma” attualmente in vigore si porta dietro dobbiamo pensare a due cose:

1. Ogni funzionario si occupa di esercitare la sua autorità sul suo orticello senza preoccuparsi di coordinarsi con i suoi pari-grado che si occupano di altri orticelli;

2. L’istanza di autorizzazione a costruire va inoltrata al sindaco e l’autorizzazione viene rilasciata da lui rilasciata, con la creazione a livello dell’ufficio del sindaco un vero e proprio collo di bottiglia.

Il modello realizzato da Ferretti si basa sulla progettazione ex ante del percorso che l’istanza deve seguire, senza lasciare spazio a interpretazioni discrezionali da parte dei singoli funzionari. I singoli funzionari vengono condotti a mettere la loro autorità a disposizione del funzionamento della macchina organizzativa.

Uno dei punti più critici del sistema fantasma ora imperante è rappresentato dalla definizione della documentazione da presentare e dalle caratteristiche di tale documentazione (il progetto deve essere presentato in frontale o in prospettiva laterale, in scala 1:100 o 1:80? etc.). L’intervento del legislatore che ha imposto dei limiti temporali ha semplicemente aumentato la confusione degli uffici.

Qui bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola di quella che gli esperti chiamano “informatica magica”. Se si informatizza il sistema che si trova, senza aver prima modificato il sistema fantasma che sottostà al funzionamento della macchina amministrativa, si cristallizza il caos esistente. In questi casi, la classica frase dietro cui si nascondono spesso i funzionari “abbiamo sempre fatto così” viene rimpiazzata dalla frase “ce lo impone il programma”. Ci auguriamo che i progetti dell’Italia digitale non sottovaluti questo problema di base.

Qui dobbiamo chiederci quali sono le conseguenze che questo modello fantasma si porta dietro. Le principali conseguenze sono due:

1. Innanzi tutto la disperazione dell’utente che si vede, spesso (sopra tutto se è un imprenditore che ha bisogno, poniamo, di estendere i suoi capannoni per rispondere ad una commessa che richiede ampliamento di impianti) che preferisce costruire e poi condonare. I condoni edilizi sono spesso attivati per aumentare le entrate erariali. Per gli utenti sono un modo per uscire da un incubo. Qui va rammentato che i ritardi delle amministrazioni comunali nel trattamento delle pratiche di condono superano spesso il decennio.

2. Vi è una seconda conseguenza ancora più grave. Il sistema delle autorizzazioni a costruire viene percepito come un sistema privo di senso ed assolutamente privo di ogni giustificazione e legittimazione. L’utente/cittadino non è in grado di capire se certi divieti sono dovuti alla pazzia del ritualismo burocratico vigente e non a motivi di sicurezza. Quante tragedie sono riconducibili a questo meccanismo?

Qui si impone una domanda: abbiamo bisogno di un governo del cambiamento o di una amministrazione del cambiamento?

ultima modifica: 2018-12-05T15:17:26+00:00 da Massimo Balducci