È partito dalla Corte Suprema l’ordine di arresto preventivo contro il terrorista italiano. Ma le tappe da seguire sono ancora tante, nonostante la volontà politica

Eppur si muove… A pochi giorni dall’insediamento del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, la vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti in Italia vive una nuova fase. Secondo il quotidiano Folha de S. Paulo, un giudice del Tribunale Supremo brasiliano, Luiz Fux, ha ordinato l’arresto preventivo di Battisti, una misura che evidenza la strada che si apre verso l’estradizione.

Con l’ordine di arresto, Fux ha accolto la richiesta della procuratrice generale Raquel Dodge, con l’obiettivo di “evitare il rischio di fuga e per assicurare l’eventuale futura estradizione in Italia”. Inoltre, secondo Fux, l’Interpol ha chiesto l’arresto di Battisti per reati di evasione e riciclaggio di denaro, che consentiranno il “riesame della convenienza e dell’opportunità della sua permanenza nel Paese”.

Durante la campagna elettorale, il presidente eletto del Brasile ha ripetuto più volte che, in caso di vittoria, avrebbe consegnato Battisti all’Italia. Già nel 2017, Battisti è stato fermato a Corumba, nella frontiera con la Bolivia, mentre cercava di attraversare il confine. Il Tribunale Supremo brasiliano aveva votato nel 2010 per estradizione di Battisti, ma l’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva la negò, concedendogli lo status di rifugiato. L’anno scorso l’Italia ha invitato il governo del presidente uscente Michel Temer a rivedere la decisione che ha posto il veto all’estradizione. Siccome la natura della decisione è stata “strettamente politica”, secondo Lux, il nuovo presidente potrà rivederla.

In un lungo articolo pubblicato sul sito Estadão, l’avvocato costituzionalista brasiliano Vera Chemim, spiega tutti i tecnicismi del caso Battisti, ma anche le sfumature politiche che l’hanno condizionato. La motivazione della decisione della corte brasiliana di rinviare la richiesta di estradizione di Battisti era influenzata da una questione costituzionale: la decisione giudiziaria sarebbe soggetta al potere privato del Presidente della Repubblica di ratificare o negare tale estradizione. Infatti, la clausola VII dell’articolo 84 della Costituzione del Brasile prevede la competenza esclusiva del presidente “per mantenere i rapporti con gli Stati esteri e accreditare i loro rappresentanti diplomatici”. Nonostante sia una regola aperta e ampia, l’interpretazione più comune è che il Presidente della Repubblica ha il potere di decidere in via definitiva l’accettazione o il rifiuto dell’estradizione.

Un altro paragrafo dell’articolo 5 della Costituzione federale del 1988 , invece, recita che “nessuna estradizione di uno straniero deve essere concessa per reati politici o opinioni”. Ed è su questo che si è valso Lula da Silva per respingere la richiesta nel 2010. L’ex presidente brasiliano era convinto che Battisti sarebbe stato processato in Italia per ragioni legate alla sua opinione politica.

“Allo stato attuale, la possibilità di riconsiderare l’estradizione di Battisti è remota, nonostante il potere discrezionale del Presidente della Repubblica – scrive Chemim -. Tuttavia, il quadro giuridico brasiliano e il trattato stesso precludono tale atto, a meno che non emerga un ‘nuovo fatto’ o altro crimine che potrebbe essere oggetto di riapertura di un processo di estradizione”.

Ma il caso Battisti è caratterizzato da una richiesta di cooperazione legale internazionale tra Italia e Brasile, e non solo. Come ricorda il giudice federale Renato Borelli sul sito Estrategia Concursos, la posta in gioco nel caso Battisti è molto più ampia di una semplice richiesta di estradizione: “La Corte Suprema ha già riconosciuto che, una volta autorizzata l’ estradizione, la decisione di consegnare uno straniero è una decisione politica, colpisce la sovranità della Repubblica federativa del Brasile, la cui autorità decisionale è esclusivamente del Presidente della Repubblica”.

Ora, quindi, si gioca il ruolo della Corte e c’è sul tavolo l’alleanza politica tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e Bolsonaro. Il ministro ha scritto su Twitter: “Un ergastolano che si gode la vita, sulle spiagge del Brasile, alla faccia delle vittime, mi fa imbestialire! Renderò grande merito al presidente Bolsonaro se aiuterà l’Italia ad avere giustizia, ‘regalando’ a Battisti un futuro nelle patrie galere”. In risposta al messaggio di richiesta, il figlio del neoeletto presidente, Eduardo Bolsonaro, ha scritto: “Il presente sta arrivando! Grazie per il supporto, la destra diventa più forte”.

Per la giornalista di Estadão, Eliane Cantanhêde, Battisti è diventato un trofeo politico. “Dopo una profusione di manifestazioni sbagliate e persino scioccanti in politica estera, il presidente eletto Jair Bolsonaro ha già un asso nella manica per rovesciare i fatti: l’estradizione del terrorista Cesare Battisti. L’idea si rivolge all’Italia e, per estensione, all’intera Europa […] L’Unione europea, già soddisfatta della marcia indietro sull’accordo del clima e l’agricoltura, abbasserebbe il tono e l’apprensione con Bolsonaro”. Con Battisti in Italia, anche Salvini incasserebbe una vittoria politica.

Condividi tramite