Il premier Conte sale sul podio con un 7, contro il 5 assegnato ai vicepremier. Un 8 per Mattarella da Il Sole, ma come giudicare le opposizioni? Senza voto perché semplicemente: “Nel copione la parte c’era. Ma non l’ha recitata nessuno”

Non solo tempo di Bilancio, intesa come legge, ma anche tempo di bilanci, come in ogni periodo di fine anno che si rispetti. Ed ecco che non si sono fatte attendere le pagelle politiche di questi primi sei mesi di governo, realizzate sia da Il Sole 24 Ore, sia da Il Fatto Quotidiano.

Entrambe le testate sono d’accordo, il premier Giuseppe Conte è promosso con un 7, Luigi Di Maio e Matteo Salvini rimandati con un 5 e l’opposizione non pervenuta. Conte, senza alcuna esperienza politica, ha saputo tenere testa ai due vicepremier, i Dioscuri come li definisce Penati su Il Sole, e ha saputo raccogliere la fiducia degli italiani.

Nel mentre Luigi Di Maio e Matteo Salvini, impegnati da parte loro a gestire situazioni che andavano “dal dramma alla commedia all’italiana”, non hanno mantenuto ciò che promesso in termini di Finanziaria del popolo. E così si sono meritati un 3 da parte de Il Sole e un poco più magnanimo 5 dal Fatto. Rispetto ai proclami iniziali quindi c’è ancora strada da percorrere per loro due, una strada che porta dritta alle Europee di fine maggio. Il secondo vero spartiacque dopo quel 4 marzo che vide M5S e Lega uscire vincitori alle urne, oscurando il Pd.

E se da un lato il banco di prova è tutto per Di Maio, Salvini che come leader del centrodestra ha saputo prendere abilmente il posto di Berlusconi e che come ministro dell’Interno ancora è in cerca del suo ruolo istituzionale, come sostiene il Fatto, mira alle elezioni di maggio per consolidare il suo partito.

E il Presidente Sergio Mattarella? Promosso a pieni voti da Il Sole, con un 8 pieno per il suo aplomb e per la sua classe nel dover affrontare situazioni complicate. E promosso con un 6 da parte de Il Fatto che vede nella figura del Presidente della Repubblica colui che con una “diarchia gradualista” formata da Tria all’Economia e Moavero Milanesi al dicastero degli Esteri, ha convertito il premier Conte alla realpolitik europeista.

E quindi il Pd? Verrebbe da dire. Come già accennato, le opposizioni non hanno finora fatto nulla da ricordare. Come sostiene il Sole: “Nel copione la parte c’era. Ma non l’ha recitata nessuno”.

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