Secondo l'Alliance for Securing Democracy del GmfUs, circa 600 account Twitter - noti per promuovere il punto di vista del Cremlino - avrebbero iniziato a concentrarsi sulla Francia, aumentando l’uso dell'hashtag #giletsjaunes. E intanto Parigi ha aperto un'inchiesta su possibili interferenze russe nella protesta. Ma gli esperti sono divisi

Interferenze russe, realizzate attraverso l’uso di social network attraverso i quali amplificare notizie distorte, potrebbero aver alimentato le proteste dei cosiddetti Gilet gialli divampate in tutta la Francia. Quella che per il momento è solo un’ipotesi è presa però molto seriamente da Parigi, che ha deciso di aprire un’inchiesta sul caso affidata – ha spiegato il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian – ai servizi di sicurezza transalpini. Ma gli esperti sono divisi.

IL REPORT DELL’ASD

A dare corpo all’idea di interferenze di Mosca ci sono alcuni report che hanno riscontrato movimenti anomali sul Web. Una di queste attività di monitoraggio è stata condotta dall’Alliance for Securing Democracy (Asd), iniziativa del think tank del German Marshall Fund of the United States. Nell’ambito di un nuovo progetto denominato Authoritarian Interference Tracker, dedicato all’analisi delle interferenze russe in tutto lo spazio transatlantico, Asd ha identificato circa 600 account Twitter noti per promuovere il punto di vista del Cremlino (che ha già respinto ogni addebito). Questi profili avrebbero iniziato a concentrarsi sulla Francia, aumentando l’uso dell’hashtag #giletsjaunes, ovvero Gilet gialli, il movimento di protesta che si oppone alle politiche del presidente francese Emmanuel Macron.

I DUBBI

A non credere a questa ipotesi è invece Alina Polyakova, esperta di Russia già all’Atlantic Council, oggi fellow di Brookings Institution, che ha twittato: “Solo perché (presunti) account collegati alla Russia stanno twittando su un evento (su cui anche molti altri twittano) non significa che ci siano prove di interferenze russe. Mosca sfrutta le divisioni esistenti, non le crea (perché non può)”. Poi ha aggiunto: “Indagini sull’influenza straniera sui social media basate sui fatti sono importanti, ma non dovrebbero servire a deviare dal fatto che queste sono proteste organicamente guidate”.

UN’ATTENZIONE ANOMALA

Ad ogni modo, gli account monitorati – ha spiegato a Bloomberg uno dei social media analyst dell’Asd, Bret Schafer – si concentrano generalmente su temi statunitensi o britannici, eppure i sommovimenti francesi sono saliti rapidamente in cima alle loro attività per tutta la settimana.

gilet jeaunes ASD

I MEDIA DI MOSCA

Gran parte del materiale pubblicato su Twitter proviene da media russi tra cui i “soliti” Sputnik e RT. Questi portali stanno coprendo molto da vicino la crisi francese. Entrambe le testate, ad esempio, hanno mostrato un video – ampiamente condiviso sui social media francesi – di poliziotti che rimuovevano gli elmetti apparentemente in segno di solidarietà con chi protestava nella città sud-occidentale di Pau. Ma secondo fonti locali gli elmetti sarebbero stati rimossi solo per parlare con i manifestanti.

RUSSIA VS MACRON

Macron, ricordano alcuni osservatori, sembra essere nel mirino di Mosca già dal 2017, quando alcuni siti legati alla Russia – che gli preferivano la candidata della destra antieuropeista e sovranista del Front National Marine Le Pen – diffondevano voci infondate sul suo conto. Senza contare gli attacchi di phishing via e-mail che colpirono la sua campagna elettorale, molto simili a quelli usati secondo l’intelligence Usa dalla Russia contro il Partito Democratico negli Stati Uniti.

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